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mercoledì, Febbraio 21, 2024

DIVERTIRSI CON LA NEVE NEL FINNMARK, LA REGIONE PIU’ FREDDA DELLA NORVEGIA, DOVE C’E’ ANCHE L’ALBERGO PIU FREDDO D’EUROPA FATTO A IGLOO

Testo di Pia Bassi

Per trovare il grande freddo che veniva anche da noi una trentina di anni fa con le grandi nevicate, l’Ente del turismo norvegese ha invitato un cospicuo numero di giornalisti e fotoreporter ad Alta, la città capoluogo del Finnmark, la regione più fredda della Norvegia. Fredda, freddissima, ma con i fiordi liberi dai ghiacci, grazie alla Corrente del Golfo, permettendo così la navigazione anche d’inverno. In volo da Oslo ad Alta, sotto di noi scorre finalmente il paesaggio totalmente innevato che mi ha portato con il pensiero alle nostre terre lombarde quando il manto bianco dei campi era inframmezzato dai riquadri neri delle marcite, le cui acque tiepide scorrevano lentamente nei fossati e sulla superficie dei campi sciogliendo la neve e tenendo viva l’erba, di un bel verde smeraldo.
Dopo avere visitato la città di Alta, completamente ricostruita nel dopoguerra – era stata rasa al suolo dall’esercito tedesco sul finire della seconda guerra mondiale – abbiamo visitato un villaggio Sami, dove il proprietario di un lavvu , la tipica tenda dei lapponi usata regolarmente fino a una cinquantina d’anni fa, ci ha spiegato usi e costumi del suo popolo che vive di allevamento di renne portandole d’estate al pascolo nelle ricche pianure ed altopiani. Ha raccontato di come la sua famiglia, composta da quindici persone viveva nella tenda, ha fatto sentire il tipico canto "joik", che ogni ragazzo impara dall’età di dieci anni. Sono canti brevi, sonori che si espandono nella foresta per avvertire un amico che in quel terreno c’è lui con le sue renne e che quindi il territorio a pascolo è già occupato, c’è il joik per i lupi che quando lo sentono si fermano e non attaccano il bestiame (un tempo c’erano molti lupi, ora non più). Ogni cosa ed ogni persona ha il suo "joik" e l’uomo più abile ne confeziona uno per la sua ragazza, che poi sposerà. Lui ne aveva composti circa duecento, uno per le tante occasioni della vita. La zuppa di renna che fu servita attorno al fuoco, era stata cucinata come se fosse stata servita per un pranzo di nozze, con patate e carote. Gustosa e bollente, era proprio ristoratrice nel freddo intenso mentre fuori c’era una bufera di neve. Nonostante indossassimo giacche imbottite, indossammo anche una lunga pelliccia di renna che effettivamente teneva caldo.
La corsa sulla slitta trainata dalla renna nel silenzio del bosco fu una grande emozione. Questo animale timido e mansueto, visse in simbiosi per secoli con i lapponi, dando loro tutto per farli sopravvivere in un ambiente ostile.
La bufera di neve non ci permise di andare subito a Capo nord, le strade erano impraticabili, ma il giorno successivo, terminata la bufera puntammo su questa meta ambita. Ore ed ore di viaggio in un paesaggio fiabesco, un biancore a cui non eravamo più abituati; il cielo ed i fiordi che cambiavano colore in modo repentino, dal grigio scuro al dorato, il sole basso all’orizzonte mandava fra la nuvole bagliori che trasmutavano forme e colori. Le aquile di mare planavano nel mare, artigliando pesci dalle acque scure, e si libravano eleganti con le loro prede verso le alte rocce dei fiordi, la volpe bianca correva su una prateria innevata in cerca di qualcosa da mangiare: "Non si sa cosa, ma trova sempre qualcosa" spiegava l’autista.
Giunti infine a Capo Nord, sentimmo veramente il grande freddo. La punta più estrema d’Europa, battuta dai venti e dalle acque, è un inno alla natura. Bianchi albatros volavano giù dai dirupi verso l’Atlantico burrascoso.
Ma il vero freddo, entusiasmante, lo abbiamo trovato ad Alta, nell’albergo di ghiaccio che viene costruito in due settimane a dicembre e che si scioglie in una settimana ad aprile.
