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domenica, Febbraio 25, 2024

Il turismo come un’industria.Dal Veneto esperienze e proposte

A cura dei giornalisti Gist del Veneto

Creare i prodotti, cercare i mercati giusti, studiare strategie per venderli: lo fanno le imprese, è quello che deve fare anche il turismo, perché l’epoca dell’approssimazione è finita. In sintesi, è questo il messaggio uscito da “Turismo straniero: istruzioni per l’uso”, il seminario di apertura di Buy Veneto 2013 organizzato dal Gist insieme alla Regione Veneto. A Venezia, il 10 ottobre, i giornalisti della stampa turistica hanno riunito i protagonisti di numerosi “casi di successo” nel settore dell’ospitalità di turisti stranieri. L’incontro, gestito con la formula del talk-show, ha fornito dati, ha raccontato storie e ha indicato prospettive.
Intanto, qualche numero: il Veneto è la prima regione turistica in Italia, con 16 milioni di arrivi, 62 milioni di presenze e 11 miliardi di fatturato. Il tutto vale l’8% del Pil regionale, il 13% dei consumi interni, impiegando 500 mila lavoratori. Per l’assessore della Regione Veneto Marino Finozzi, il turismo deve diventare una vera e propria industria e dunque strutturarsi come tale, vendendo prodotti specifici e promuovendo azioni di marketing mirate. E’ indispensabile, dunque, che le varie realtà si consorzino su “pacchetti” tematici come il golf, le vacanze termali, il cicloturismo, i percorsi enogastronomici, gli itinerari in villa, la “shopping experience”.
L’aspetto dell’imprenditorialità del turismo è stato sottolineato anche dal presidente di Veneto Promozione Franco Masello, secondo cui è importante infondere curiosità nei turisti stranieri, offrendo loro accoglienza, servizi ed esperienze alternative alle classiche mete. C’è bisogno, tuttavia – ha detto Masello – di un ulteriore salto di qualità per evitare un turismo di tipo “mordi e fuggi”, tenendo conto che la soddisfazione del cliente è la migliore promozione nei Paesi all’estero.
E il “passaparola” è proprio la carta vincente della prima storia raccontata: quella del camping “Marina di Venezia” di Cavallino Treporti, un villaggio da 12 mila posti che ospita soprattutto turisti da Germania e Nord Europa. Il 2013 è andato bene, ha raccontato il direttore Marco Mainardi, anche perché gli operatori del litorale hanno lavorato insieme, promuovendo la territorialità e presentandosi come un’area in grado di offrire esperienze diverse tra cucina, arte, tradizione, cultura e paesaggi inediti. La zona si è inventata la “Cavallino strasse”, trenta campeggi, l’area per il turismo all’aria aperta più importante d’Europa.
Si è affacciato nel grande mondo del turismo da poco, ma il Designer Outlet di Noventa di Piave sta già camminando veloce: metà dei “turisti della moda” arriva da fuori Europa, ha raccontato il direttore Enrico Biancato. Merito anche di una “tourist manager” che organizza la presenza di gruppi stranieri fra i negozi “grandi firme” prima ancora che i turisti si muovano da casa. Indispensabile la conoscenza delle lingue, per lavorare all’Outlet: russo e cinese in testa. L’esperienza dello shopping sta diventando una opportunità in più per il turismo del Veneto, un fiore all’occhiello, un “must” da proporre nei pacchetti turistici per gli stranieri, affascinati dai paesaggi italiani e attratti allo stesso modo dallo stile dei nostri designer.
Ma se a far compere si va anche con la pioggia, in montagna è diverso. Vi sembrano pochi cinquanta giorni di brutto tempo in un solo inverno? E’ quello che è successo la scorsa stagione sulle cime venete, dove si è lottato contro la crisi del mercato italiano e contro le domeniche senza il sole. Renzo Minella, direttore marketing del comprensorio Falcade-Passo San Pellegrino, ha illustrato i nuovi orizzonti del turismo delle Dolomiti: la Polonia e la Repubblica Ceca, popoli di sportivi e di appassionati di montagna, e ora la Grande Russia. Gli ultimi bilanci li hanno salvati questi turisti, che ancora fanno la classica “settimana bianca”, mentre gli italiani si limitano ormai a frettolosi week-end.
Con il maltempo ha dovuto fare i conti anche il lago di Garda. Primavera inesistente, ha ricordato Giuseppe Lorenzini, albergatore, la “memoria storica” del turismo sulla sponda veronese. Poi la stagione si è ripresa e chiuderà con un meno 10 per cento che, di questi tempi, sembra addirittura un successo. I tedeschi sono lo “zoccolo duro”, poi ci sono gli olandesi. Le esigenze degli stranieri con il tempo sono cambiate: molto spesso l’ospite cerca informazioni ed esperienze al di fuori della struttura alberghiera o del campeggio, trascorrendo del tempo ai parchi tematici, giocando a golf o facendo shopping.
