Salvati dall’estinzione: la storia millenaria dell’abete delle Madonie (Abies nebrodensis)

Un workshop sotto l’egida di GIST, coordinato da Maria Laura Crescimanno ha sviluppato un itinerario tra natura e cultura attraversa il centro di Polizzi Generosa che conduce alla scoperta della storia millenaria dell’abete delle Madonie o Abies nebrodensis.

Ci sono luoghi che chiedono soltanto di essere attraversati e altri che invitano a fermarsi, osservare, ascoltare e riflettere. Polizzi Generosa appartiene a questi ultimi. Arroccato tra i paesaggi montani delle Madonie, in provincia di Palermo, questo borgo custodisce una storia millenaria fatta di tradizioni, saperi artigianali e un legame profondo con la natura del parco naturale.

Abies nebrodensis
Polizzi Generosa, Parco delle Madonie

Il nostro itinerario comincia con la storia di un albero: l’Abies nebrodensis, conosciuto anche come abete delle Madonie o, nella tradizione locale, «albero cruci cruci», una delle specie botaniche più rare e preziose del patrimonio naturalistico dell’ areale del Mediterraneo.

Abies nebrodensis: si credeva estinto, ma nel 1957…

Dopo essere stato a lungo considerato estinto, l’Abies nebrodensis fu riscoperto nel 1957 nel Vallone Madonna degli Angeli, a pochi chilometri dal borgo, dove sopravvive una popolazione naturale estremamente ridotta, composta da soli trenta esemplari adulti. Ognuno di essi rappresenta una testimonianza vivente della storia di queste montagne, ricordandoci quanto fragile possa essere l’equilibrio degli ecosistemi.

Negli ultimi anni, grazie all’intervento dei botanici dell’Università di Palermo e al contributo del Vivaio Forestale regionale di Piano Noce, sono state incrementate le azioni di salvaguardia della specie botanica.
Come sottolinea il professor Rosario Schicchi, docente di Botanica di Unipa impegnato nello studio e nella conservazione della flora siciliana, è fondamentale «riprodurre esemplri giovani  per reintrodurli a poco a poco nel loro ambiente naturale, come si è fatto in questi anni  grazie al progetto europeo LIFE4FIR».

Ma la storia di questo albero non rimane confinata tra i sentieri pietrosi di montagna, di grande fascino e attrattiva per gli escursionisti: a Polizzi Generosa l’abete è diventato un simbolo identitario, un richiamo alle radici del territorio e al legame che unisce la comunità all’ambiente che la circonda.

La prima tappa è il museo comunale multimediale dedicato all’Abies nebrodensis, nelle antiche carceri dove si trova anche il museo archeologico, quest’ ultimo in corso di ristrutturazione.
Attraverso panelli sonori e contenuti interattivi, si possono comprendere le caratteristiche della specie, le ragioni della sua rarità e la responsabilità collettiva legata alla sua protezione.

Proseguendo nel cuore del borgo, l’attenzione si sposta dalla natura alla creatività artigianale. Nella bottega di ceramica D’Angelo, il lavoro manuale e la creatività danno forma a oggetti che richiamano i colori e l’immaginario della Sicilia, offrendo una dimensione autentica della vita locale.

Il percorso continua verso l’emporio Verbumcaudo, dove la terra racconta una storia di riscatto e rinascita. Qui i prodotti agricoli  in esposizione, olio extra vergine, legumi, conserve e vino, provengono da un bene sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Ciò che un tempo rappresentava il segno dell’illegalità è oggi un’occasione di sviluppo, lavoro e cooperazione.

Ed è proprio qui che l’abete riappare: nei pressi degli spazi dedicati all’accoglienza è custodito un piccolo esemplare di Abies. La sua presenza crea un ponte ideale tra tutela ambientale e rinascita sociale: così come un terreno confiscato può tornare a produrre valore, anche una specie a rischio può ritrovare futuro attraverso la cura e l’impegno collettivo.

Camminando per le viuzze e nei cortili, ci si accorge che molti altri alberelli sono posti davanti ad abitazioni e negozi. In questo modo, l’albero cruci cruci esce dai confini del suo habitat naturale ed entra nella quotidianità del paese, incuriosendo i viaggiatori e invitandoli a conoscere meglio il territorio.

Abies nebrodensis
Museo dell’Abies nebrodensis ,Polizzi Generosa

Dopo aver camminato e appreso nuove storie, l’itinerario si conclude con un altro pilastro dell’identità polizzana: la gastronomia.
La nostra tappa finale è il ristorante I Templari, dove la tradizione culinaria riserva una sorpresa speciale.  Ad arricchire l’esperienza gastronomica c’è un giardino nascosto, un luogo che custodisce una storia strettamente legata all’abete. A raccontarcelo è Domenico Di Gangi, chef del ristorante, che ci invita a scoprire questo spazio definendolo come «uno scrigno, un mondo fatato da scoprire dove si degustano antiche e nuove prelibatezze».

Domenico lo definisce anche «un giardino reale», sottolineando la presenza di un albero secolare che ne impreziosisce lo spazio.  «Questo è il nostro piccolo segreto che abbiamo scoperto nel 1950, cioè  l’Abies, considerato un vero e proprio monumento vivente, racconta ai suoi clienti.

«il giardino custodisce una rarità, un esemplare, figlio dei trenta Abies nebrodensis salvati a pochissimi chilometri da qui, nel Vallone Madonna degli Angeli, da qui, da queste alture sono passati Federico II, Carlo V, la regina Bianca di Navarra con il suo seguito di cavalieri e nobili.»

Abies nebrodensis

Polizzi Generosa si rivela così molto più di un semplice borgo montano: è un luogo in cui la tutela della natura dialoga con l’artigianato, la memoria si intreccia con la legalità e le tradizioni continuano a vivere nel lavoro quotidiano della sua comunità. Concedersi il tempo di ascoltare ciò che questo paese ha da raccontare è il modo migliore per scoprirlo.

Info Utili
Come arrivare: nel cuore delle Madonie Polizzi è raggiungibile seguendo l’autostrada A19 Palermo-Catania. Da Palermo, uscire allo svincolo di Scillato e proseguire sulla SS643. Da Catania, uscire allo svincolo di Tremonzelli.
Per maggiori dettagli sull’itinerario dell’Abies nebrodensis, visitare il sito del comune: https://visitpolizzigenerosa.it .

A cura di Giada Maria Albanese e Rossana Lima
Laboratorio di Storytelling «Comunicare Cultura» 2026 – Coordinatrice GIST Maria Laura Crescimanno

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