Mantova, presenza ebraica nella città dei Gonzaga

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di Cinzia Dal Brolo

Mantova, come la descrive Dante nella Divina Commedia, è adagiata e avvolta dalle acque dei suoi laghi. Scrigno di rara bellezza, la Mantova dei Gonzaga racchiude anche numerose vestigia della presenza ebraica. Cultura, arte, tradizione culinaria

“Non molto ha corso, ch’el trova una lama, ne la qual si distende e la ‘mpaluda”
(Dante Alighieri, Inferno, canto XX, (vv. 79-80)
I versi citati nella Divina Commedia ricordano l’ubicazione di Mantova, placidamente adagiata sulle acque dei suoi laghi, ma anche il suo destino di città vittima di alluvioni, e circondata da paludi; il cui profilo inconfondibile appare, mentre da Ponte San Giorgio ci avviciniamo alla città.
Conoscevo Mantova perché appassionata di libri, e quindi fedele seguace del Festival della Letteratura, organizzato annualmente a settembre; in altre occasioni ho visitato il centro storico, gustando alcune specialità locali, ma non conoscevo la “Mantova Ebraica” e la sua cultura. Ho potuto apprezzare e condividere questa bella esperienza nell’ambito di un Educational Tour organizzato dal Comune di Mantova e dalla Strada dei Vini Mantovani, che si è rivelato molto interessante, perché all’elemento culturale è stato abbinato anche l’aspetto enogastronomico.

La Sinagoga Norsa Torrazzo monumento nazionale

Mantova conserva numerose vestigia della presenza ebraica, alcune in buone condizioni, altre più trascurate. Certamente la storia della comunità ebraica, ampia e vivace, si lega indissolubilmente con le vicende cittadine; furono, infatti, i Gonzaga, duchi di Mantova, interessati agli affari e al commercio, a favorire l’insediamento e lo sviluppo degli ebrei in città. E con lo sviluppo delle attività economiche, la comunità ebraica si amplia, e raggiunge circa 2.000 unità nel Cinquecento.
Simbolo della religiosità ebraica, la Sinagoga Norsa Torrazzo (via Govi) è monumento nazionale e conserva numerosi arredi settecenteschi. All’ingresso troviamo gli elementi principali, a sinistra l’aron (armadio sacro) che contiene i rotoli della Torà, a destra la tevah (pulpito), entrambi di legno finemente lavorato e impreziosito da tessuti ricamati. La sala di preghiera è rettangolare, pareti e volta sono ricoperti di stucchi, esaltanti la magnificenza della famiglia Norsa o riproducenti versetti biblici in ebraico. Questa è l’unica sopravvissuta delle sei sinagoghe presenti nel Ghetto, istituito nel 1612, ed è stata fedelmente ricostruita dopo la demolizione del quartiere ebraico avvenuto all’inizio del ‘900.
Tra gli edifici meglio conservati spicca la Casa del Rabbino (via Bertani 54) che risale al 1680; costruita dall’architetto fiammingo Frans Geffels, prefetto delle Fabbriche Gonzaghesche, è un edificio di quattro piani, la cui facciata è decorata con fregi e mascheroni e presenta una serie di pannelli in stucco, di pregevole fattura.

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Mantova sinagoga Interno della Sinagoga Norsa Torrazzo

Mantova “citta ideale”

Non poteva mancare la visita alla concattedrale di Sant’Andrea, la più grande chiesa di Mantova, che custodisce i quadri di Andrea Mantegna, qui sepolto; poco più in là Piazza Broletto e Piazza Sordello, circondate da edifici storici e palazzi eleganti, sono luoghi deliziosi e racchiudono il concetto di “città ideale” cui i Gonzaga si ispiravano. La luce di un bel pomeriggio invernale inonda le piazze, e noi gustiamo il camminare lento, scoprendo angoli curiosi e piccole botteghe artigianali, sapientemente guidati da Chiara Baroni e da Emanuele Colorni, Presidente della Comunità ebraica mantovana.

