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giovedì, Febbraio 22, 2024

La grande prova di resilienza dell’industria turistica israeliana

Ancora più strutture israeliane impegnate nell’accoglienza delle famiglie degli sfollati

In seguito ai fatti atroci e al conflitto che ne è derivato, oltre 125.000 israeliani – dei circa 9.000.000 che compongono la popolazione – sono stati evacuati per disposizioni governative nelle zone relativamente più sicure del centro e dell’estremo sud di Israele.

Due settimane dopo lo scoppio della guerra, il Ministero del Turismo di Israele si è assunto la responsabilità di assorbire gli sfollati e, se inizialmente le evacuazioni riguardavano alcune comunità del nord, nella fase attuale sono state estese a tutte le aree di conflitto lungo i confini del Paese.

Oltre 90.000 persone ospitate in hotel

Il Ministero del Turismo israeliano ha istituito un centro di controllo a Tel Aviv, in collaborazione con la Israel Hotels Association e gestito di concerto con la National Emergency Management Authority. In Israele le camere d’albergo registrate sono 56.000, ma solo 40.000 sono situate nelle aree interessate. Ad oggi, circa 90.000 evacuati sono hanno trovato alloggio tra hotel, piccole strutture e ostelli, usufruendo del trattamento di pensione completa e di altri servizi alberghieri. La disponibilità conta ancora migliaia di camere da mettere a disposizione delle famiglie sfollate.

La situation room del ministero è costantemente operativa, con il personale impegnato nel monitoraggio della situazione, per far sì che le necessità – anche quelle speciali – delle persone siano in linea con la loro collocazione. Dopo alcune settimane di guerra, sono state aperte scuole temporanee per garantire l’istruzione dei bambini e, di conseguenza, alcune famiglie sono state trasferite da un hotel all’altro, per riunire le comunità e facilitare lo studio tra compagni di classe abituali.

Alla base dell’efficienza di questa veloce operazione e della conversione d’uso delle strutture, nonostante la carenza delle risorse umane (molte sono mobilitate a fini militari), e i lutti di molte persone, la profonda capacità di resilienza israeliana, il desiderio di aiutare chi ha bisogno e il calore del senso dell’accoglienza: lo stesso che è tanto amato dai turisti quando viaggiano in Israele.

L’iniziativa sta coinvolgendo la maggior parte degli alberghi israeliani di Tel Aviv-Giaffa, Gerusalemme, Haifa, Netanya e di Tiberiade, così quelli della regione del Mar Morto e di Eilat: alcuni di essi sono occupati al 100% dalle famiglie, altri ospitano anche delegazioni legate solidarietà, diplomatici e giornalisti in arrivo ogni giorno in Israele.

Le sale conferenze sono diventate magazzini per i beni di prima necessità e per gli indumenti donati dai residenti locali per gli sfollati che sono arrivati con pochi effetti personali. I club e i miniclub per bambini sono diventati asili e le sale riunioni sono state trasformate in aule, gestite in collaborazione con i volontari locali e il Ministero dell’Istruzione. Ai dipendenti, operativi a Sderot, del gigante dell’hi-tech Amdocs è stato concesso l’uso della business lounge del Ramada Netanya, garantendo così un regolare orario di lavoro fin dal primo giorno.

Questo tipo di ospitalità è molto più di un semplice alloggio temporaneo e come ha osservato un direttore d’albergo: “I nostri dipendenti dell’hotel hanno creato un senso di famiglia e di casa per gli sfollati. Con sensibilità e dedizione, hanno ascoltato le loro storie e hanno fatto tutto quello che hanno potuto per rendere il loro soggiorno il più confortevole possibile. In nessun momento, nessun membro del personale ha mai detto di no!”.

Solidarietà ed empatia

Il personale degli alberghi di tutto Israele ha aperto le porte e il proprio cuore ai nuovi “ospiti”, creando in breve tempo un pacchetto di servizi completamente diverso da quello abituale. Anche i cittadini israeliani si sono uniti allo sforzo, collaborando ogni giorno con gli hotel per aiutare a intrattenere i bambini, offrire terapie, massaggi e addirittura servizi di baby-sitting; fornendo, inoltre, beni di prima necessità, come prodotti per la cura della persona, vestiti, libri e giochi; nonché attivando turni di lavanderia per gli hotel che non dispongono di questo servizio.

Una visita a uno qualsiasi di questi hotel in Israele mette immediatamente in luce il calore dell’accoglienza che rende Israele una destinazione turistica così speciale e ricercata: tutti gli albergatori esprimono uniti lo stesso sentimento di orgoglio per la loro missione di aiuto e di sostegno rivolta a tutti gli sfollati, aspettando con ansia il “day after”, quando potranno di nuovo impegnarsi con dedizione e passione per gli ospiti in viaggio o in vacanza.

