Vacanza in Alto Adige tra strutture dedicate al benessere e passeggiate

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di Mauro Pigozzo

Questa sarà probabilmente ricordata come l’estate della montagna. Dopo il Covid la ricerca di spazi aperti e di aria pulita si è trasformata in una necessità per molte persone. Tra le località turistiche più attive nell’accoglienza outdoor c’è Merano, che unisce le storiche terme a possibilità di grandi escursioni e giri in bicicletta.

Nell’occasione delle riaperture post lockdown il gruppo Belvita, che riunisce 29 strutture di eccellenza in Alto Adige, selezionate per i loro spazi benessere e il gourmet stellato, ha voluto mettere in mostra quello che oggi viene fatto per la sicurezza degli ospiti. Le linee guida sono quelle nazionali, ogni struttura poi sceglie se dotarsi di presidi medici specialistici o di dare agli ospiti la possibilità di far un tampone prima di ripartire. Nella routine della vacanza in realtà il rischio non è percepito. Solo ai buffet è necessario vestire la mascherina e in alcuni casi i guanti, è quello il momento in cui massimamente si rischia il contatto con gli altri ospiti. Nelle saune serve disinfettare la postazione prima e dopo averla utilizzata con un apposito spruzzino.

Per il resto, è solo aria aperta e serenità. Ecco il nostro itinerario nella zona di Merano, quattro notti e cinque giorni di escursioni e attività, un toccasana dopo il lockdown.

Come base di partenza abbiamo avuto il Quellenhof Luxury Resort Passeier a San Martino, una cittadina del benessere gestita da tre generazioni della famiglia Dorfer capace di accogliere anche 700 ospiti. Gli hotel del complesso sono collegati tra di loro con dei passaggi sotterranei che permettono di raggiungere l’area spa, che si distribuisce su 10 mila metri quadri dove trovano spazio 22 saune oltre a varie piscine, interne ed esterne. Grande attenzione al gourmet nella nuova sala ristorante con le tipiche “stuben” altoatesine.

Ristorante Teppanyaki

Non solo, c’è anche il ristorante Teppanyaki, dove i piatti della cucina giapponese vengono preparati al momento. Per gli amanti dello sport, otto campi da tennis, quello da golf, equitazione con venti cavalli addestrati e sale fitness.

Da qui è possibile partire per molte escursioni. Per arrivare sulla vetta del Monte Hirzer dall’hotel si può pedalare per un paio di chilometri fino a Saltusio e qui salire sulla funivia che porta a Prenn (1.404 metri), da lì si cammina fino al rifugio Gompm Alp (1.808 metri), e quindi si arriva al Klammeber (1.980 metri), tra distese verdi punteggiate da placide mucche e sentieri tra i boschi. È poi possibile puntare alla vetta, o se le gambe sono troppo stanche ci si può riposare prima di prendere la funivia per il ritorno a valle.

Un’altra ipotesi di viaggio, tra l’altro tra le più note, è quella che porta alle cascate di Parcines. In questo caso serve la macchina per avvinarsi al paesello e da qui scegliere a che punto tentare la salita. I più pigri possono arrivare fino in cima col bus, i più coraggiosi possono camminare anche tre ore. Lo spettacolo e l’arcobaleno che sempre si crea a Parcines vale la fatica. Questa cascata alta quasi cento metri è stata infatti oggetto di studi per gli effetti positivi sulla salute. Nell’aria sono state misurate concentrazioni di particelle tra 800 e 1200/cm³, vicine ai valori delle zone con l’aria più salubre al mondo sopra l’Atlantico nordorientale e sopra l’Artide (meno di 500 particelle/cm³). Lo stesso giorno, magari nel pomeriggio, ci si può dedicare anche a una pedalata, in e-bike se non si ama lo sforzo. La pista ciclabile della Val Passiria, nota come il “Passeirer Radlweg” passa attraverso frutteti, ponti sul fiume Passirio e raggiunge Merano.

Il gruppo Belvita al suo interno però ha anche altre strutture interessanti, soprattutto per chi vuole vivere davvero la montagna. A 1.400 metri di altezza c’è ad esempio lo Chalet Mirabell, gestito ad Avelengo da Christine Reiter, il marito Michael e il figlio Martin. Anche qui, il benessere è la chiave di lettura: seimila metri quadrati di spa, un laghetto artificiale sull’esterno, la cura nei dettagli. La struttura è orgogliosa di avere il record in Alto Adige sul fronte dei metri quadri che dà a disposizione al centinaio di ospiti, che trovano al proprio interno un design accurato, fin nei minimi dettagli. Per gli amanti dei grandi calici, interessante anche la carta dei vini che il ristorante propone, tutte le etichette poi sono messe in vendita in un piccolo wine shop che a modo suo racconta l’Alto Adige e le altre regioni italiane, considerato che in strutture come queste la maggior parte degli ospiti è tedesca, austriaca o svizzera.

Anche in questo caso, gli itinerari attorno allo Chalet, che ha il vantaggio di essere già in quota, sono innumerevoli. Ne citiamo due, quelli che abbiamo avuto il tempo di percorrere. Il primo porta in uno dei rifugi più noti dell’Alto Adige per i suoi spazi e per il parco giochi per i bambini, è il Moschwaldalm (a proposito: anche qui norme sulla sicurezza rispettate con cartelli che chiedono di rimanere a distanza e usare il gel per le mani). Il secondo ha come meta la Stoanerne Mandln, la vetta celebre per gli omini di pietra. Qui le leggende narrano che le streghe si trovassero per i loro arcaici riti. Il ritorno verso il paese si fa lungo il sentiero europeo E5, uno spettacolo di prato alpino in quota tra mucche e malghe, all’ombra degli alberi e con la sensazione di camminare in paradiso.

Ecco, questo è l’Alto Adige del turismo che rinasce tra strutture dedicate al benessere, passeggiate e grandi spazi. In molti, in questa estate 2020, dimenticheranno il mare. Per una volta, la solitudine e l’aria aperta saranno la cornice per chi vuole davvero riposarsi dopo il lockdown.

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