La Capitale rende omaggio al maestro dell’arte orientale Kastushika Hokusai (1760-1849), a Palazzo Bonaparte, con una straordinaria esposizione di oltre 200 opere del più grande artista nipponico di ogni tempo.
Resterà aperta fino al 29 giugno.
È questa un’importante occasione per ammirare alcuni dei capolavori dell’autore di immagini leggendarie quali La Grande Onda di Kanagawa, Le Trentasei Vedute del Monte Fuji e i Manga, creazioni che hanno influenzato l’arte moderna e la cultura contemporanea.
Più di duecento opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia ed esposte a Palazzo Bonaparte, per la prima volta al mondo fuori dalla Polonia, in una grande mostra monografica.

Stampa xilografica a colori su carta, 25×37,3 cm Museo Nazionale di Cracovia
L’esposizione ripercorre l’intero arco creativo dell’artista, dalle opere legate alla tradizione e a quelle più innovative, in un percorso ricchissimo ed estremamente suggestivo.
La mostra è stata realizzata da Arthemisia ed è curata da Beate Romanowicz, responsabile del Museo di Cracovia, con la consulenza scientifica di Francesca Villanti.
È stata promossa dalla Commissione cultura della Camera, e Patrocinata dalle ambasciate del Giappone e della Polonia, dall’Istituto di cultura giapponese, dalla Regione Lazio e in collaborazione con il Museo Nazionale di Cracovia.
Hokusai è il grande protagonista della stagione artistica del periodo Edo (1603-1868), l’epoca straordinaria che trasformò profondamente l’immaginario giapponese e, in seguito, quello occidentale. Pittore e incisore prolifico, visionario e instancabile, Hokusai è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue celebri stampe Ukiyo-e nelle quali la natura, il movimento dell’acqua, il paesaggio e le figure che animano la vita quotidiana del Giappone si trasformano in immagini di sorprendente forza poetica e modernità.

La mostra è suddivisa in dodici sezioni che ripercorrono la vita artistica dell’artista.
Dai suoi primi passi compiuti nella scuola di Katsukawa Shunsho, suo primo maestro, alla creazione dei primi “manga”, che Hokusai definiva “disegni che fluiscono liberamente dal pennello”, non un racconto a fumetti ma una vasta raccolta di schizzi, studi, figure, animali, paesaggi, mestieri e invenzioni grafiche.
Un percorso segnato anche dai suoi numerosi cambi di identità.
La sua firma non resta mai uguale a lungo e ogni cambiamento identifica su un periodo riconoscibile della sua attività e aiuta a seguirne l’evoluzione.
Elenchiamo sinteticamente gli pseudonimi che hanno preceduto o seguito l’appellativo con cui è diventato una figura eterna nell’arte orientale.

Shunro (1779-1794): in questo periodo realizza principalmente ritratti di attori, lottatori di sumo e illustrazione di libri.
Sori, Hokusai (1795-1803), entrambe le firme compaiono durante la maturazione del suo stile pittorico. Si concentra su ritratti femminili (bijin-ga), paesaggi e sofisticate stampe per eventi speciali (surinomo).
Hokusai (1804-1813), lo pseudonimo più celebre, adottato per dieci anni, nei quali svolge una intensa attività di illustratore per romanzi popolari (yomihon).
E poi ancora Taito, Iitsu (1814-1829): in questo periodo prende avvio la serie di Hokusai Manga; Iitsu, Manji (1830-1839), periodo durante il quale realizza una delle serie più celebri: Trentasei vedute del monte Fuji.
Infine, Manji (1840-1849), negli ultimi anni durante i quali la creatività resta altissima.

Stampa xilografica a colori su carta, 25,7×37,7 cm Museo Nazionale di Cracovia
Accanto ai capolavori di Hokusai, l’esposizione presenta anche un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi, tra cui laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali.
I costumi, come kimono, giacche haori e fasce obi, accompagnano visivamente la visita, creando un dialogo continuo tra arte, vita quotidiana e spiritualità della cultura giapponese.
La mostra si arricchisce anche di uno sguardo diverso sul Giappone dell’Ottocento attraverso le fotografie di Felice Beato: fotografo italiano, viaggiatore tra i primi a documentare il Paese appena aperto all’Occidente. Le sue immagini, raccolte in un video che ne racconta la vita e l’attività artistica, restituiscono paesaggi, città e scene di vita quotidiana che dialogano idealmente con l’universo visivo del maestro giapponese.














