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sabato, Luglio 18, 2026

Post-it di Viaggio – Ogni viaggio può diventare poesia

Post-it di Viaggio vuole essere il compagno di viaggio ideale per questo tempo in cui si viaggia sempre di corsa, senza comprendersi e soffermarsi su quegli aspetti della vita che nutrono lo spirito. Perché come dice il sottotitolo

Ogni viaggio può diventare poesia.
«Io la poesia l’ho tenuta dentro per tanti anni perché ho lavorato molto, non ho avuto modo di soffermarmi su certi aspetti della vita che sono però importantissimi» racconta Raffaele D’Argenzio, autore del libro pubblicato da Edizioni Premium.
Solo ora ha rimesso insieme per la prima volta le sue poesie.
Ha iniziato a scriverle fin dalle scuole elementari. Sono solo post-it, così li chiama, anche se in realtà sono molto di più. Ha cercato di dare loro un ordine. Un libro comodo da portarsi appresso ovunque si vada perché volutamente sottile.

Aiuta a mettersi in contatto con la poesia, a tenersela sempre con sé. Voleva realizzarlo ancora più sottile, invece poi ha preferito aggiungere alla fine delle pagine con le righe lasciate in bianco per la partecipazione dei lettori, dove invita chiunque ad appuntarsi dove ha trovato poesia, la data, le emozioni provate.  

«È soltanto la mia strada con salite e discese, che non si ferma, che porta sempre oltre la curva, dietro a una collina su cuoi puoi trovare un tramonto, un sentimento, un amico vero, un cuore da amare e, purtroppo, anche boschi bruciati o amori delusi, ma sempre pezzi di vita – confida l’autore – Ma chi sono io per indicare una strada o insegnare qualcosa? Allora ho chiesto ad altri che possano farlo per me. A Gabriele Albertini, già sindaco di Milano ben due volte, ai giornalisti scrittori Isa Grassano, Giuseppe Ortolano, Paola Pignatelli, allo scrittore Paolo Pobbiati, a Vittorio Giannella che scrive anche con le foto, e a Roberta Ceudek, pittrice e poetessa, alla pittrice Tiziana Carcagni e a Adriana Poleselli, “persona qualsiasi” che per la prima volta pubblica intingendo la penna nella sua anima. A personaggi importanti come Amadeus, Sabrina Talarico, Presidente GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica), a Roberta Agosti, direttrice AST di Bolzano, a Remo di Giandomenico, figura rappresentativa del turismo del Molise e al ricordo di Gualtiero Marchesi che nel cibo insegnò a mettere anche poesia».

Alcuni contributor sono presenti in sala. A ciascuno chiede come ha trovato poesia, iniziando col dare parola a me, delegata dal GIST, associazione che lo rappresenta, come pure altri giornalisti lì in ascolto. Ho semplicemente portato i saluti della presidente Sabrina Talarico, orgogliosa di un socio scrittore perché riesce a unire il viaggio alla poesia, lasciando velocemente spazio a interventi mirati sulla tematica e di ispirazione.

Per Tiziana Carcagni, pittrice e scrittrice, trovare poesia in un viaggio non significa necessariamente cercare parole.
«A volte la poesia si presenta in silenzio, in un’immagine che resta impressa senza farsi spiegare e continua a vivere nella memoria. Può essere un paesaggio, una luce, un incontro, oppure un dettaglio minimo che all’improvviso diventa rivelazione. Per chi dipinge, quella stessa emozione prende una strada diversa ma vicina. Il dipinto che ho scelto di scrivere nella mia pagina nasce da un momento apparentemente semplice: due persone sedute sull’erba, raccolte nell’intimità di un pic-nic. Potrebbe sembrare una scena qualunque, un moderno déjeuner sur l’herbe, se non fosse per ciò che la circonda e che, volutamente, entra solo in parte nell’inquadratura.

Quel prato non è un prato qualsiasi, ma uno dei più esclusivi campi da golf affacciati sulla costa del Pacifico, a Pebble Beach, in California, dove ogni anno l’eleganza dell’automobile, mia passione, diventa rito, memoria e bellezza. Il Concorso d’Eleganza di Pebble Beach è un luogo sospeso, quasi irreale. Da una parte l’oceano, con la sua luce mobile e profonda, la nebbia delle prime ore del giorno; dall’altra le forme perfette di auto che hanno attraversato il tempo senza consumarsi. Non sono soltanto macchine, sono sculture nate per correre, per viaggiare, per sedurre. Hanno la forza della tecnica e la fragilità delle cose rare. In quella scena ho scelto di non raccontare tutto, solo un frammento.

La quiete delle persone sull’erba, il gesto quotidiano del pic-nic, e accanto a loro l’apparizione parziale di una Ferrari 250 Testa Rossa del 1957, una delle creature più celebri e più costose uscite da Maranello. Parcheggiata come una qualsiasi utilitaria durante la gita fuoriporta di Pasquetta. Se ne vede solo la parte posteriore, ma è sufficiente. Basta una linea, un tono di carminio, un volume, per evocare un’intera storia. La poesia, per me, era lì. In quel contesto ho trovato l’ispirazione. Perché a volte il viaggio non si racconta mostrando la strada, ma fermandosi su un dettaglio capace di contenerla tutta».

