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sabato, Febbraio 14, 2026

Israele: la palma rinata nel deserto dopo 2000 anni

Nel cuore del deserto dell’Arava, in Israele, è accaduto qualcosa che sembra uscito da una leggenda biblica e, invece, è pura realtà. Un seme antico di oltre duemila anni, rimasto in silenzio per secoli sotto la sabbia del tempo, ha deciso di tornare alla vita.
Il suo nome è Methuselah, e la sua storia è oggi uno dei simboli più potenti di speranza, resilienza e continuità tra passato e futuro.

Ogni anno, la tradizione ebraica celebra Tu B’Shevat, il Capodanno degli Alberi: una festa millenaria che invita a piantare, custodire e credere nella terra. Molto prima che il mondo parlasse di sostenibilità, questo giorno insegnava che piantare un albero significa avere fiducia nel domani. Methuselah incarna perfettamente questo spirito.

La palma da dattero non è un albero qualsiasi in Israele

È una delle Sette Specie bibliche, i frutti simbolo della Terra d’Israele, citati come tesori di abbondanza e benedizione.

Israele
Israele, semi della palma da dattero – photocredit Nadav Solowey

Il celebre “miele” della Bibbia, infatti, non era quello delle api, ma lo sciroppo dolce e nutriente dei datteri.
Per secoli, la Palma da Dattero della Giudea fu famosa in tutto il mondo antico per il suo sapore e le sue proprietà medicinali, fino a essere considerata estinta.

La svolta avvenne negli anni Sessanta, quando l’archeologo Yigael Yadin scoprì, durante gli scavi di Masada, alcuni noccioli di dattero nei magazzini di cibo del re Erode.
Quei semi avevano assistito in silenzio all’assedio romano e alla Grande Rivolta ebraica.
Poi, nulla. Fino al 2005.

Fu allora che la dottoressa Elaine Solowey, con la collega Sarah Sallon, decise di tentare l’impossibile: piantare uno di quei noccioli antichi.
Contro ogni previsione, il seme germogliò. Era nato Methuselah, chiamato così in onore del personaggio biblico simbolo di longevità.
Dopo duemila anni, una pianta dell’epoca del Secondo Tempio cresceva di nuovo sotto il sole del deserto.

Israele
Photocredit Nadav Solowey

Methuselah si rivelò una pianta maschio, ma non rimase solo a lungo. Negli anni successivi nacquero altre palme antiche: Hannah, l’unica femmina, e poi Uriel, Adam, Jonah, Boaz e Judah. Grazie a Hannah, gli studiosi riuscirono a compiere un passo storico: l’impollinazione.
Le palme iniziarono a produrre frutti veri, dolci, carnosi. Il leggendario dattero della Giudea aveva finalmente riacquistato il suo sapore, trasformandosi da reperto archeologico a esperienza viva.

Oggi questa storia attira viaggiatori curiosi, studiosi e amanti del turismo culturale e naturalistico. Non è solo una scoperta scientifica, ma un racconto profondamente umano: la dimostrazione che una terra non dimentica le proprie radici, così come il suo popolo continua a coltivarle, generazione dopo generazione.

In un’epoca segnata da crisi ambientali e cambiamenti climatici, Methuselah ci ricorda che la natura possiede una forza straordinaria.
A volte basta il momento giusto, un gesto di cura, e la vita rifiorisce. Come un ponte verde tra una storia gloriosa e un futuro possibile, dove scienza, tradizione e speranza crescono fianco a fianco, radice dopo radice

Massimo Terracina
Massimo Terracina
Giornalista dal 1987 si è sempre occupato di sport e turismo, con incursioni professionali su radio e tv. Ha sempre la valigia pronta per esplorare il mondo, inesauribile fonte di spunti. Viaggiare allarga la mente. "State viaggiati" (con licenza)

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