L’Alta Igloo Hotel, nel Friluftspark consiste in duemila metri quadrati di neve e ghiaccio, trenta camere, costruito in due settimane, poco prima di Natale da due fratelli che dirigono l’albergo. Lo scenario è fiabesco, il fitto bosco di betulle ed abeti è adorno di statue di ghiaccio che emergono scintillanti dal manto nevoso, poco distante l’ampio alveo immacolato del fiume Alta che, ghiacciato, scorre sotterraneo fra la foresta. Un fiume ricco di pesci, soprattutto salmoni, dove anche il re di Norvegia viene a pescare d’estate. Ma molti sono coloro che pescano anche d’inverno facendo il buco nella coltre di neve e ghiaccio. Nei fiordi invece si va a pesca di granchi giganteschi che, venuti dal Giappone tramite la Russia si stanno impossessando dei fondali marini a discapito della fauna ittica autoctona.
Anche i turisti possono cimentarsi e provare quest’esperienza lappone, che tante volte hanno visto solo in documentario. Tante le attività per apprezzare questo luogo idilliaco per chi ama la neve ed il freddo intenso: la corsa sulla slitta trainata da splendidi cani husky dal mantello bianco-argenteo come la neve: il sibilo del vento, il loro latrare, lo schioccare della frusta, sono così veloci che sorprendono le alci nella foresta. Non si incontrano renne d’inverno perché i Sami, le ricoverano nei recenti a Karasjok, la capitale lappone che conta un Parlamento composto per l’84 per cento da donne.
Altro divertimento che ti immerge nella natura è la corsa in motoslitta, che però prevede un vestiario termico totale quasi come un astronauta, fornito dai proprietari dell’albergo. I percorsi durano un paio d’ore, "volando" sulla vecchia via del commercio verso Karasjok, fra boschi, vallate e altopiani innevati.
Tuttavia l’esperienza nordica più affascinante dopo aver girovagato per quattro giorni fra Alta e Capo Nord è dormire nella camera/igloo dell’albergo:
un semplice letto di doghe di legno appoggiate sul ghiaccio, un materasso e tante pellicce di renna fanno da isolante: per dormire ci si infila come un baco in un sacco di morbido piumino che ti copre anche la testa, rimane all’aria fresca solo la punta del naso. Non c’è luce nell’igloo, ma dopo poco un biancore si diffonde dalle pareti ed il silenzio della foresta penetra ovunque, sembra di essere racchiusi in un uovo primordiale.
Pareti e pavimento di ghiaccio e neve ovunque: il bar dove il padrone da il benvenuto servendoci vodka blu in bicchieri, ovviamente di ghiaccio, la cappella dove si celebrano i matrimoni, la camera degli sposi con relativo salottino (e letto confortevole). Sui due lunghi corridoi si affacciano le camere igloo, la cui apertura a buco, proprio come in un vero igloo, è chiusa da una tenda di lana. Un soggiorno con galleria d’arte – i quadri sono di soggetto artico, chiusi fra due lastre di ghiaccio -, un enorme cigno di ghiaccio s’invola su una fontana zampillante, candelabri ed applique pure di ghiaccio riflettono i riflessi delle lampadine sapientemente disposte per non decongelarle. Un mondo surreale, freddo, essenziale, che piace a chi soffre il caldo. Ma prima di immergersi nell’igloo per la notte, consiglio di fare il pieno di calore nella sauna e poi nelle vasche idromassaggio immerse nell’adiacente giardino d’inverno, fra i vapori e il chiaro di luna e le stelle e soprattutto, assaporando una fresca birra, cercare nel cielo le scie dell’aurora boreale, che nascono da un punto luminoso blu o verde elettrico che si espandono a guizzi per tutto l’arco del cielo.
In questo effimero albergo di ghiaccio la cucina è ottima, ma non è servita al freddo, bensì al ristorante Laksestua , un grande salone in legno costruito a forma di lavvu (la tipica tenda Sami), con un enorme camino centrale. Alcuni piatti tipici, zuppa di salmone, morbido stoccafisso con patate, zuppa di carne di renna, dolci, forniscono calorie a sufficienza per sentirsi in forma anche a meno venti – trenta gradi. Per chi volesse un’altra notte alternativa, può andare a dormire in un lavvu, in alta montagna nella valle Mathisdalen, raggiungendo il luogo in motoslitta. Attorno a un grande fuoco, si può dormire tutti insieme dopo una abbondante cena a base di specialità Sami cucinate secondo la tradizione.
Il luogo più interessante di Alta è il Museo che si affaccia sul fiordo: le rocce circostanti sono incise con raffigurazioni rupestri, ce ne sono circa cinquemila, che risalgono al neolitico, 6000 – 2000 anni fa, molto simili alle nostre incisioni della Valcamonica. E’ anche un ottimo punto di osservazione per le aurore boreali.

Info: Ufficio commerciale e del turismo norvegese: 02-85451411 / elisabeth.ones@invanor.no

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