di Nicoletta Martelletto
I primi dati dell’indagine di Fondazione Santagata e Cuoa per il progetto “Note in Viaggio” di cui il Gist è partner
Sono i primi dati emersi dall’indagine che Fondazione Santagata per l’Economia della cultura ha condotto per Cuoa Business School di Altavilla (Vicenza), capofila del progetto “Note in Viaggio” della Regione Veneto che sta esaminando domanda e offerta di turismo musicale per ampliarne i confini. Di questo progetto il Gist è partner. Da quasi un anno, attraverso laboratori e workshop, “Note in Viaggio”, ha messo attorno ad un tavolo molti interlocutori che a vario titolo rappresentano il mondo dello spettacolo, quello del turismo, quello della comunicazione e dell’informazione per capire se sia possibile potenziare prodotti turistici a partire dall’offerta musicale esistente che non fa rete, interagendo anche con i grandi numeri del turismo (nelle specifico in Veneto, prima regione italiana per numero di presenze, ma il modello si potrà replicare altrove).
Martha Friel, della Iulm di Milano, referente scientifico del progetto, ha illustrato una sintesi del rapporto che gode di un retroterra di numeri significativi, pur nell’assenza di indagini sistematiche: che la musica sia un attrattore formidabile lo dicono i 250 mila visitatori l’anno del Museo del Teatro della Scala, i 160 mila accessi annui al Teatro La Fenice (più di qualche museo!); gli incassi del Festival di Caracalla a Roma, 4 milioni e 126 mila euro nel 2017 per quasi 78 mila spettatori, i 36.500 spettatori del Macerata Opera festival per 1 milione e 263 mila euro, il Rossini Opera che nel 2018 ha portato Pesaro 18.260 spettatori per 1 milione e 392 mila euro. E poi l’Arena di Verona, pur tra mille polemiche, ha raccolto quest’anno 24 milioni di incassi di cui il 47,5 per cento da bigliettazione. Ciò che già si sapeva è che il 67 per cento del pubblico – vedi il festival rossiniano – è straniero, così per il 40 per cento al Donizetti Opera di Bergamo.
Due esperienze concrete anche se di ambito per ora limitato – il Donizetti Opera festival nato due anni fa e il Cremona Festival – raccontano che costruendo un brand i risultati arrivano: nel primo caso è stata l’iniziativa privata a mettere a rete anche le istituzioni pubbliche per trasformare Bergamo nella città di Donizetti (dal cioccolatino al teatro, grazie ad un sovrintendente d’azione); nel secondo la Camera di commercio in 7 anni ha fatto crescere, attorno alle storiche liuterie, le masterclass e un piccolo festival di musica da camera che dialoga con analoghi eventi internazionali, sia pure ragionando su 2300 presenze nel 2017 tra allievi e docenti ospitati.
Al confronto erano presenti Touring club, Il Sipario Musicale, Agis Tre venezie, Progetto Italia Giovani per l’opera Lirica con Giuseppe Caldiera, direttore generale del Cuoa, che ha ricordato come «le imprese sono le prime ad aver capito il valore aggiunto di raccontare i loro prodotti attraverso i territori da cui provengono».
Il made in Italy musicale sembra proprio un patrimonio attorno a cui ragionare: servono cabine di regia e la nascita di un sistema in cui i tour operator giochino di primo piano. “Note in Viaggio” continuerà ad esplorarlo fino al giugno 2019.














