Vitigni autoctoni e riti ancestrali tra i borghi del Sannio

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Sant'Agata de' Goti, Sannio Beneventano

di Elena Pizzetti

 

Viaggio nel regno della Falanghina, dove si produce il 40% del vino campano, tra filari diviti e centri medievali di grande fascino

 

 

Nel Sannio beneventano il legame con la cultura del vino è il frutto di una storia antica che racconta la determinazione, la passione e il rispetto sacro dei suoi abitanti verso la terra. La vite si annoda alla vita come un atto di fede e diviene il fil rouge di un viaggio alla scoperta di un territorio molto lontano dai soliti itinerari turistici.

Pur distando solo un’ora da Napoli, il Sannio è una Campania diversa, estranea alla colorata vivacità del capoluogo partenopeo e allo sfarzo solare della Costiera. Un territorio dove il silenzio riempie gli ampi spazi collinari disegnati dai filari delle viti, i centri storici conservano ancora l’antico rigore longobardo e gli abitanti l‘orgoglio di una cultura molto peculiare.

Le cantine (molto importanti quelle sociali) sono estremamente dinamiche e lavorano soprattutto vitigni autoctoni come Falanghina, Aglianico, Piedirosso, Greco e Fiano. Tra le diverse DOC è protagonista indiscussa la Falanghina del Sannio, che ha contribuito a far conoscere il territorio nel mondo, grazie anche al fatto che “Sannio Falanghina”, ovvero i comuni in rete di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata de’ Goti, Solopaca e Torrecuso, è stato nominato Capitale Europea del Vino 2019.

La prima bottiglia di Falanghina in purezza datata 1979 è gelosamente conservata nella cantina Mustilli, nel fresco di gallerie sotterranee a Sant’Agata de’ Goti, Città del Vino e città fortezza nata tra i due affluenti del fiume Isclero alle falde del Monte Taburno. Adagiata su una terrazza tufacea della quale sembra l’estensione naturale e ricca di cantine ipogee scavate a imbuto nel tufo, è tra i Borghi più belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring.

Sant’Agata de’ Goti

Ha una luce madreperlacea, l’aria austera e una storia antica che le conferiscono un fascino unico. In centro conserva numerose chiese affrescate e un Duomo fondato nel 970 con un pavimento cosmatesco di rara bellezza. Il suo territorio è attraversato dall’elegante acquedotto Carolino (patrimonio Unesco), progettato dal Vanvitelli, che dalle falde del monte Taburno trasporta l’acqua fino alla Reggia di Caserta. Qui nel 1973, nelle campagne dell’antica Saticula, venne rinvenuto il celebre Cratere Europa, il vaso realizzato da Assteas, ceramografo di Paestum, intorno al 350-330 a.C, oggi esposto al Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio.

Si può soggiornare nella dimora storica Mustilli  (mustilli.com) di sole sei camere, ricavate nel settecentesco Palazzo Rainone e arredate con i mobili di famiglia. Oppure nel panoramico Agriturismo Le Rocce (www.lerocce.it) o nel verde della campagna all’agriturismo L’Ape Regina (www.agriturismoaperegina.it).

Ovunque aleggia il profumo di mosto. Il vino è il Genius Loci anche di Castelvenere che, con 11 kmq su 14 coltivati a vite, è il comune più vitato della Regione.

Castelvenere

 

Un paesaggio di verdi colline che dopo 10 minuti di auto conduce a un’altra Città del Vino abbarbicata alla sua collina: Guardia Sanframondi.

Guardia Sanframondi

Un dedalo di stradine acciottolate che si avvitano come un’elica intorno all’imponente castello normanno dei Sanframondo, fedeli al disegno urbanistico quattrocentesco, tra antichi palazzi gentilizi adorni di stemmi e scorci verticali sul torrente Ratello. Un borgo che ha subìto i problemi dello spopolamento e che negli anni è stato scelto da circa 300 americani, inglesi e scozzesi per comprare casa e trasferirsi, affascinati dal paesaggio, dal buon vino e dall’accoglienza degli abitanti. Ma anche dalla sua anima antica che ha saputo conservare intatte tradizioni medievali come i “Riti Settennali di Penitenza in Onore dell’Assunta”, ai quali partecipa tutta la comunità.

Imperdibile una visita a La Guardiense (www.laguardiense.it), cantina sociale tra le maggiori d’Italia con 1.000 soci che coltivano 1.500 ettari di viti. Da provare la linea Janare (dal nome delle antiche streghe beneventane), dedicata ai vitigni autoctoni, in particolar modo Falanghina e Aglianico, senza dimenticare gli spumanti. Oltre alle degustazioni, su richiesta, organizza visite guidate.

Per un pranzo tipico si può andare a La Meridiana (da martedì a domenica tel. 3298395440) e provare l’arista di maialino nero casertano in crosta di pane ai grani antichi con riduzione alla Falanghina del Sannio Dop. Tanto per iniziare.

 

Articolo pubblicato su Il Giornale il 13 settembre 2020

 

 

 

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