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lunedì, Febbraio 6, 2023

Biker on the road: l’America vista dalla sella di una moto (1)

Un viaggio in moto in America, da veri “biker“, non può prescindere da tre elementi fondamentali: l’essenzialità a volte spartana, lo spirito di adattamento e, soprattutto, la strada.
Nel 1957 il manifesto della Beat Generation recitava:
«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati» «Dove andiamo?» «Non lo so, ma dobbiamo andare » (Jack Kerouac – On the Road, 1957)

Queste essenziali parole riassumono lo spirito di chi si mette in strada in sella ad una moto, perfetta per attraversare tutti i 50 Stati (e un distretto Federale), siano essi sulla Route 66, la madre di tutte le strade, il grande amore dei biker, o su un circuito naturale fra parchi e riserve naturali, ma sempre e rigorosamente in sella a due ruote. 

Solo dopo potrete dire “I did it!”, l’ho fatto, perché per riuscirci, goderselo e sopportare anche qualche disagio serve tanta passione e curiosità di scoprire cosa significa percorrere le strade statunitensi, a volte con il vento sul viso perché qui, in qualche Stato, la libertà, è anche non indossare il casco!

Route 66 dal sedile della “bike”

Un momento memorabile è il ritiro delle moto, al quartier generale di Eagle Rider, la Cienega Blvd. Harley di ogni colore e modello, BMW GS, touring, Honda Gold Wing, tricicli, addirittura Vespe Piaggio.

C’è di tutto, ma soprattutto c’era la mia preferita, la “Indian”, repliche rivisitate e ammodernate delle leggendarie moto che da Springfield, Massachussetts, furono padrone delle strade dal 1901 al 1953. Moto spettacolari, su tutte la “Chief Vintage 111 cubic inches”, quasi 1.818 cm3 di cilindrata, bordeaux, con la sella in cuoio e le borse con le frange, in vero stile “anni 30”.

Biker
Indian Chief Vintage

Scorrazzare rombando sulla costa losangeleña, magari incrociando altri biker, è il perfetto inizio: da Hollywood al Farmer’s market, dove è il caso di fare sosta per mangiare in uno dei tantissimi banchetti di prelibato “street food”, da Rodeo Drive a Beverly hills, fermandosi a ogni angolo per scoprire i luoghi resi  famosi dal cinema come l’Hotel di Pretty Woman, il Beverly Wilshire, le coste di Huntington beach la località dove è nato il surf, il promontorio di Palos Verdes, quartiere residenziale di alto bordo, il jetty di Manhattan beach e poi Venice e la “muscle beach”, la 3rd St. Promenade piena di negozi e ristoranti, il pontile di Santa Monica, poco distante, dove finisce la “66 con la targa intitolata a Will Rogers, la Walk of fame, il Teatro Cinese, il Griffith Observatory, dove fu girata una famosissima scena de Il Ribelle con James Dean…

Biker
Venice Beach, Los Angeles, Califotnia

L’alba arriva presto. La luce, se non l’eccitazione, ti sveglia e allora via verso la volta della Death Valley, un viaggio di 430 km che terminerà al Fournace Creek ranch. La stagione (aprile) è ancora clemente, ma la valle della Morte è implacabile. 250 km per 40 di larghezza, anticamente un mare. Si trova qui il punto più basso del continente: 86 metri sotto il livello del mare e la temperatura può sfiorare i 58°!  

L’aridità del luogo fa contrasto con il blu intenso del cielo, l’umidità, qui, non esiste, ma al FCR c’è anche un campo da golf! Ah, gli americani…! La strada da Los Angeles è dritta e monotona, e come primo giorno, pesante, ma all’arrivo, fatto il check in e una doccia all’imbrunire è bellissimo uscire per godersi gli ultimi raggi del sole dal Dante’s view,  punto privilegiato sulla vetta più alta, che si affaccia sul Devil Golf Course, la pianura alluvionale a fondo valle (ambientazione anche di Star Wars).

