CANTABRIA INFINITA

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Testo di Pia Bassi

LOS PICOS – ALTAMIRA – EL SOPLAO, tre luoghi magici che valgono un viaggio.
La baia di Santander è dorata degli ultimi raggi del sole che s’inabissa nell’Oceano Atlantico. Il giorno volge al tramonto e la città si anima di gente che vuole godersi una passeggiata sul lungomare elegante o zizzagare fra le strette vie della città marinara passando da una vetrina all’altra, da una "bodega" a un ristorante. Il tramonto accende di bagliori le vetrate dei bowindows che s’affacciano sulla marina e il traghetto per Plymouth, Inghilterra, è pronto per lasciare il porto sotto l’hotel Bahia, un piacevole 4 stelle, dal quale si domina la baia.
Santander è il capoluogo della Cantabria, una regione a nord della Spagna, fra il Portogallo e i Paesi Baschi. La Cantabria ha 400 chilometri di spiagge dorate, i suoi abitanti, non numerosi, sono dediti alla pesca, alla silvicoltura, all’agricoltura, alla pastorizia, al turismo e all’industria del legname. La Cantabria è una regione profonda anzi, infinita, che s’insinua con fitti boschi di eucalipti, foreste selvagge, dolci colline, mosaici di campi coltivati fino alle alte montagne, i Picos d’Europa, 2800 metri di cime scoscese che i marinai vedevano in lontananza dall’Oceano mentre si avvicinavano al Continente. Ora queste vette sono facilmente alla portata di tutti i visitatori grazie alla funivie di Fuente Dé, nella valle di Liébena che in pochi minuti supera un dislivello di 753 m. portandoti a quota 1850. Il paesaggio fra i Picchi è magnifico tanto che fu dichiarato Parco Nazionale il 23 febbraio 1917 su proposta dei Pedro Pidal, un protezionista paesaggistico ante litteram oltre che provetto scalatore.
Il Parco Nazionale dei Picos d’Europa (www.liebanaypicosdeeuropa.com) è un massiccio tricefalo nato 25 milioni di anni fa quando emersero le principali catene del mondo: Himalaya, Ande, Alpi e Pirenei. Nel massiccio centrale si erge la vetta più alta Torre Ceredo 2648 m, dei numerosi ghiacciai che formavano un cupola brillante come un diamante visibile fin dall’Oceano, è rimasta una piccola lingua di ghiaccio nel Jou Negro ai piedi del Torre Cerredo. Tutto qui è particolare, la vegetazione è classificata euro siberiana, ma la conformazione del terreno crea delle enclavi bioclimatiche che danno luogo a endemismi esclusivi dei queste zone: Cardenus cantabricus, helianthenum apenninum, sottospecie urrialense e Festuca picoeuropeane. Gli appassionati di botanica con guida alla mano "Guìa botanica de los Picos d’Europa" ed. Piramide, Madrid 1995 – possono scoprire delle vere varietà della cordigliera cantabrica. Anche la fauna è numerosa e diversa. Coloro che si vogliono cimentare nella grande traversata circolare del massiccio, 14 tappe, muniti della fondamentale guida "Gran Vuelta a los Picos de Europa" Ed. Desnivel, 15,50 euro, di Loli Palomares e Luis Aurelio Gonzalez, potranno incontrare aquile, poiane, urogalli, pito negro, picchi, pernici, colino di monte, gatto selvatico, ginetta, ed altri ancora. Sui pascoli d’alta montagna greggi e mandrie dalle quali si ottengono ottimi formaggi "Los quesos de los Picos" frutto della ingegnosità dei pastori per trasformare l’abbondante produzione di latte. Formaggi rinomati per il gusto deciso sono il Cabrales simile al francese Roquefort, il Tresviso-Bejes, il Gamonedo, il Lebena, il Pena Rubia y del pays, il Beyos. Formaggi particolari ottenuti con un mix di tre latti: capra, pecora, mucca. Si può dire che nei 900 kmq di questi monti si trova la più elevata densità di formaggi d’Europa. I pastori hanno saputo ricavare il meglio dei formaggi artigianali, che si possono acquistare anche sui mercati dei paesi a valle, vere prelibatezze che leniscono le fatiche della grande traversata.
L’attività umana sui Picos d’Europa risale al neolitico , in epoca romana le prime miniere, che poi aumentarono durante la Rivoluzione Industriale del XIX e XX secolo. I conseguenti studi geologici fecero apprezzare la montagna non solo dal punto di vista estrattivo-minerario, ma anche come luogo di villeggiatura. Ne hanno tratto vantaggio molti piccoli paesi che vivevano solo di pastorizia e foreste. Tuttavia le nuove tendenze e la necessità di costruire abitazioni per i villeggianti non hanno alterato il paesaggio con i corollari di cemento di vario stile che imperversano un po’ ovunque.