Giuseppe Ortolano, giornalista e scrittore, sostiene che la poesia e il viaggio sono un tutt’uno.
«Non esiste viaggio senza poesia. Nel senso che non è un viaggio, è qualcosa d’altro. Legittimo, ma non è la stessa cosa. Preferisco parlare di questo rispetto a come ho trovato poesia, tanto lo si trova tra le pagine del libro. Anche perché in questi giorni mi sono imbattuto in una frase di Paul Valéry, che qualcosa ne sa di poesia, sicuramente più di me e la trovavo molto adatta al racconto poetico di Raffaele. Dove alla base sta il concetto che se una poesia si riduce solo al suo significato, è una brutta poesia, mentre deve abitare in quella zona instabile tra senso e smarrimento.

Ecco nelle poesie che ho letto di Raffaele trovo proprio l’incontro tra il senso, la materialità dei luoghi, il perché nasce, il suo smarrimento o quello di chi era con lui. La forza che hanno, è il fatto che inducono a pensare a persone, esperienze, momenti della vita. Incrociano emozioni e luoghi, racconto, voglia di perdersi nelle proprie storie. Raffaele, una volta, mi disse che per sentire qualcosa di importante bisogna essere disarmati. Ha usato questo termine e adesso capisco cosa vuol dire, ancora di più, quando ciò accade di fronte a un’emozione. È necessario togliersi le proprie difese e rivelare le proprie fragilità come ha fatto lui».

Paolo Pobbiati, scrittore, attivista di Amnesty International dal 1987, nonché presidente della sezione italiana dal 2005 al 2009.
«Io sono un viaggiatore, qualcuno mi ha definito un viaggiatore compulsivo. Ma non è vero. Io viaggio per amore e per una curiosità infinita. Vado a cercare tutti i colori del mondo, perché in quello ritrovo un frammento della mia umanità e dell’umanità di tutti. Cosa direttamente collegata con la poesia. Amore e poesia sono due cose che vanno insieme. Nella bellezza delle cose che vedo, ritrovo molto l’idea di poesia che Raffaele attribuisce al viaggio. Ma se devo identificarla in un’unica immagine, è una di quelle che ho raccolto durante l’ultimo viaggio che ho fatto lo scorso anno in India, al Maha Kumbh Mela.

Il più grande pellegrinaggio del mondo, che si svolge ogni tre anni in città caratterizzate dal trovarsi sulla congiunzione fra due fiumi sacri: il Gange e lo Yamuna. È uno spettacolo singolare, in un’atmosfera solenne e festosa, sia per la generalità delle cose, sia per i tanti punti di quell’umanità che solo l’India è in grado di fornire. I riti prevedono che le persone si immergano tre volte dentro il fiume. Ma non è una semplice immersione nelle sue acque, è un’immersione nella divinità, perché il Gange è la personificazione della Dea Ganga, una delle più importanti dell’Induismo. Tra queste ho colto una donna, non certo giovanissima, che emerge dal bagno rituale con lo sguardo felice di una bambina che sguazza felice nell’acqua, come fosse il primo bagno della sua vita. Non ho idea di chi fosse, se la sua fede fosse profonda o solo superficiale, se fosse una persona buona o meno. Ma quello che ho letto nel suo sguardo è che per lei questo contatto con il divino, con il trascendente, è legato a una gioia intima e assoluta. E meravigliosa».

Gabriele Albertini
L’autore e Gabriele Albertini


Chiude la presentazione Gabriele Albertini,  
prendendo lo spunto da una poesia di D’Argenzio in cui si è ritrovato perché riguarda la famiglia di sua mamma che risiede sul lago Maggiore tra Laveno e Luino dal 1400. “Qui ho passato la mia infanzia, la mia giovinezza”, racconta. “Parla di Stresa, quindi della sponda nobile. Noi, per la verità siamo sulla sponda lombarda. Ma mi ha fatto entrare in connessione con qualcosa della mia vita. Se la poesia, secondo la tradizione del dizionario, è quella forma d’arte che esprime le emozioni, i pensieri, le immagini con un significato particolare che viene dato alle parole, alla loro musicalità, al loro ritmo, diversamente dalla prosa. Ecco, Vento sul lago Maggiore, ha toccato il mio cuore, perché mi sono riaffiorati alla mente i ricordi, le emozioni provate al primo incontro sentimentale, la bellezza del paesaggio oltreché questo legame con la storia della famiglia di mia mamma che ha vissuto per secoli in quegli stessi luoghi”.

Barbara Majnoni d'Intignano
Barbara Majnoni d'Intignano
Giornalista professionista dal 1987 e grafologa dal 2008, dopo quasi un trentennio passato alla scrivania delle redazioni di Mondo Uomo, Donna, Elle Decor, Psychologies, Riders, Marie Claire Maison, Marie Claire Travel, diventa volutamente freelance nel 2014 per proseguire a scrivere seguendo le sue passioni: viaggiare e capire gli altri attraverso l’analisi della scrittura. Autrice di “Leggere la scrittura” (Castelvecchi Editore) e “Manuale d’amore”, scritto con Elisabetta Notaro (Giraldi Editore), fa parte del Constructive Network, un gruppo di professionisti dell’informazione che crede nel giornalismo costruttivo e delle soluzioni.

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