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sabato, Luglio 13, 2024

Sulle tracce del principe Kamal D’Egitto

Testo di Ivana Gabriella Cenci

Il cuore arido del Sahara è uno scrigno prezioso che conserva le memorie della nostra preistoria

Nel profondo deserto Egiziano, ai piedi dell’altopiano El Gilf el Kebir – a oltre 1000 km a sud da Il Cairo – si trova una tavola di marmo dedicata al Principe Kamal el Din Hussain: venne posta nel 1933 dal conte ungherese Laszlo Almasy, famoso esploratore e profondo conoscitore del Sahara. Nel primo anniversario della morte, Almasy organizzò una spedizione commemorativa del Principe ereditario d’Egitto, che rinunciò al trono per dedicarsi alle spedizioni esplorative nel deserto e scoprì nel 1926 la maestosa grande barriera, l’altopiano del Gilf Kebir.
A distanza di 81 anni un gruppo di scienziati, ricercatori, giornalisti internazionali ed alcune importanti figure istituzionali del ministero del turismo egiziano hanno ripercorso, in marzo, le tappe della spedizione commemorativa di Almasy, il temerario esploratore che ha ispirato il personaggio del celebre romanzo e omonimo film "Il paziente Inglese". L’iniziativa, chiamata "Kamal Expedition" è durata dodici giorni e ha coinvolto 104 persone, su 34 Toyota fuoristrada, con oltre 7 mila litri di acqua potabile e 18 mila litri di carburante: la carovana è partita dall’Oasi di El Kharga, dove ha abbandonato definitivamente l’asfalto per affrontare sabbia, dune e rocce in direzione sud-ovest fino ai confini del Sudan, percorrendo complessivamente 2.600 km.
Sostenuta dal Ministero del Turismo egiziano, la spedizione è nata come un progetto sperimentale per promuovere l’ecoturismo in uno degli ambienti più belli del Sahara – di grande interesse storico, naturalistico ed antropologico – nella zona compresa tra l’altopiano del Gilf Kebir, il massiccio dell’Uweinat ed il Grande Mare di Sabbia e prevedeva una serie di interessanti lezioni su argomenti relativi ai luoghi visitati durante tutto il percorso tenute da docenti universitari ed esperti.
Dal punto di vista geomorfologico si tratta di un’area che include rocce e formazioni particolari e di origine antichissima, in grado di fornire preziose informazioni sul passato del nostro Pianeta. Un ambiente con ecosistema raro costituito da piante straordinarie, meravigliosi uccelli ed insetti che non ci si aspetta di trovare in uno degli angoli più aridi del Sahara: sopravvive nei secoli una meravigliosa specie di pianta dalle grandi dimensioni, l’ Acacia Tortilis, un vero miracolo della natura oggetto di studio per la sua straordinaria capacità di adattamento in un ambiente con una media di 5mm di pioggia all’anno.
Questo lontano angolo di Sahara è anche uno splendido libro aperto sulla nostra preistoria: si ritrovano ovunque e ben conservati innumerevoli incisioni e pitture policrome rupestri, preziose testimoni della società pastorale neolitica che là fiorì tra il 7.000 ed il 3.500 a. C., all’epoca in cui al posto della sabbia c’ erano savana, laghi, corsi d’acqua e molti animali.
Fu proprio Almasy ad effettuare i primi eccezionali ritrovamenti nel 1933, con la grotta detta "dei nuotatori" per la presenza di piccole raffigurazioni umane che sembrano fluttuare nell’acqua; nelle vicinanze di Wadi Sura – la "valle dei dipinti" – sono stati in seguito ritrovati numerosi altri siti con spettacolari rappresentazioni di animali, scene di caccia e di vita domestica. Ma sono degli ultimi 10 anni le scoperte più importanti, tra cui Wadi Sura II – la meraviglia rilevata da Foggini – definita "la cappella Sistina del Sahara": un sito da lasciare senza fiato per la copiosa quantità di dipinti, fra cui spiccano ovunque mani in negativo e la rappresentazione ricorrente di una bestia senza testa, oggetto di studio e interpretazioni la quale, assieme alle rappresentazioni dei "nuotatori", viene collegata ad antichi testi funerari egizi. Si attendono presto nuove rivelazioni da parte degli studiosi ed il Ministro del Turismo egiziano, attraverso questa spedizione, si proponeva proprio l’obiettivo di informare, suscitare interesse e promuovere la consapevolezza del significato culturale di questi luoghi, sensibilizzando anche il mondo per una raccolta di fondi per la ricerca in uno dei più preziosi musei a cielo aperto della Terra.

 

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