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venerdì, Giugno 21, 2024

Prato: il soprendente Museo del Tessuto

di Ada Mascheroni

Il panno di lana è stato, fin dal Medio Evo, il simbolo di Prato e l’origine della sua fiorente economia. La città, con il suo territorio aveva tutti i requisiti necessari per lavorare la lana: abbondanza di acqua grazie al fiume Bisenzio, una estesa canalizzazione per dar vita a opifici in città e fuori e l’uso dell’argilla per infeltrire la lana.

Prato

Anche se diffuso da secoli è alla metà dell’Ottocento che si afferma il tessuto cardato, ricavato dai vecchi abiti e dagli scarti della produzione, i cenci, creando la figura del cenciaiolo, che rigenerava i tessuti, riducendo i costi della materia prima.
Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, la città divenne il centro di raccolta di stracci più importante del mondo. Oggi, dopo gli anni del “benessere” in cui è stata quasi abbandonata, questa pratica è tornata in auge perché la lana rigenerata ha un impatto sostenibile sull’ambiente in quanto riutilizza stoffe, tessili e scarti che altrimenti potrebbero diventare rifiuti.

Prato e i suoi “cenci”

Non poteva, quindi, che nascere a Prato uno dei più importanti musei dedicati all’arte tessile e alla sua evoluzione nei secoli, il Museo del Tessuto ospitato dal 2003 nell’opificio della Cimatoria Campolmi Leopoldo & Co, un edificio che è notevole esempio di archeologia industriale, attivo fino agli anni Ottanta del secolo sorso.

Prato

Dopo un attento restauro, il museo occupa oggi una superficie di circa 4.000 mq del complesso ottocentesco situato in centro città, a ridosso delle mura medievali. Le numerose collezioni del museo comprendono un ricchissimo fondo di tessuti antichi che include sete, velluti, damaschi, broccati; ricami su tele di lino, seta, raso, merletti, inserti ad ago; campionari d’azienda; bozzetti d’artista; illustrazioni di moda tratte dalle più importanti riviste ottocentesche e del Novecento, italiane e francesi.
Nell’edificio ha sede anche un laboratorio per il restauro tessile.

La visita
Nel cortile d’ingresso si trovano una grande vasca e un’alta ciminiera emblemi dell’attività laniera di Prato, quella che le ha dato fama e ricchezza nei tempi passati.

La prima sala, quella della caldaia, ospita un generatore di energia di vapore che azionava i macchinari della vecchia fabbrica. Segue la sezione storica, in una sala con volte a crociera, che ospita a rotazione tessuti antichi, soprattutto del XIV-XVIII secolo, con campioni tessili provenienti da tutto il mondo, tra cui l’Italia, l’antico Perù, l’Egitto e l’Estremo Oriente: il fondo dei tessuti rinascimentali italiani è tra i più importanti al mondo.

Prato

Seguono sale in cui vari pannelli permettono di seguire i processi tessili con la possibilità di toccare i materiali in un percorso interattivo.

La sala Prato ripercorre la storia dell’attività tessile della città, dal Medio Evo ai giorni nostri con l’esposizione di antichi macchinari, documenti d’archivio, ritratti dei protagonisti e apparati multimediali. L’ultima sezione è dedicata all’odierna produzione e alle sue tecniche con installazioni che spiegano l’evoluzione del settore tessile, sottolineando come il successo del sistema-moda italiano abbia portato anche la produzione pratese verso nuovi prodotti, fornendo tessuti all’alta moda e al prêt-à-porter, allontanandosi sempre più dalla lana rigenerata.

Il Museo è facile da visitare, anche con i bambini. Numerose sono le postazioni in cui possono “toccare con mano” gli elementi da cui nascono i tessuti e in una sala-gioco possono cimentarsi con figurini e abiti.

Prato

Info pratiche: Via Puccetti 3 – Tel. 0574 611503 – info@museodeltessuto.it
Aperture: martedì-giovedì: h. 10-15; venerdì e sabato: h. 10-19; domenica: 15-19. Chiuso il lunedì
Biglietti: € 10; ridotti € 7-8; gratuito per bimbi 0-6 anni, invalidi e disabili.

Fino al 22 settembre 2024 è in corso la mostra Walter Albini. Il talento, lo stilista che ripercorre la vicenda professionale di un grande protagonista della moda italiana, attivo dagli anni Sessanta agli Ottanta del secolo scorso.

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