Salerno guarda con decisione al futuro e prova a compiere un salto di qualità nel proprio percorso di internazionalizzazione turistica.
Lo fa riunendo attorno ad un tavolo di lavoro istituzioni, operatori, imprese e mondo della formazione, in un confronto che punta a trasformare i flussi turistici già esistenti in valore economico stabile per il territorio.
È questo il senso del convegno “Turismo, infrastruttura strategica e motore di sviluppo: Salerno verso l’internazionalizzazione”, promosso da Salerno Experience Network APS, svoltosi nella suggestiva Cappella Palatina di San Pietro a Corte.
Una location simbolica, cuore della storia longobarda della città, che ha fatto da cornice a una giornata di lavori dedicata alla costruzione di una nuova strategia di destinazione. Il messaggio emerso con chiarezza è uno: Salerno non è più soltanto una porta d’accesso alle Costiere, ma una città che può e deve proporsi come destinazione autonoma, competitiva e riconoscibile sui mercati internazionali.
Ad aprire il confronto sono stati Rosaria Chechile, presidente di Salerno Experience Network APS, e Giancarlo Vitolo, vicepresidente, che hanno ribadito la necessità di superare il modello del turismo “mordi e fuggi”.
«L’obiettivo – ha spiegato Chechile – è costruire dal basso un’offerta di qualità, mettendo in rete la filiera territoriale e puntando su cultura ed enogastronomia per intercettare flussi medio-alto spendenti che oggi non si fermano in città».
Una visione condivisa anche dall’onorevole Guido Milanese (FI), che ha richiamato il ruolo delle istituzioni nel mettere a sistema le energie culturali di Salerno.

Il tema della strategia turistica è entrato nel vivo con l’intervento dell’assessore al Turismo e allo Sviluppo Economico del Comune di Salerno, Alessandro Ferrara, che ha fornito una lettura chiara dei dati e delle prospettive. Nel 2025 la città ha registrato una crescita del 46% rispetto al periodo pre-Covid, un risultato significativo che, secondo Ferrara, rappresenta una base solida su cui costruire.
«Salerno è finalmente pronta, oggi, a sviluppare un progetto turistico capace di generare valore economico per il territorio – ha affermato – dialogando in modo strutturato con i mercati esteri e puntando su un’offerta rinnovata e competitiva, sfruttando l’intermodalità e l’interessante situazione logistica».
Le parole chiave per il futuro, secondo l’assessore, sono innovazione digitale, qualità dei servizi e investimenti sulle risorse umane, elementi indispensabili per rafforzare il brand Salerno nei circuiti internazionali.
Sulla necessità di fare rete ha insistito anche Enzo Maraio, assessore al Turismo della Regione Campania: «La connessione tra pubblico e privato è fondamentale per lo sviluppo del settore. In questa prospettiva, appuntamenti come Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 possono diventare un’opportunità di crescita diffusa per l’intero territorio regionale».
«Il patrimonio culturale e la destagionalizzazione dell’offerta – spiega Anna Onesti, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino – sono due componenti importanti da tenere presente nella formulazione di un’offerta continua durante tutto l’anno, strutturata anche in funzione dei nuovi mercati esteri».
Le fa eco Rosanna Romano, DG Cultura e Turismo della Regione Campania, richiamando l’importanza dell’identità e dei beni immateriali, con particolare attenzione all’enogastronomia come leva strategica per un turismo di ritorno, menzionando la recente manifestazione Praesentia che ha attratto molta attenzione sul territorio campano.
Dal punto di vista dell’ospitalità, Palmiro Noschese, presidente di Confassociazioni Tourism Food Hospitality, ha parlato della necessità di un salto di qualità nell’hotellerie, anche in chiave MICE, ricordando anche il suo “punto di partenza” che fu propio qui a Salerno, dall’Istituto Professionale Alberghiero di Stato Roberto Virtuoso, i cui studenti hanno dato vita alla cena di gala tenutasi nello splendido scenario del Museo DIocesano degli Avori Salerinitani.

La voce di Giovanni Leone di Southall Travel (UK), ha confermato quanto asserito da Noschese sulla formazione, secondo cui il turista internazionale, in particolare quello britannico, chiede accessibilità, sicurezza e standard elevati, elementi su cui Salerno può crescere grazie anche al ruolo dell’aeroporto.
Il nodo dolente, ma di certo sotto la lente degli osservatori sono certamente le infrastrutture, che restano un asset centrale come confermato dall’intervento di Marco De Angelis (Italo) che ha ricordato che il 60% dei passeggeri diretti a Salerno è straniero, mentre Fabio Gentile (Quick Ferries) ha sottolineato come i flussi esistano già, ma vadano trattenuti con un’offerta più strutturata, soprattutto puntando sulla intermodalità e il fatto di non spezzettare l’asse aereo-treno-traghetto con “punti morti” intermedi.

A chiudere la giornata, il focus sulle competenze e sulla formazione.
Una sintesi efficace è arrivata da Massimiliano Bencardino, professore ordinario di Pianificazione territoriale strategica all’Università di Salerno, che ha definito il turismo un sistema complesso, da governare con alte competenze, visione condivisa e una narrazione coerente del territorio.
Secondo Enzo Carella, presidente di FederTerziario Turismo, il cambiamento delle dinamiche del settore impone un salto culturale e formativo. «Il mercato del turismo è profondamente cambiato e c’è un gap da colmare», ha sottolineato Carella, evidenziando la necessità di un nuovo approccio nella formazione dei professionisti del turismo. L’investimento su competenze aggiornate non è più un’opzione: è una condizione per restare competitivi in un mercato sempre più esigente e globalizzato».
Del tutto sintonizzata Carmen Bizzarri, docente all’Università Europea di Roma, secondo la quale la formazione deve guardare oltre i classici schemi settoriali. «È fondamentale rimettere al centro la geografia come insieme di risorse naturali, ambientali e umane- ha dichiarato – e vorrei richiamare l’attenzione sui fattori territoriali distintivi e sulla loro relazione con le esigenze di un turismo esperienziale e consapevole».

«Il ruolo centrale della formazione – ha sottolineato anche Giulio Contini, Direttore Generale della Scuola Italiana di Ospitalità – deve integrarsi con strumenti tecnologici e gestionali avanzati.Formazione continua, hard e soft skills, big data e AI devono oggi essere alla base di ogni percorso professionale nel turismo, soprattutto nei campi di competenze digitali, gestionali e relazionali per accompagnare processi di innovazione nell’offerta e nei servizi turistici».
Il convegno segna così un passaggio strategico nel percorso di internazionalizzazione di Salerno, che punta sempre più a misurarsi con le dinamiche del turismo globale.
Come ha concluso l’assessore Ferrara, «…solo attraverso continuità, collaborazione tra pubblico e privato e valorizzazione dell’identità locale sarà possibile costruire una destinazione davvero competitiva sui mercati esteri».













