Sulle tracce di Alessandro Antonelli, il poeta del mattone che sfidò il cielo

Dalla Mole Torinese al prodigio verticale di Novara, la neonata «Rete Antonelliana» celebra il genio visionario che trasformò la terracotta in utopia, disegnando l’orizzonte di un Piemonte segreto tra borghi, sacralità e grande architettur

Il Titano che puntava alle nuvole

Architetto fuori scala, demiurgo incompreso e a tratti felicemente utopistico, Alessandro Antonelli ha impresso nel paesaggio piemontese dell’Ottocento una firma inconfondibile. Animato da un ardore costruttivo quasi sacrale e da una perizia tecnica senza pari, l’artista sfidò l’orizzonte raggiungendo altezze all’epoca ritenute vertigini impossibili. Oggi, quell’eredità sparsa tra le province non è più un arcipelago di solitudini, ma un itinerario coeso: la “Rete Antonelliana. Cultura che unisce”, progetto strategico promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei in collaborazione con la Fondazione TRG e la Fondazione Piemonte dal Vivo.

Antonelli, Mole Antonelliana
La Mole Antonelliana @Museo Nazionale del Cinema

Come sottolinea Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte, l’intento supremo è «trasformare un patrimonio diffuso in un sistema culturale capace di unire territori e comunità attraverso un’identità comune». Più che una mera geografia di pietre, si tratta di un pellegrinaggio nell’immaginario mirabolante di un genio granitico, alieno a ogni forma di compromesso.

Torino e l’orgoglio della materia: il confronto con il ferro d’Oltralpe

Mentre nella Parigi dell’Esposizione Universale Gustave Eiffel innalzava il suo monumento al ferro e alla civiltà industriale, Antonelli ingaggiava nel Nord Italia una sfida titanica con gli elementi primordiali: la pietra e il mattone argilloso. «Antonelli non disponeva delle grandi fonderie francesi», illustra l’architetto e studioso Roberto Tognetti. «Il ferro utilizzato per le catene di rinforzo della Mole era ancora lavorato a mano dai mastri ferrai». Una contesa ad armi dispari con la modernità che si concluse idealmente nel 1889 — a un solo anno dalla morte del maestro — quando sia la Torre Eiffel che la Mole furono consegnate all’immortalità.

Quella che nel 1863 era stata concepita come la nuova Sinagoga di Torino, destinata a un’altezza modesta di 47 metri, crebbe a dismisura sotto la spinta dell’ambizione antonelliana, esasperando la committenza e travalicando il budget. Venduta alla città a quota 70 metri, la struttura fu portata a compimento dal Comune fino ai 121 metri e mezzo finali, conquistando la palma di edificio in muratura più alto d’Europa. Risalire l’intercapedine a piedi fino alla terrazza panoramica a 85 metri svela il sistema di forze e vuoti dell’edificio, ma è l’impatto visivo della Sala del Tempio a generare immediato stupore. Oggi la Mole custodisce il Museo Nazionale del Cinema, concepito da Maria Adriana Prolo, con la romantica sezione delle lanterne magiche e dei teatri d’ombre.

Antonelli, Museo Nazionale del Cinema
Museo Nazionale del Cinema presso la Mole Antonelliana @Museo Nazionale del Cinema

La sosta torinese chiede ritualità eleganti: il Ristorante Stefano Fanti al Circolo dei Lettori, inserito nella cornice di Palazzo Graneri della Roccia, propone i classici della gastronomia subalpina reinterpretati con aerea leggerezza. Tra le pareti dell’antica Tampa, dove sono passate generazioni di intellettuali, dialoga una galleria di oltre cento ritratti d’autore. Dalla terrazza del bar la vista spazia direttamente sul profilo della Mole, mentre per il soggiorno l’Hotel Victoria offre un’atmosfera velatamente parigina, con giardini interni, arredi tessili e una raffinata spa.

Dal fascino delle vigne alle cattedrali

Lasciata la capitale sabauda, il tracciato antonelliano risale verso Romagnano Sesia, schiudendo i cancelli di Villa Caccia. Progettata dall’architetto come dimora estiva dei Conti Caccia di Romentino e insieme come tenuta agricola, la struttura ospita oggi il Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia (MEV), anch’esso nato dalla visione di Maria Adriana Prolo. Qui la memoria del cinema e l’architettura antonelliana si ricongiungono in un dialogo ideale. Il museo conserva anche la memoria della secolare Passione di Cristo, la sacra rappresentazione che dal 1729, a cadenza biennale, mobilita l’intera comunità locale.

