I parchi divertimento italiani non sono più soltanto luoghi di svago, ma vere e proprie infrastrutture esperienziali capaci di generare valore emotivo, sociale ed economico per persone e territori.
A confermarlo sono i primi dati dell’Osservatorio Nazionale AssoParchi, presentati alla BIT di Milano, che offrono uno sguardo inedito sull’impatto del settore nella vita quotidiana degli italiani e nel sistema turistico nazionale.
Promosso da AssoParchi – l’associazione che rappresenta oltre 400 strutture tra parchi a tema, faunistici, acquatici, avventura e attività esperienziali – e realizzato in collaborazione con GRS Research & Strategy, l’Osservatorio nasce con l’obiettivo di andare oltre i tradizionali indicatori economici, per misurare il valore dell’esperienza di visita in termini di emozioni, relazioni e significato nel tempo.

«Il valore di un parco divertimenti non può essere misurato esclusivamente in termini di ingressi o fatturato – spiega Luciano Pareschi, Presidente di AssoParchi – Abbiamo scelto di analizzare l’impatto emotivo e sociale delle esperienze, perché è proprio da qui che nasce una maggiore propensione all’acquisto e un indotto che, per i grandi parchi, stimiamo pari ad almeno sei-otto volte il fatturato diretto».
La ricerca, condotta su un panel nazionale, evidenzia come la frequentazione dei parchi sia già un’abitudine consolidata: il 25% degli italiani con figli ha visitato almeno un parco a tema o acquatico negli ultimi dodici mesi, con una media di circa tre ingressi all’anno. I centri di intrattenimento indoor mostrano una penetrazione inferiore, ma una frequenza di visita più elevata, pari a circa dieci ingressi annui.

Oltre ai numeri, emerge con forza il tema delle aspettative.
Il divertimento resta il driver principale, affiancato da sicurezza e comfort, ma cresce la domanda di esperienze autentiche, condivise e capaci di arricchire le persone, con una rinnovata attenzione al contatto con la natura e all’identità culturale dei luoghi.
«Non ci interessa solo sapere se le persone si sono divertite – ha spiegato Maria Chiara Nicoletti, Regional Manager di GRS Research & Strategy – Vogliamo capire se un’esperienza ha ispirato, creato connessioni e lasciato un ricordo duraturo. Questo è il nuovo parametro di valore».
Il potenziale di crescita del comparto appare significativo: l’80% degli italiani tra i 16 e i 55 anni dichiara di voler frequentare più spesso i parchi divertimento. Le principali barriere restano la mancanza di tempo e la distanza dalle strutture, elementi che incidono soprattutto sui giovani tra i 16 e i 24 anni e sulle famiglie con bambini, target strategici per il futuro del settore.

«I dati mostrano la necessità di una rete più capillare di parchi sul territorio nazionale – ha sottolineato Maurizio Crisanti, Direttore di AssoParchi – Il parco divertimenti si conferma come un tassello fondamentale dell’offerta territoriale, capace di integrare cultura, natura, tradizioni e gastronomia locale».
Sul piano qualitativo, il 50% dei genitori associa la visita ai parchi a sentimenti di gioia e felicità, elementi chiave per la costruzione di ricordi memorabili. Tuttavia, l’Osservatorio individua un margine di miglioramento nelle dimensioni più profonde dell’esperienza, come la crescita personale e la condivisione. Attività che combinano emozione, narrazione e identità locale – come eventi per famiglie, musical o mercati tematici – potrebbero intercettare una domanda ancora latente.

Infine, l’analisi economica conferma che le esperienze a più alto impatto emotivo e simbolico generano visite ripetute, maggiore spesa accessoria e promozione spontanea.
Un circolo virtuoso che rende i parchi divertimento una leva strategica non solo per il turismo, ma per lo sviluppo sostenibile dei territori italiani.












