A chiudere il cerchio di Radizi 2026 non è soltanto una degustazione, ma un racconto corale che restituisce al vino il suo ruolo più autentico: quello di interprete di un territorio. Nei tre giorni tra Coros, Nurra e Romangia, il Nord Ovest della Sardegna si è trasformato in un palcoscenico diffuso dove paesaggio, cultura materiale e identità locali hanno dialogato con naturalezza, offrendo agli ospiti un’esperienza immersiva e stratificata.
Dalle vigne battute dal vento alle cantine scavate nella roccia, passando per borghi storici e laboratori artigianali, il progetto promosso da Vinos – Vignaioli Nord Ovest Sardegna ha confermato la propria vocazione: valorizzare il vino come chiave di lettura di un intero ecosistema territoriale. Un approccio che parla sempre più al turismo contemporaneo, alla ricerca di autenticità, relazioni e storie capaci di lasciare un segno.
Il gran finale, a Palazzo Infermeria San Pietro, ha suggellato questa visione con una masterclass che ha unito calici e note musicali, guidata da Maurizio Pratelli.
Un momento simbolico che ha ribadito come il vino non sia solo prodotto, ma linguaggio: capace di evocare emozioni, memoria e appartenenza.
Radizi si conferma così molto più di un evento: è un format narrativo che mette in rete territori e comunità, rafforzando l’attrattività di una destinazione ancora lontana dai circuiti più battuti. E proprio in questa dimensione risiede il suo valore per il turismo enogastronomico: offrire nuove geografie del viaggio, dove ogni calice diventa un invito a scoprire, comprendere e, soprattutto, tornare.