Antonelli Villa Caccia
Villa Caccia a Romagnano Sesia

Poco distante sorge Maggiora, borgo dell’infanzia e dimora ultima dell’architetto. Qui il giovane Antonelli mosse i primi passi firmando lo scurolo di Sant’Agapito, per poi riorganizzare il cimitero e ridefinire la piazza principale ribassandola di due metri. La sua dimora privata, ancor oggi protetta da un giardino riservato, conserva la struttura laboratoriale usata dall’artista per i suoi celebri esperimenti di resistenza statica.

Il viaggio si fa enogastronomia d’eccellenza tra le colline di Boca: all’agriturismo L’Antico Sapore il pranzo si consuma tra i filari coltivati a “Maggiorina”, il suggestivo sistema di potatura e palificazione perfezionato dallo stesso Antonelli. Ed è proprio immerso nel verde di queste alture che appare, con la forza d’un prodigio, il Santuario del SS. Crocifisso di Boca. L’impatto è straniante, d’ispirazione chiaramente neoclassica, teso a richiamare le architetture utopiche di Ledoux e Boullée. Progettato con un campanile da 119 metri mai portato a termine, il complesso fu terminato dopo la scomparsa del maestro e ospita oggi una mostra permanente sui suoi interventi nel Novarese.

Antonelli esterno Santuario Boca
Santuario SS Crocifisso a Boca

Si tocca poi Ghemme, borgo natio dell’architetto, dove nella Chiesa di Santa Maria Assunta risplende lo scurolo per la Beata Panacea, patrona della Valsesia. Celebre per il suo Castello-Ricetto medievale perfettamente conservato e per la produzione del Ghemme DOCG, il paese offre soste sublimi: su prenotazione, la cantina nel cortile della Barciocca apre le sue porte per degustazioni di grandi rossi e tipicità locali.

Novara e il miracolo di San Gaudenzio: l’apoteosi del mattone

L’avvicinamento a Novara è annunciato dal biancore delle risaie, sopra le quali staglia, come un faro laico e metafisico, la Cupola della Basilica di San Gaudenzio. Se il culto del Santo patrono risiede nello sfarzoso scurolo sotterraneo, la cupola è il manifesto della sfida antonelliana alle leggi della fisica e ha un forte valore identitario per tutti i novaresi. Ricevuto l’incarico nel 1840 dalla Fabbrica Lapidea, Antonelli trasformò un cantiere modesto in un’epopea quarantennale.

Antonelli Cupola Novara

Con mossa astuta, l’architetto spese i primi finanziamenti unicamente per erigere quattro coppie di arconi giganti sulla crociera, ponendo le basi per un’opera ben più alta dei 65 metri pattuiti. Tra sospensioni dei lavori, polemiche furiose con la committenza e stratagemmi d’ingegnere, come la costruzione di ponteggi vertiginosi per celare ai controlli l’altezza effettiva delle strutture, vene allontanato dal cantiere e la cupola incompiuta a 80 metri venne impietosamente ribattezzata dai cittadini la “monumentale sputacchiera”.

Richiamato nel 1874 per completare l’opera, Antonelli la condusse fino a quota 121 metri. Camillo Boito la definì «un cannocchiale che si allunga e si accorcia secondo la sua volontà». Il risultato è un miracolo di leggerezza statica realizzato unicamente con duemila metri cubi di mattoni cotti nelle fornaci Voltacchi, modeste quantità di granito e rari tiranti in ferro. Oggi, grazie al gruppo Kalatà, è possibile risalire la cupola fino a 75 o 100 metri d’altezza (in sicurezza con imbragatura), oppure raggiungere la scenografica Sala del Compasso tramite ascensore.

Antonelli Interno Cupola di San Gaudenzio
L’interno della cupola di San Gaudenzio a Novara

Prima del rientro, la sosta d’obbligo a Novara è presso lo storico biscottificio Camporelli, ultimo custode della ricetta originale dei leggendari biscottini cotti due volte. Per la cena, l’Osteria Cravero a Caltignaga propone la paniscia (il ricco risotto della tradizione) e la rustida, accompagnate da una selezione di Vespolina, Erbaluce e Nebbiolo. Il riposo si ritrova infine alla Bussola (LVG Hotel Collection), elegante approdo all’ombra della cupola.

Elena Pizzetti
Elena Pizzetti
Laureata in lingue e letterature straniere moderne e giornalista professionista free lance, si occupa di giornalismo di viaggio e di hôtellerie da oltre 25 anni, con una particolare attenzione al turismo del lusso, del benessere e al termalismo.

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