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I cavalli d’acciaio, sogno dei biker, pronti per il “ride”

I colori del cielo sono incredibili al tramonto. La mattina è interessante, prima di partire proseguendo verso Las Vegas, visitare il leggendario Zabriskie’s point, reso immortale dal film di Antonioni. Con il fresco delle 6 si esce dalla valle verso Amargosa dove vale la pena visitare l’Opera House & hotel. Pare incredibile ma qui per oltre 40 anni, Marta Becket ha vissuto e condiviso la propria arte e i propri sogni, poche miglia a ovest del confine California-Nevada. Lasciata Amargosa si imbocca la I95 che porta diretti a Las Vegas. Non si passa per nessun luogo particolarmente invitante, ma si guida per il piacere di farlo.

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Il famosissimo Zabriskie point

Si procede ne nulla, ma anche il nulla ha il proprio fascino. Antitetico rispetto a quello che si prova avvicinandosi a Las Vegas che si vede prima in lontananza poi ti corre sempre più veloce incontro fino a fagocitarti. A parte il traffico, dove si incontrano tanti altri biker, è un’emozione unica, che si rinnova per chi vi è già stato e ti assale se  vi giungi da “rookie”. Percorrere la leggendaria “Strip”, il Las Vegas Boulevard, passando in rassegna in moto i casinò degli alberghi più famosi del mondo. Non si fa in tempo a prendere possesso dell’hotel, che ci si tuffa subito nel clamore e nelle luci per respirare l’aria della capitale mondiale del gambling.

Lo spettacolo vero è la gente, il girare per la strada senza meta, passando dal Caesar’s Palace all’Harras, dal Flamingo al Treasure Island, dal Venetian, al Paris o New York New York, dal Wynn allo Stratosphere con le attrazioni sulla cima della torre… un brivido solo vederle dal basso, figuriamoci da lassù! 

Biker
Las Vegas Strip Photeocredit Darrin Bush photo

E che dire della Fremont, la vecchia strip, ora attrazione turistica pedonale, nota per essere stata la “Pista di atterraggio” del “cargo jail” del film “Con Air”? Ma è la notte, molto calda, interrotta solo dai flussi di aria condizionata dei casinò a livello strada, a fare da padrona fra un turbinio di luci, suoni e una moltitudine di turisti che sciamano in giro alla ricerca di un “buffet all you can eat 10$” per dare un senso alla serata. Quasi non cammini sulla “strip”.        

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Hogs & Heifers saloon, bar per biker, Las Vegas Old Strip

Da bravi “buddy biker” snobbiamo la glittering strip e andiamo sparati alla vecchia Freemont.
Un rutilare di luci più vicine a noi, un tetto che altro non è se uno schermo led tv gigante, performers ad ogni angolo, casinò con puntate da 1$ e buffet a prezzi stracciati. Qui in una stradina laterale ecco il pub perfetto: “Hogs & Heifers Saloon”, 201 N, 3rd St. Birre, una parete tappezzata di intimo femminile, un “door selector” che peserà 200 kg a dir poco e solo moto parcheggiate fuori!
Let’s get in! E dentro musica, gente che ride, rumore, le avventrici sul banco a ballare… e che la notte inizi…nella città della perdizione.

La serata alla vecchia “Strip” lascia la testa pesante, il tipico “hangover”. Ma si deve continuare, come dice Kerouac,  e così di buon’ora si parte per Zion e Bryce canyon, due parchi sulla I15 east in Utah. Qui ci si potrebbe toglie il casco per la prima volta, varcato il confine con lo stato.

Zion è un parco di attraversamento, nel canyon omonimo, una gola lunga 24 km e profonda 800 m, scavata dal ramo settentrionale dal North Fork Virgin River. Il nome Zion, viene fatto risalire a Isaac Behunin, un colono mormone giunto nel 1863, che riteneva di aver lì trovato la Sion descritta dal profeta Isaia, forse perché la fatica e la fame lo avevano un po’…confuso.

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La magia della luna sul Bryce Canyon

Lasciato Zion alle spalle, se si proseguisse a nord ovest per circa 80 miglia si arriverebbe a un luogo magico: il Bryce Canyon che non è propriamente un canyon ma un enorme serie di anfiteatri originati dall’erosione del settore orientale del Paunsaugunt Plateau.