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Mantova Cattedrale S. Andrea Veduta spettacolare della concattedrale di Sant’Andrea dove si trovano le spoglie di Andrea Mantegna

All’ora del tramonto raggiungiamo Palazzo Te (1525), straordinaria opera architettonica di Giulio Romano, inno alla bellezza e alla potenza dei Gonzaga, allegoria celebrata nelle Sale dei Giganti, Amore e Psiche, Sala dei Cavalli. Qui, ci attende una piacevole sorpresa, l’esecuzione di alcune composizioni da parte del Coro di Mantova Associazione culturale Pietro Pomponazzo, che ci ha regalato momenti di pura emozione. Tra i canti eseguiti mi colpisce il brano “Mizmor le David” (Salmo di Davide) inneggiante alla potenza di Dio.
L’ingente patrimonio musicale della comunità ebraica mantovana è stato recuperato e valorizzato proprio dalla Schola Cantorium e dell’Associazione Culturale P. Pomponazzo, da anni impegnate a difendere questa tradizione. I canti, infatti, traggono spunto da spartiti manoscritti ottocenteschi, che si ispirano a momenti di vita quotidiana (nascite, matrimoni, festività) durante i quali si consumava parecchio cibo.

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Mantova Palazzo Te, gli affreschi della Sala dei Giganti

La cucina ebraica e quella mantovana

La cucina ebraica, soggetta alle indicazioni e ai divieti della Torà (libro sacro) è molto legata alla tradizione; tra i suoi precetti il divieto di utilizzare a fini alimentari il sangue animale, il divieto di mangiare carne di maiale, le indicazioni che favoriscono il consumo di pollame, anatre, oche, faraone e determinati pesci (esclusi i crostacei). Nei secoli, si sviluppa una profonda contaminazione con la cucina mantovana, più robusta e ricca di salumi.
Mantova, infatti, è famosa per la carne di maiale e gli insaccati, i formaggi Grana Padano e Parmigiano Reggiano DOP, i dolci, le mostarde e chi vuole gustare la cucina tradizionale, non ha che l’imbarazzo della scelta, perché ovunque si mangia bene.

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 Cucina ebraica Le polpetta del sabato

I piatti della cucina tipica mantovana

Noi vi suggeriamo l’osteria Fernelli (Via Fernelli 28A), in centro storico, un locale accogliente e grazioso, dove gustare il tagliere di salumi, oltre a saporiti formaggi abbinati a strepitose mostarde e marmellate fatte in casa. Poi gli immancabili tortelli di zucca (con amaretto) e per finire uno dei dolci tradizionali mantovani, la sbrisolona, una torta dura, fatta con burro, mandorle tritate e zucchero.
La cucina mantovana che più si avvicina alla tradizione kosher offre piatti come i bigoli con le sardelle, simili a spaghettoni freschi, fatti con il torchio e considerati di magro; il pesce (carpa, luccio) e il baccalà, che viene fatto cuocere in padella con succo di limone ed un trito di aglio e prezzemolo. Piatti semplici, ma gustosi, mangiati al ristorante “Bice la gallina felice”(via Carbonati) in centro a Mantova.
Infine, merita una particolare citazione l’osteria contemporanea “Lo Scalco Grasso”(via Trieste, 55), dove abbiamo gustato un ricco menù rispettoso della tradizione kosher, pur inserito nella cucina mantovana: tante verdure crude, tortelli, luccio in umido. Lo chef Vanni Righi, dopo una lunga esperienza all’estero, quattro anni fa ha inaugurato il locale proprio nella città di origine. Professionalità e simpatia, ambiente curato e originale. Chapeau!

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Articolo pubblicato su Il Mondo in tasca al link: http://www.mondointasca.org/2016/01/13/mantova-presenza-ebraica-citta-gonzaga/ 

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