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giovedì, Giugno 13, 2024

Israele: nel fascino di Masada

di Rosita Stella Brienza

Viaggiare in Israele lo scorso dicembre è stato come assistere a un piccolo miracolo che mi ha permesso di scoprire l’energia millenaria di un posto singolare insieme alla bellezza indescrivibile del sito archeologico di Masada. Mentre ero da sola e assorta osservare gli antichi edifici, l’arrivo di piccoli gruppi di turisti locali mi ha dato modo di condividere la visione che si apriva di fronte all’ultima roccaforte dei combattenti ebrei per la libertà.

Effettivamente, sarebbe stato impossibile rimanere in solitudine a Masada. Si tratta del sito più visitato in Israele e assai più noto dopo il 2001, quando è stato inserito nell’elenco dei siti del patrimonio della cultura mondiale. Qui, il palazzo fortificato costruito nello stile classico del primo impero romano dal re della Giudea, Erode il Grande, domina sugli accampamenti romani, sulle fortificazioni, sulle batterie d’assalto.

Il Mar Morto visto da Masada foto di Graziano Perrotti

La cittadella fortifica è ben descritta nelle opere di Giuseppe Flavio (Yosef ben Matitiyahu), storico ebreo del I sec. D.C. che, dopo l’espugnazione della fortezza, avvenuta per mano dei romani, si dedicò al racconto della rivolta giudaica contro i romani. Secondo i suoi scritti, nel 66 D.C. Masada fu conquistata dai Sicari guidati da Menahem Ben Yenuda il galileo e poi, nel 70 D.C. dopo la distruzione di Gerusalemme, arrivarono altri rivoltosi guidati da Elazar Ben Yair che vissero tra le antiche mura difensive (casematte) e costruirono parecchi edifici tra cui la sinagoga e i bagni rituali. Nel 73 D.C. le forze legionarie romane, guidate dal generale Flavio Silva, diedero avvio alla Guerra Giudaica e, quando la comunità, che contava 960 assediati, si vide persa, quegli stessi abitanti furono convinti da Elazar Bem Yair a mettere in atto un suicidio di massa per non subire l’umiliazione di essere ridotti in stato di schiavitù. Giuseppe Flavio racconta che si salvarono soltanto 2 donne e 5 bambini. Furono loro a raccontare cosa avvenne quella notte. All’ingresso del sito, risalta alla vista la linea nera che è quella che delimita l’altezza dei resti originali preservati. Poi, a sinistra il sentiero conduce al complesso di costruzioni a nord, dove si osserva la cava che, all’epoca di Erode, serviva a fornire la pietra dolomite dura e resistente utilizzata per costruire gli edifici. Vicino alla cava e a destra del sentiero, si trova la residenza del comandante del monte Masada dove, prima di accedere all’Ufficio del Comandante, si ammirano pitture murali a colori poco distante da una veduta spettacolare sul Mar Morto e sulle alture di Moav.

Masada, credit: Manu Grinspan

Il dicastero del comandante serviva a controllare le merci e le persone che entravano nel complesso nord e a questo proposito Giuseppe Flavio scrive che “… vi erano depositi di grano sufficienti per molti anni, abbondanza di vino e di olio oltre a una grande quantità di legumi e di datteri” (Guerre, Libro VII, cap. 8, 296). Il vero gioiello architettonico di Masada è senza dubbio il Palazzo di Erode. Qui è impossibile non farsi trasportare dalla storia in un passato in cui furono accolti ospiti di riguardo in una sovrapposizione di elementi architettonici ellenistici e romani. E mentre il re abitava al piano superiore, ecco che i due piani sottostanti erano destinati agli ospiti. Poi, tornando sui passi esplorativi, si notano i bagni pubblici costruiti nello stile romano. E tra le infinite meraviglie, si arriva fino al punto delle “sorti”, dove tra una serie di nomi spicca quello di “BenYair”.

Masada, credit: Manu Grinspan

Sulla via del ritorno

Sono andata via scegliendo una delle tre vie, la più moderna: la funicolare. Permette di ammirare la bellezza sconfinata di Israele, del Mar Morto, che con le sue acque salmastre si trova a 400 metri sotto il livello del mare e delimita il punto più basso della Terra, e anche quella del sentiero del serpente. Un viaggio è sempre un piccolo miracolo, ma questo mi ha permesso di tornare a casa diversa. Ho raccolto e accolto storie, tradizioni e soprattutto la sofferenza della gente che vive in questi luoghi. E il silenzio di tutte le persone che ho incrociato lungo il cammino, spesso mi ha dato modo di entrare in un tempo antico, di respirarne la dimensione e di ammirare un grande popolo anche attraverso la storia millenaria della cittadella fortificata di Masada.       

Info: https://it.goisrael.com

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