Dimenticate per una sera feste in maschera, zucche fluorescenti e atmosfere da horror.
In Carnia, Halloween ha un volto decisamente più antico e suggestivo. È quello della Not dalis Muars, la “notte delle zucche intagliate”, tradizione popolare che torna a vivere a Paluzza, tra i boschi e le radure dell’Alta Carnia, il 31 ottobre e il 1° novembre.
Qui la notte di Halloween diventa un viaggio nella memoria, tra leggende, lanterne e racconti di anime che, secondo la tradizione, tornavano per una notte nei luoghi dove avevano vissuto. Un’esperienza immersiva che prende il nome di “Anime migranti: la notte di Halloween”, proposta da Visit Zoncolan a partire dalle 20.
Nel bosco, dove il confine tra vivi e morti si fa sottile
Il punto di partenza è un’antica credenza: alla vigilia di Ognissanti, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei defunti diventava più sottile. Le anime potevano tornare vicino alle proprie case e i vivi le accoglievano lasciando sui davanzali piccoli doni, cibo e luci accese.
La Not dalis Muars conserva proprio questo patrimonio di tradizioni, nel quale si incontrano ritualità religiose, leggende popolari e antichi riti legati al passaggio dall’autunno alla stagione invernale. Le zucche intagliate e illuminate diventavano piccoli punti di luce nell’oscurità, quasi a indicare la strada alle anime.

È questa atmosfera che rivive durante “Anime migranti”, attraverso una passeggiata guidata nei dintorni della Torre Moscarda.
Al calare della sera, il bosco cambia volto: le lanterne illuminano il sentiero, le foglie scricchiolano sotto i passi e il silenzio della montagna diventa parte del racconto.
Non è un semplice percorso a tema Halloween, ma un modo per entrare in contatto con una dimensione più autentica della Carnia. Le storie accompagnano i visitatori lungo il cammino e riportano alla luce un modo antico di interpretare la montagna, le sue stagioni e il rapporto con chi non c’è più.
Un Halloween tra mistero e gastronomia
Il viaggio nella tradizione carnica non termina nel bosco. Dopo le leggende arriva infatti uno dei momenti più conviviali dell’esperienza: la degustazione dei cjarsòns, i caratteristici ravioli della Carnia, celebri per l’incontro spesso sorprendente tra componenti dolci e salate.
Anche il cibo assume così un significato particolare. Nell’antica tradizione, le offerte lasciate sui davanzali rappresentavano un gesto di accoglienza verso le anime dei defunti. Oggi quel legame con la memoria viene reinterpretato attraverso i prodotti e i sapori del territorio.
Tra una lanterna e un racconto, il mistero lascia quindi spazio alla tavola, al vino e alla cucina locale.

La Carnia che ti stupisce
È forse questo il fascino maggiore di “Anime migranti”: scoprire un Halloween completamente diverso, dove il brivido lascia spazio alla suggestione e la festa diventa occasione per conoscere la cultura di un territorio.
A Paluzza, il 31 ottobre e il 1° novembre, la notte più misteriosa dell’autunno si trasforma così in un’esperienza tra natura e folklore, memoria e gastronomia. Un viaggio lento attraverso il bosco, illuminato da piccole fiammelle e accompagnato da storie che hanno attraversato generazioni.
Perché in Carnia, quando arriva Halloween, non sono soltanto le zucche a tornare a illuminare la notte. Tornano anche le storie, le tradizioni e la memoria di una montagna che continua a raccontarsi.