E’ celebre per i caratteristici pinnacoli, quasi guglie, gli hoodoos (o camini delle fate) prodotti dall’erosione, di un’intensa colorazione che varia dal rosso, all’arancio al bianco, che danno il meglio cromatico di sé al tramonto, quando la calda luce radente del sole enfatizza in maniera “drammatica” le sfumature ed i colori degli hoodoos che si trovano attorno ai 2500 mt di altitudine. Nemmeno a dirlo il parco prende il nome dal mormone Ebenezer Bryce che vi si insediò nel 1875. L’area venne proclamata monumento nazionale nel 1924 e istituito parco nazionale nel 1928. 

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Uno scorcio di Lake Powell

Page ci aspetta, e proprio verso Lake Powell ci dirigiamo, sfruttando le ultime luci del giorno che muore, in un tripudio di raggi infuocati.

Ed ecco il Lake Powell, là in fondo, un lago artificiale creato lungo il corso del fiume Colorado, dalla diga del Glen Canyon, lungo quasi 300 km che si posiziona al confine fra Arizona e Utah. Vale la pena fare una sosta al visitor center della diga per capire cosa sia, in termini ingegneristici, quest’opera che fornisce elettricità, assieme all’Hoover dam, molto più prossimo a Vegas, a mezza America dell’ovest. Il lago, in sé, incantevole, si trova tecnicamente a Page, si può esplorare con una mini crociera che parte dal Lake Powell Resort & Marina.

I dintorni sono, a dir poco, spettacolari con la possibilità di visitare tre luoghi unici nel raggio di una decina di miglia. L’Antelope Canyon, sia superiore che inferiore, (ma ne hanno aperti altri tratti) è famoso per i riflessi del sole che si infiltra fra le rocce gialle e rosse ricche di ferro, conferendo un’atmosfera di surrealtà a tutto.

Biker
I giochi di luce e colore nell’Antelope canon

I due Antelope si differenziano perché uno (lower) è del tutto sotto terra, mentre l’altro è a livello del suolo. Ci si entra camminando sul letto di un fiume in secca, che però, quando piove, si trasforma in una trappola mortale data la velocità con cui si riempie di acqua originando un vero e proprio wadi. Per questo, a volte, le visite sono sospese, se ci sono acquazzoni di una certa portata in arrivo. 

La fotografia è la parte più suggestiva della visita, ma le condizioni sono difficili: per la luce chiaroscura che alterna zone sovraesposte a zone sottoesposte, per cui serve una buona macchina e un cavalletto, senza contare i “colleghi” che inquinano sempre e costantemente l’immagine. Il fondo del canyon è sabbioso e le anguste pareti levigate e ondulate danno un effetto ipnotico alle foto.
La danza dei raggi di sole aggiunge qualcosa di magico a questa visita.

Biker
L’Horseshoe bend, ansa del fiume Colorado, Arizona

Ll’Horseshoe Bend, poco fuori Page andando verso sud lungo la Hwy-89, 1/8 di miglio dopo il mile marker 545 è un altro “must”.
Un tempo era free, adesso hanno messo parcheggio e cassa, oltre ad avere costruito una terrazza panoramica, togliendogli un po’ di magia…

Si arriva sul bordo di un baratro che si affaccia sul Colorado River.
Qui i colori impazzano: dal blu e verde del fiume, cupo e al contempo brillante, all’azzurro del cielo, alla terra rossa del canyon, facendone un luogo unico.

I biker apprezzano questa meravigliosa e selvaggia natura dell’Ovest americano.

%Continua…
Presto la seconda puntata di un viaggio realizzato grazie al catalogo BIKERS, di Idee per Viaggiare

Massimo Terracina
Massimo Terracina
Giornalista dal 1987 si è sempre occupato di sport e turismo, con incursioni su radio e tv. Ha sempre la valigia pronta per esplorare il mondo, inesauribile fonte di spunti. Viaggiare allarga la mente. "State viaggiati" (con licenza)

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