Partita con una macchina da scrivere e un dizionario in dieci lingue, la scrittrice slovena ha trasformato la sua fragilità in un’epopea globale. Oggi Celje celebra la sua eredità insieme al genio fotografico di Josip Pelikan.
il destino di Alma Karlin all’alba del XX secolo, sembrava già scritto tra le righe di una cartella clinica infausta. Nata nel 1889 a Celje, allora periferia dell’Impero Austro-Ungarico, i medici le predissero una vita breve e segnata da gravi deficit cognitivi. Non potevano immaginare che quella bambina fragile avrebbe calpestato il suolo di 61 paesi, diventando una delle viaggiatrici più audaci e prolifiche della storia moderna.
Una ribellione nata tra i confini della provincia
La genesi del mito di Alma Karlin affonda le radici in un contrasto familiare profondo. Da un lato una madre severa, custode dell’etichetta borghese e insofferente verso la gracilità della figlia; dall’altro un padre che, prima di morire quando lei aveva solo otto anni, le consegnò la chiave per l’infinito: “Se inizi a viaggiare verso ovest e continui a lungo, finirai sempre nello stesso posto”.
Questa intuizione geografica divenne per Alma Karlin una missione esistenziale. Mentre i suoi coetanei si rassegnavano ai ritmi lenti della Stiria meridionale, Alma si preparava all’ignoto studiando freneticamente le lingue. Nonostante una salute precaria, imparò il tedesco, il francese e l’inglese, per poi aggiungere al suo arsenale linguistico lo svedese, il danese, il norvegese, il russo, lo spagnolo e l’italiano durante i suoi anni di formazione a Londra e i rifugi in Norvegia durante la Grande Guerra.
Erika e il dizionario: gli unici compagni di un viaggio durato otto anni
Nel 1919, con il mondo ancora ferito dal conflitto, Alma Karlin prese una decisione senza precedenti per una donna dell’epoca: partire da sola per il giro del mondo. I suoi strumenti erano essenziali ma potenti: una valigia, un dizionario poliglotta scritto a mano e la sua inseparabile macchina da scrivere portatile, “Erika”.

Per otto anni, Alma Karlin non fu solo una turista, ma una ricercatrice meticolosa. Visitò l’Asia, l’Oceania e le Americhe, raccogliendo miti, leggende e osservazioni antropologiche che avrebbero dato vita a 27 libri e decine di manoscritti. La visione di Alma Karlin era chiara: “Chi non cerca di andare oltre gli angusti limiti dell’orizzonte che gli è stato dato in origine, ha sì vissuto, ma solo come un baco da seta nel suo bozzolo”.
Non solo oceani: l’esplorazione instancabile della Slovenia
Recenti scoperte nei suoi diari del periodo 1934-1936 hanno rivelato un volto inedito di Alma Karlin: quello dell’escursionista estrema. Nonostante il successo internazionale, non smise mai di esplorare la sua terra. A piedi, con calzature modeste e scorte minime, percorse oltre 255 località slovene. Per lei, una marcia di dieci ore sotto la pioggia era un “risultato escursionistico” necessario per raggiungere la purezza della natura, fonte inesauribile della sua creatività. Dalla valle Logarska dolina alle colline di Kozjansko, ogni sentiero della Slovenia era per lei un micro-cosmo degno dello stesso rispetto dei deserti asiatici.
Il “Gabinetto delle Meraviglie” nel cuore di Celje
Oggi, chi visita Celje può incontrare Alma Karlin in piazza Krekov, dove una statua bronzea la ritrae minuta e determinata, pronta a salire sul treno. Il Museo Provinciale di Celje custodisce il suo straordinario lascito: un “Gabinetto delle Meraviglie” che espone oggetti rituali cinesi, kimono preziosi e la misteriosa statua di Li Tieguai, che la leggenda vuole dotata di poteri magici.
A Pečovnik, una salita di 183 gradini conduce alla piccola casa dove Alma Karlin visse i suoi ultimi anni con l’amica Thea, oggi trasformata in un museo commemorativo gratuito che ripercorre il suo “viaggio solitario” attraverso documenti e memorie personali.