In ripresa le terme, ha testimoniato Angela Stoppato, presidente del Consorzio Turistico di Abano e Montegrotto; e anche qui i bilanci si assestano grazie ai russi, per accogliere i quali si sono fatti molti adattamenti: dai menù in cirillico alle tivù in lingua fino ai medici, con interpreti ed accompagnatori per seguirli durante il periodo di cure con i fanghi.
Nel panorama turistico del Veneto cerca di emergere anche il Delta del Po. Meta di turisti irlandesi ed americani che ricercano l’esperienza della vita nella villa di campagna, la tenuta Ca’ Zen di Taglio di Po è stata raccontata da Maria Adelaide Avanzo, che la gestisce con la famiglia. Avanzo ha raccontato come sia stato difficile – e come lo sia anche oggi – coniugare la cultura contadina con quella dell’ospitalità turistica.
A proposito di ville d’epoca, quelle palladiane ora possono contare su una start-up di nuova generazione. “Villegrandtour”, promossa da Bona Zanuso, è una rete con base nel Vicentino che ha ideato un nuovo prodotto turistico: ville, castelli e dimore storiche tra le più belle del mondo da promuovere in Italia e all’estero. Zanuso ha voluto dare alla cosa un’impronta tipicamente manageriale: biglietti museali, ospitalità, eventi aziendali… La novità di quest’anno sono i matrimoni russi: 50 persone che si fermano una settimana, senza badare troppo al portafoglio.
Altra nicchia da sfruttare: i campi da golf. In Veneto arriva mezzo milione di appassionati, ha testimoniato Alessandro Martini, direttore del Consorzio Marca Treviso e punto di riferimento del settore. Martini era appena sceso dall’aereo, veniva da uno workshop a Stoccolma e il mercato scandinavo è quanto mai interessante: quando lì c’è già la neve, qui si gioca ancora nel verde. Per Martini, c’è molto spazio per promuovere il potenziale turistico legato a questo sport.
Il Veneto si dà da fare anche per le località minori. Va in questo senso il grande progetto europeo per valorizzare le bellezze dei piccoli centri storici. Si chiama “Adristorical Lands” e promuove nell’area adriatica un turismo alternativo, un turismo “slow”, lento, rivolto a persone appassionate di bicicletta, di navigazione fluviale, di enogastronomia e di feste tradizionali. Ne ha parlato Giuseppe Pan, sindaco di Cittadella nella sua veste di presidente dell’Associazione città murate del Veneto. Per gli stranieri, ma non solo, sono stati individuati 13 itinerari diversi dalla “solita” tappa a Venezia.
E anche la Serenissima cerca di cambiare gli equilibri di una pressione turistica spesso insostenibile. Marta Locatelli e la sua associazione “Venezia progetta” vede nell’Expo 2015 di Milano l’occasione per proporre nuovi itinerari, promuovendo le tante isole della laguna che, in alcuni casi, stanno vivendo un Rinascimento grazie all’iniziativa privata.
E il futuro? Mara Manente, direttore del Ciset, il centro studi sull’economia turistica, dice che è importante accogliere i turisti con diverse tipologie di prodotto, perché oggi anche fra i visitatori provenienti dai Paesi emergenti, i cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India e Cina), vi sono nuovi segmenti: turisti di fascia alta, alla ricerca di servizi particolari e interessati ai nostri prodotti del lusso, ma anche una crescente classe media. E fra i cinesi, stanno emergendo i turisti “fai da te”, giovani e curiosi. La nuova frontiera sarà l’India, ma attenzione: gli indiani hanno la più bassa percentuale di motivazione per visitare l’Italia. Ovvero, non sono molto attratti da storia, arte e cultura, semmai prediligono gli affari. E bisognerà tenerne conto.
In due ore, il Gist ha dunque fatto un “giro del Veneto” che ha colpito non poco i giornalisti di altre regioni giunti a Venezia per l’occasione: “Magari avessimo noi una rete simile in Lombardia”; “Siete veramente organizzati, altro che noi a Napoli!”; “In Emilia Romagna non c’è nemmeno l’assessorato al Turismo…” alcuni dei commenti che abbiamo raccolto. Il Veneto, insomma, ha fatto molta strada – e i dati lo confermano – e altra ne può fare se enti pubblici ed operatori continueranno a lavorare insieme.
L’incontro “Turismo straniero in Veneto: istruzioni per l’uso” è stato organizzato dal delegato triveneto del Gist Giovanni Stefani con il supporto del presidente nazionale Sabrina Talarico e la collaborazione dei soci Gist. Gli ospiti sono stati intervistati dai giornalisti Gist Ivana Cenci, Claudia Farina, Nicoletta Martelletto e Giovanni Stefani.

Source: Articoli

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