Così è Liébana ai piedi di Los Picos, un luogo magico fin dall’antichità dove gli eremiti si ritiravano nelle grotte in meditazione. Attorno al Monastero di San Toribio de Liébana del XIII° sono sorte una serie di cappelle e piccoli santuari semi-rupestri sparsi nelle montagne circostanti. Sono stati recentemente restaurati dal Ministero della Cultura e, Turismo e Sport e sono aperti al pubblico. Una meta importante per i pellegrini che si recano a Santiago di Compostela, è la visita al Santo Toribio, dove è conservata la croce in argento e oro che racchiude una porzione del legno della Croce di Gesù, il "Lignun Crucis" o Vera Cruz. La reliquia attirò pellegrini fin dal Medioevo, da ogni parte del mondo tant’è che Papa Giulio II° nel 1512 concesse la bolla papale con la quale venne istituito il Giubileo di una settimana per coloro che arrivavano al santuario gli anni in cui la festa di Santo Toribio coincidesse con la domenica.
Altre promulgazioni papali fecero si che il Monastero di Liébana fosse un luogo per ottenere l’indulgenza plenaria per la remissione delle pene dei peccati. Un privilegio condiviso nel mondo solo da altri tre luoghi: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela.
In questo monastero visse inoltre nell’VIII° secolo il monaco Beato di Liébana che scrisse il Commentario all’Apocalisse dell’apostolo Giovanni. Il libro originale non esiste più ma lo sono invece una ventina di copie realizzate nei monasteri castigliani dal IX al XIII° secolo. Qui sono conservati venticinque codici di inestimabile valore sia per i commenti biblici che per le illustrazioni che si possono classificare in tre stili: mozarabico, romanico e gotico.
Un’aurea non meno spirituale riveste la Grotta di Altamira, a 156 m sul livello del mare e a tre chilometri da Santillana del Mar, grotte scoperte casualmente nel 1879 da Marcelino Sanz de Santuola, proprietario terriero amante e delle scienze.(museodealtamira.mcu.es). Queste grotte naturali formatesi negli strati calcarei orizzontali separati da strati di argilla, furono le prime abitazioni dell’homo sapiens sapiens giunto dall’Africa sui pendii della Cordigliera Cantabrica. Una zona favorevole al loro modo di vita basato sulla caccia e sulla raccolta di vegetali e frutti selvatici. La grotta scelta dagli artisti di quell’epoca è lunga 270 metri ed ha una serie di gallerie e sale di altezza e larghezza diverse. Ebbene, tutte le parete sono interamente dipinte e riproducono gli animali erbivori del Pleistocene ( bisonti, cervi, buoi, cavalli) che pascolavano numerosi nella vallata appena fuori dal grande ingresso largo circa 15 metri ed alto 2. Una posizione quindi adatta per lo sviluppo della prime comunità di uomini che potevano arricchire la loro dieta anche con la pesca e la raccolta dei molluschi sia per la vicinanza della costa marina che il fiume Saja. Lo scioglimento dei ghiacci dopo il periodo glaciale Wurm, avvicinò alla grotta la linea di costa. La grotta fu abitata in due periodi: 18.500 anni fa, Salutreano superiore e 16.500-14.000 anni fa, Magdaleniano inferiore. Le pitture parietali sono state rinvenute su tutte le pareti ed anche negli anfratti più angusti. Le figure più colorate e belle sono del Magdaleniano e sono giunte intatte fino a noi a testimoniare che anche l’uomo che noi definiamo "primitivo" aveva in sé una certa non indifferente "maestria" artistica per ritrarre in un modo così realistico bisonti, cervi, cavalli e altri animai con colori rosso e nero, giunti a noi tuttora inalterati. La grotta fa abitata fino a 13.000 anni fa, quando un crollo dell’ingresso la isolò fino alla avventurosa scoperta del 1868. Nel 1977 la grotta fu chiusa al pubblico per gli allarmi di degradazione delle pitture causate dai numerosi visitatori. Ma come consentire all’umanità di godere di una simile testimonianza del nostro passato? Nelle vicinanze fu fatta, sempre sottoterra, una copia perfetta della grotta originale che fu inaugurata il 17 luglio 2001. C’è da dire che anche la copia ha il suo fascino e si può visitare senza limitazioni. Un espediente intelligente dove il turista può rivivere il passato dei nostri antenati del Paleolitico coadiuvato non soltanto dalle immagini perfettamente riprodotte ma anche da un museo didattico che parte dalla Archeologia preistorica, sezione 1, fino alla sezione 5 dove è descritta la fine di un’epoca e l’affacciarsi del Neolitico che con il sedentarismo dei popoli (10000 anni fa) consolidò lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento. La visita a questa grotta-museo è un atto dovuto perché ci può fare capire quanto l’uomo debba essere malleabile per potersi adattare ai cambiamenti terrestri, sia quelli provocati dalla natura che da lui medesimo.
