La terza missione archeologica a Horvat Hyrcania nel nord el deserto della Giudea svela monete d’oro imperiali, iscrizioni inedite e le architetture monumentali della fortezza di Erode. Ma il fascino del sito risiede anche nel suo legame indissolubile con il Rotolo di Rame di Qumran e i tunnel misteriosi che solcano il deserto.
Un crocevia di storia nel cuore del deserto
Nel silenzio arido del Deserto di Giudea, a pochi chilometri dalle rive del Mar Morto, la storia sta riemergendo con una forza inaspettata. La terza stagione di scavi a Horvat Hyrcania (l’antica Hyrcania) non sta solo portando alla luce pietre e manufatti, ma sta ricomponendo il mosaico di un sito che fu, alternativamente, una reggia lussuosa, una prigione spietata e un eremo spirituale.
Sotto la direzione di Oren Gutfeld e Michal Haber dell’UniversitĂ Ebraica di Gerusalemme, il progetto mira a strappare al tempo e ai saccheggiatori i segreti di una delle “fortezze del deserto” piĂą emblematiche, costruita dagli Asmonei e portata al massimo splendore (e terrore) da Erode il Grande.
L’enigma di Horvat Hyrcania: il palazzo-fortezza riemerge dalle sabbie
La terza stagione di scavi sistematici presso il sito di Horvat Hyrcania, nel settore settentrionale del Deserto di Giudea, sta delineando con precisione millimetrica l’evoluzione architettonica di uno dei siti piĂą enigmatici della regione. Sotto la direzione di Oren Gutfeld e Michal Haber dell’UniversitĂ Ebraica di Gerusalemme, le indagini hanno identificato una piazza monumentale a gradoni che conduceva al cuore del palazzo-fortezza. Le decorazioni in stucco e gli affreschi policromi rinvenuti ricalcano lo stile dei palazzi di Gerico, confermando l’alto rango della committenza asmonea ed erodiana.
L’architettura del potere: tra marmi e supplizi
I ritrovamenti di quest’anno a Horvat Hyrcania hanno evidenziato la magnificenza architettonica del periodo del Secondo Tempio. Gli archeologi hanno identificato una piazza monumentale a gradoni, pavimentata con cura maniacale, che fungeva da accesso principale a un’ala del palazzo.
Il ritrovamento di affreschi policromi e raffinate decorazioni in stucco conferma che Hyrcania non era un semplice avamposto militare. Gli interni dovevano competere per eleganza con i palazzi invernali di Gerico. Tuttavia, la bellezza nascondeva un lato oscuro: Giuseppe Flavio ci ricorda che qui Erode fece giustiziare il figlio Antipatro e molti oppositori politici. La scoperta di un impianto termale erodiano in fase di scavo aggiunge un ulteriore tassello alla comprensione della vita quotidiana delle élite che, pur vivendo tra i calanchi desertici, non rinunciavano ai comfort della cultura ellenistico-romana.
L’ombra del Rotolo di Rame: tesori e tunnel senza fine
L’aspetto piĂą intrigante di Horvat Hyrcania rimane però il suo legame con il Rotolo di Rame (3Q15), rinvenuto nella Grotta 3 di Qumran nel 1952. A differenza degli altri Manoscritti del Mar Morto, scritti su pergamena o papiro e di natura religiosa, il Rotolo di Rame è un inventario inciso su metallo che elenca 64 depositi di oro, argento e incenso, presumibilmente facenti parte del tesoro del Tempio di Gerusalemme.
Il testo menziona per ben cinque volte il wadi Nahal Sekhakha, che scorre proprio ai piedi di Hyrcania. Negli anni ’60, l’archeologo John Allegro, seguendo le indicazioni del rotolo, identificò due misteriosi tunnel scavati nella roccia immediatamente a nord del sito. Le recenti indagini di Gutfeld hanno confermato la natura titanica di queste opere: uno dei tunnel scende nelle viscere della terra per oltre 120 metri.
Sebbene i tesori descritti nel rotolo non siano mai stati trovati, la struttura stessa dei tunnel suggerisce un uso eccezionale. L’ipotesi corrente è che siano stati realizzati tramite il lavoro forzato dei prigionieri di Erode, forse come cisterne colossali o, piĂą suggestivamente, come nascondigli inespugnabili per ricchezze statali durante i periodi di instabilitĂ politica.
L’ereditĂ bizantina: monete d’oro e il monachesimo di San Saba
Con il tramonto dell’era erodiana, il sito non fu dimenticato. Nel V secolo d.C., divenne il monastero di Castellion, fondato da San Saba. I nuovi scavi hanno portato alla luce prove tangibili della ricchezza e dell’importanza di questa comunitĂ monastica.
Sotto un imponente strato di crollo, sono emersi due solidi d’oro dell’imperatore bizantino Eraclio, coniati tra il 613 e il 641 d.C. Questi reperti sono fondamentali: testimoniano la circolazione di valuta pregiata in un periodo di transizione violenta, segnato dall’invasione persiana e dalla successiva conquista islamica. L’oro di Eraclio, puro e splendente, contrasta con l’umiltĂ del frammento di iscrizione greca ritrovato poco lontano, che cita un “Servo di Dio”, probabilmente un monaco che viveva in isolamento in una delle ex celle erodiane riadattate.
Un patrimonio da salvare
La scoperta di una piccola iscrizione ebraica a Horvat Hyrcania (le lettere shin e lamed) e di un raffinato anello d’oro femminile con pietra gialla aggiunge profonditĂ alla narrazione del sito, ricordandoci che Hyrcania fu abitata da donne, funzionari, soldati e santi.
Ogni piccolo reperto contribuisce a umanizzare la storia di questo luogo. Un raro anello d’oro femminile, incastonato con una pietra gialla (probabilmente citrino), evoca la presenza di figure femminili, forse legate alla corte asmonea o ai visitatori illustri come Marco Agrippa.
Ma è il frammento di pietra con le lettere ebraiche shin e lamed a emozionare maggiormente i ricercatori: si tratta della prima iscrizione ebraica mai trovata nel sito. Insieme ai papiri in aramaico cristiano e arabo antico recuperati nelle cisterne, questo reperto conferma Hyrcania come un punto di incontro tra lingue, fedi e culture diverse lungo l’arco di un millennio. Il lavoro degli archeologi continua, consapevoli che il Deserto di Giudea ha appena iniziato a restituire i suoi segreti.

L’attuale missione non è solo una ricerca accademica, ma una corsa contro il tempo. I saccheggiatori di antichitĂ infestano da decenni il deserto, ma il lavoro sistematico dell’UniversitĂ Ebraica sta finalmente restituendo al pubblico la vera storia di Horvat Hyrcania. Ogni pietra sollevata e ogni papiro recuperato ci avvicina alla soluzione del mistero che avvolge le fortezze del deserto e il destino dei tesori perduti della Giudea.