Le zone coinvolte

Netanya

Netanya, la città costiera centrale, spesso definita la Riviera di Israele per le sue ampie spiagge mediterranee e l’atmosfera vacanziera, nonché rinomata destinazione per il turismo congressuale d’affari e medico, sta ospitando migliaia di famiglie in arrivo dal nord e dal sud che popolano le piazze, le spiagge e i caffè della città, in un clima di relativa normalità.

Il Ramada Netanya, con 165 suite, che avrebbe dovuto chiudere l’8 ottobre per un intervento di ristrutturazione, ha deciso immediatamente di riaprire per ospitare gli sfollati.

Litorale di Netanya. Credito-Dana-Friedlander.

 

“Abbiamo accolto le famiglie del sud a braccia aperte, attenti alle loro esigenze, prendendo nota di tutte le loro richieste dietetiche, dall’intolleranza glutine ai cibi per diabetici, dai vegetariani ai vegani”, osserva il vicepresidente marketing e vendite Shai Greenboim Lifshitz. Nell’ottica di trasformare l’hotel in una casa temporanea, la direzione ha accettato anche di accogliere gli animali domestici”.

Tel Aviv-Jaffa

Anche gli hotel di Tel Aviv-Jaffa si sono mobilitati per lo sforzo bellico: la maggior parte ha aperto le porte (e i cuori) alle famiglie evacuate e ai sopravvissuti agli attacchi terroristici. Alcuni degli hotel della “città che non dorme mai” come il David Kempinski, l‘Hilton e il David Intercontinental sono stati riservati principalmente ai numerosi diplomatici e alle delegazioni internazionali in visita, mentre la maggior parte degli hotel di Tel Aviv ospita esclusivamente famiglie.

Sala trattamenti dell’Hotel Numa di Tel Aviv. Credito Max Kovalsk.

Anche alcuni famosi boutique hotel di Tel Aviv-Jaffa, come il Numa Hotel, di proprietà di imprenditori locali, stanno ospitando le famiglie, riadattando con grande prontezza gli spazi. Il personale ha aperto una biblioteca, un cinema, un’area giochi per bambini, un asilo e addirittura una lavanderia per creare una condizione confortevole per le persone che dovranno soggiornare più lungo.

Una sala trattamenti trasformata in area giochi per bambini all’Hotel Numa di Tel Aviv. Credito Max Kovalsk.jpg

Tiberiade

Tiberiade, sulle rive del Mar di Galilea, registra i più alti livelli di occupazione di famiglie evacuate, in relazione alla sua vicinanza a Kiryat Shmona e alle comunità lungo il confine settentrionale, nonché alla sua posizione relativamente tranquilla e al numero di camere. Numerose le famiglie ospitate anche dalle 250 camere della Lake House Tiberias (parte della catena Israel Canada), solitamente popolata di gruppi di turisti, pellegrini ed escursionisti che vengono a camminare sulle orme di Gesù e a godersi i magnifici scenari del nord di Israele.

Oltre 700 sono gli adulti e i bambini evacuati dal sud e dal nord, alloggiati presso l’hotel, che non ospita soltanto un asilo e alcune aule scolastiche, ma anche un ambulatorio medico e gli operatori degli uffici governativi competenti che offrono assistenza alle famiglie nelle aree comuni.

Eilat e l’area del Mar Morto

Anche Eilat, sul Mar Rosso, e l’area del Mar Morto, che, normalmente, a novembre, sarebbero popolate di turisti internazionali e nazionali alla ricerca del caldo clima invernale e dei benefici terapeutici del luogo più basso della terra, vedono i loro hotel quasi completamente destinati alle famiglie sfollate.

Il lussuoso David Dead Sea Resort and Spa, per esempio, è stato completamente occupato dalle famiglie del Kibbutz Be’eri, dove molte case ed edifici pubblici sono stati completamente distrutti e quasi tutte le persone sono in lutto o con i propri cari presi in ostaggio o dispersi. In relazione a questa drammatica situazione, l’hotel ha offerto servizi mai visti prima negli alberghi israeliani: sale conferenze suddivise in più spazi per la tradizionale shiva, il periodo di lutto di sette giorni; trasferimenti per portare le famiglie ai funerali in tutto il Paese; sale pubbliche dedicate alla cura dei traumi e molto altro ancora.

Negli hotel Isrotel di Eilat, le famiglie provenienti dalle comunità vicina a Gaza come il Kibbutz Nir Oz stanno cercando di superare il dramma del massacro del 7 ottobre, anche grazie alle cure e alla vicinanza del personale costantemente impegnato per cercare di ricreare un senso di casa per gli ospiti traumatizzati. Di recente, un hotel ha persino ospitato un ricevimento per una famiglia che festeggiava il bar mitzvah del figlio di 13 anni.

iera di Israele al Royal Beach di Eilat (di Isrotel). Credito: Yaniv Cohen

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