Altamira è soltanto una delle sessanta grotte cantabriche con arte rupestre paleolitica. Le altre di una certa importanza solo per citarne alcune sono: Monte Castillo, la Garma, Covalanas, El Pendo, Hornos de la Pena, Chufìn. Tutte queste grotte formano una rete di siti che testimoniano la presenza dell’homo Sapiens Sapiens a 36.000 anni fa. Uomini che avevano contatti fra di loro e che ci hanno lasciato, forse consapevolmente, un’eredità culturale dichiarata dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità. La rete va dalle Asturie ai Paesi Baschi. La natura carsica delle montagne offriva facili ripari all’uomo primitivo che spesso condivideva la grotta con l’Ursus speleus, un gigante di due metri del quale si sono trovati moli scheletri e unghiate di artigli sulle rocce. Nelle grotte più antiche sono stati trovati utensili di pietra e osso, spoglie di animali, conchiglie, alcuni risalgono a 150.000 anni fa. Nella grotta El Castillo, salendo da Puente Viesgo ci sono tracce di 150.000 anni di storia che documenta la probabile convivenza di Homo Neanderthalensis e Homo Sapiens. Ci sono centinaia di figure distribuite su 500 metri di pareti: cavalli, bisonti, tori selvatici, cervi, capre, un mammuth, un orso, mani in negativo, segni campaniformi e ramiformi, realizzate con stili e tecniche diverse.
E dopo aver visitato quella che viene considerata la"Cappella Sistina dell’arte Quaternaria", ci aspetta una meraviglia della natura: la Grotta el Soplao, una delle 6500 grotte più significative della Cantabria sotto l’aspetto geologico: nelle sue viscere è stata trovata l’ambra, la resina del Cretacico che spesso ha intrappolato piccoli esseri viventi, fiori, pollini. Il sito dal 1857 al 1978 fu una miniera. Nel 2005 fu aperta al pubblico per consentire di ammirare lo splendido percorso geologico.
La grotta el Soplao (www.elsoplao.es) si trova nella Sierra del Escudo di Cabuérnica a 540 m.slm. e si sviluppa per 12 chilometri in diverse gallerie: los Fantasmas, Gorda Componento e Lacueva. Il fascino della cavità più lunga è dato dalle tante stalattiti e stalagmiti composte di materiale litici diversi: calcite, aragonite, pisoliti ed altre che formano un suggestivo e fantastico paesaggio sotterraneo per fate ed elfi. Si visita la grotta entrando in trenino e scegliendo fra due percorsi, il primo di 1,2 km. comodo da percorrere essendo privo di barriere architettoniche – è però vietato ai bambini al di sotto dei sei anni – e il secondo percorso "speleo-avventura" è per i più sportivi e speleologi, è vietato ai ragazzi al di sotto dei 16 anni. Un altro sito di attrazione è il Ràbago/El Soplao, scoperto nel luglio 2008. Si tratta di un ricco giacimento di ambra nella quale sono state rinvenuti insetti rari come il Cantabroraphidia marcenoi e il Tathysthrips hispanicus. La scoperta fu casuale, si stava scavando una strada di accesso per i turisti che si recavano alla grotta El Soplao. L’ambra di questo sito è di un tipo speciale perché presenta una particolare luminescenza azzurra-verde. Gli insetti più comuni intrappolati nella resina sono vespe, mosche, zanzare e scarabei. In un prossimo futuro l’area diventerà un parco geominerario con museo e centro studi per l’ambra.
Un altro luogo singolare a circa un’ora da Santander è il Parco della natura di Cabàrceno un paesaggio lunare con rocce color ocra. Su una superficie di 750 ettari sono stati ritagliati habitat specifici per circa 1000 animali, 114 specie. Il parco è visitabile in autobus, quad, macchina, fare trekking, frequentare corsi sull’ambiente, riposare nelle caffetterie, mangiare nei ristoranti e godere dello splendido paesaggio dal belvedere. Non è solo un parco ludico, ma anche per la ricerca scientifica e la conservazione e riproduzione dei specie in via d’estinzione. www.parquedecabarceno.com

In Cantabria c’è molto da vedere e da scoprire, ma un lungo fine settimana può fare assaporare quanto basta per farci programmare altre vacanze sia nell’entroterra che sulla costa.

Dove mangiare:
ecco un elenco di ristoranti storici provati dove ci si può sbizzarrire in una scelta di piatti di gustosi accompagnati da altrettanti ottimi vini locali:
Santander
Ristorante Zacarias – c/Hernàn Cortes, 38 – 39003 – Puerto Chico, tel. 34 942210688 – www.restaurantezacarias.com
San Vicente de la Barquera
Ristorante Boga-Boga – Plza. José Antonio, 9 tel. 34 942710135 – www.bogabogasvb.com
Potes
Ristorante Casa Cayo – C/ La Cantabra, 6 – – tel 34 942 730150 – www.casacayo.com

Voli low cost
Da Orio al Serio, Bergamo, a Santader, voli diretti con Ryanair

Altre info:
www.consejeriactdcantabria.com
www.spain.info.it

Pubblicato su AVION aprile-maggio 2012

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