Il Rapporto 2025 sul Turismo Enogastronomico Italiano, curato da Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (AITE), rappresenta una fonte preziosa per comprendere le motivazioni e le aspettative dei turisti internazionali che scelgono l’Italia come meta di viaggio.
Questo studio si concentra per la prima volta sulla domanda internazionale e conferma il ruolo centrale del gusto come fattore di attrazione principale.
Analizzando i principali mercati esteri per l’Italia — Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia — emerge come il “food & wine” rappresenti il motivo dominante della scelta della destinazione per oltre metà dei turisti, in particolare per tedeschi, svizzeri, austriaci e statunitensi.
Solo in Francia prevalgono i monumenti storici come principale attrazione, scelta dal 50% degli intervistati.

Negli ultimi tre anni, la quota di turisti che viaggiano per motivi enogastronomici è cresciuta sensibilmente, oscillando tra il 60% nel Regno Unito e il 74% in Francia, con incrementi dal 15 al 28% rispetto al 2016.
Oltre al gusto, i paesaggi rurali e la presenza di ristoranti locali sono fattori fondamentali nella decisione di viaggio, valorizzati da oltre l’80% degli intervistati in tutti i mercati. Gli americani mostrano un interesse particolare per esperienze tematiche e ristoranti gourmet.
Le motivazioni principali sono il desiderio di nuove esperienze e l’arricchimento culturale, con specificità per ogni paese: i francesi vedono l’enogastronomia anche come occasione di lusso, mentre tedeschi, svizzeri e austriaci la associano a un’immersione nella natura e nei paesaggi rurali.
Le regioni italiane più attrattive per il turismo enogastronomico internazionale sono Toscana, Sicilia, Sardegna e Puglia.
Nel dettaglio, per il turismo del vino spiccano Chianti, Etna, Montepulciano, Montalcino e Bolgheri, con menzioni anche per le Cinque Terre e la Food Valley dell’Emilia-Romagna.

Il Rapporto evidenzia inoltre l’importanza delle fonti ispirazionali per il turismo enogastronomico: i consigli di amici e parenti restano fondamentali (fino al 60% in Germania, UK e USA), ma cresce l’uso di canali digitali, soprattutto tra francesi e americani. Parallelamente, si sta diffondendo l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per pianificare e prenotare esperienze turistiche, strumento che diventerà sempre più centrale nei prossimi anni.
Tra le esperienze preferite figurano i ristoranti locali ed etnici, visite in cantina, caseifici e birrifici, con una spesa media che per un pasto tipico varia tra 21 e 60 euro, e per i tour enologici tra 21 e 40 euro.
L’intenzione di viaggio verso l’Italia nei prossimi tre anni è molto alta: dal 55% dei tedeschi all’81% di svizzeri e austriaci si dichiarano “molto probabili” o “probabili” viaggiatori per motivi enogastronomici. L’inclusione di esperienze gastronomiche nei pacchetti vacanza è considerata molto importante, soprattutto negli USA.
Il turismo enogastronomico sta vivendo una trasformazione profonda: il turista moderno non cerca più solo il “piatto iconico”, ma vuole un’esperienza autentica, un contatto diretto con il territorio, le persone, le storie e le tradizioni.
Cresce il valore delle esperienze semplici e radicate nella realtà locale, così come di momenti intimi come degustazioni personalizzate e incontri con chef e produttori.

Si sviluppano inoltre comunità del gusto, come wine club e orti condivisi, che trasformano il cibo in occasione di relazione e appartenenza. Un ulteriore trend è quello legato al benessere e alla longevità, con una preferenza per luoghi e alimentazioni di qualità, come le Blue Zones italiane, dove la qualità della vita è parte integrante dell’esperienza turistica.
Per accompagnare questi cambiamenti, i territori italiani devono rafforzare la governance, puntando su stewardship territoriale, misurazione degli impatti sociali, culturali e ambientali, digitalizzazione e intelligenza artificiale, e professionalizzazione delle competenze, soprattutto nelle piccole realtà agricole e artigianali.
La qualità dell’esperienza e il valore generato diventano più importanti del semplice volume di visitatori.
Il Rapporto mette in luce le diverse dinamiche territoriali italiane: mentre le destinazioni iconiche registrano ancora alti flussi turistici, molte aree interne e borghi faticano a mantenere vitalità economica e sociale. Qui il turismo enogastronomico può essere un volano di rigenerazione, integrando agricoltura, artigianato, ospitalità e cultura.
Un tema cruciale riguarda la comunicazione verso le nuove generazioni. Il turismo enogastronomico deve abbandonare i linguaggi tradizionali, investendo in una presenza digitale autentica e virale sui social media più frequentati dai giovani, come TikTok e YouTube, dove oggi sono ancora poco presenti molte imprese agricole italiane.
Tra le innovazioni più rilevanti c’è l’impatto dell’intelligenza artificiale: già oggi, una quota significativa di turisti americani e francesi utilizza piattaforme con AI per pianificare i viaggi. Le imprese devono dunque aggiornare i propri dati digitali e adattarsi a nuovi formati per non rischiare di “sparire” dalla mappa digitale, che ormai rappresenta la nuova infrastruttura del turismo.

Infine, il Rapporto evidenzia la necessità di sviluppare nuove competenze professionali nel settore, come hospitality manager, consulenti per il turismo enogastronomico e curatori di esperienze, supportati da reti territoriali di consulenza e formazione per le piccole imprese.
Roberta Garibaldi sintetizza così la sfida e l’opportunità per l’Italia: “Il turismo enogastronomico non si misura più nei volumi, ma nel valore economico, sociale e culturale generato. In un mondo sempre più artificiale, l’intelligenza più avanzata nasce dalla relazione armonica tra uomo, comunità e natura, che è la vera essenza della cucina italiana e dei territori che la esprimono. L’Italia ha tutti gli ingredienti per costruire un modello distintivo, capace di unire tradizione e innovazione, locale e globale, identità e sostenibilità. Il turismo enogastronomico può diventare il laboratorio di un’Italia che valorizza impresa, cultura e territorio”.
In questo contesto, esempi concreti come quelli dell’Emilia-Romagna e della Valdichiana Senese confermano il potenziale del turismo enogastronomico quale motore di sviluppo sostenibile, capace di trasformare l’esperienza turistica in un percorso di conoscenza autentica e valorizzazione del patrimonio locale.













