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domenica, Luglio 14, 2024

Giordania: il monte Nebo e Mabada

Appunti di viaggio di Gloria Ciabattoni

La Giordania è molto amata dai turisti italiani: vicina (circa 4 ore d’aereo da Roma, con Royal Jordanian volo diretto confortevole e buono il pranzo), è una mèta sicura e affidabile, cosa importante oggi in Medio Oriente.

Coi voli internazionali si arriva ad Amman (la capitale del regno Hashemita con il Teatro Romano e la Cittadella), poi si prosegue verso la famosa Petra, l’affascinante Gerasa, Il deserto del Wadi Rum, il Mar Morto. Spesso si passa quasi di sfuggita da due mete, il Monte Nebo e Mabada, che da sole, come si suol dire, valgono il viaggio.

Giordania
Madaba mosaico della Terra Santa, Chiesa di San Giorgio

Mabada (a 38 km da Amman), sorta sull’antico sito biblico di Medba o Medaba lungo la Via dei Re, fu eretta verso l’850 a.C. dal re moabita Mesha, poi dopo varie vicende prosperò sotto i Bizantini, quando conobbe il suo periodo di massima espansione ed ebbe la denominazione di Città dei Mosaici. Oggi possiamo ammirare questi capolavori nella Chiesa Ortodossa di San Giorgio, con la famosa Mappa di Madaba, risalente al VI secolo, dove sul pavimento ammiriamo un enorme mosaico che rappresenta la mappa più antica della Terra Santa, risalente al 560 d.C., dove appaiono oltre 150 località, e mete religiose. Si stima che l’originale fosse lungo tra i 15 e i 25 metri, largo circa 6 metri, a noi ne è arrivato circa un terzo.

Giordania
Madaba, la skyline

È affascinante soffermarsi a cercare di discernere le città, individuare Gerusalemme con le sue strade dritte, ammirare le barche ben rappresentate che solcano antichi mari di mosaico. Uscendo dalla chiesa ci si trova nelle strade con tanti negozi di souvenir, impossibile rinunciare alla tentazione di entrare e iniziare una simpatica contrattazione per comprare un incenso, un profumo, una borsetta, una sciarpa, un monile (la pietra locale è l’avventurina, scurissima, che racchiude minimi puntini luminosi).

Vicinissimo alla chiesa, Haret Jdoudna Restaurant ha un bel giardino interno dove si gusta un’ottima cucina tradizionale, coi tipici antipasti di verdura seguiti da carne di pollo e di agnello, accompagnati da una bibita locale preparata freschissima, con limone e menta. Prima di lasciare Madaba si può fare una sosta al Beit Al Beiruti, una casa di fine XIX secolo dove fare esperienze legate al patrimonio culturale e all’artigianato, come realizzare un mosaico, provare a tessere, vestire abiti tradizionali e imparare a cucinare piatti tipici.

Giordania
Beit al Beiruti

Laboratori di mosaico si tengono anche al Madaba Institute of Mosaic Art and Restoration, uno dei più noti della Giordania, fondato nel 2007 grazie a un progetto internazionale al quale ha partecipato anche il governo italiano. Proseguendo sulle tracce dei mosaici, a circa 30 km a sud-est di Madaba l’area di Umm Al-Rasas, patrimonio dell’Umanità, è uno scrigno di meraviglie come il complesso religioso di Santo Stefano vanta splendidi mosaici pavimentali, datati al 586 da un’iscrizione musiva posta dinanzi alla base dell’altare, nella quale è ricordato anche il nome del committente, il vescovo Sergio di Madaba (576-603). 

Anche qui ci si incanta davanti alle mappe dei mosaici: a sinistra la Palestina e a destra la Giordania, la prima raffigurazione in alto è il luogo dove siamo, a sinistra invece vediamo Gerusalemme. A Umm Al-Rasas ci imbattiamo in un nome italiano che sentiremo spesso, quello di Michele Piccirillo (1944-2008) francescano e archeologo, a lui si devono importantissime scoperte come un fortilizio romano e molti edifici sacri, il complesso religioso più importante è quello di Santo Stefano, costituito almeno da quattro edifici intercomunicanti.

Giordania
Mosaici in Santo Stefano Umm al Rasas

Spostandoci a nord di 40 km, vicino a Madaba, ecco il Monte Nebo, alto 817 metri slm, dove secondo la tradizione biblica Mosè vide la Terra Promessa, che non raggiunse mai. E’ emozionante essere di fronte allo stesso panorama che contemplò il profeta venerato dalle religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo, Islam: a sud vediamo il Mar Morto e il deserto, a ovest la valle del fiume Giordano con le montagne da Hebron a Nablus, e poi più a nord Jebel Ousha e le pendici meridionali del Wadi Zarqa, e se è bel tempo ecco lontane Betlemme, Gerusalemme, il passo di Gerico.

Giodania
Monte Nebo Memoriale di Mosè

Il Monte Nebo è gestito dai frati Francescani (i custodi della Terra Santa) che lo comprarono nel 1933 dai beduini, per 500 dinari d’oro. Fratello Ibrahim Pio Haddad racconta la storia del luogo, ed ecco ricomparire la figura di Piccirillo, il Francescano e archeologo che dal 1973 iniziò a lavorare sul Monte Nebo, dove restaurò la basilica bizantina del IV secolo dedicata al profeta Mosè, portando alla luce gli splendidi mosaici che oggi ammiriamo.

La presenza italiana sul Monte Nebo non finisce qui: vi è una stele alta sei metri dell’artista Vincenzo Bianchi, con scritte in latino, “Un solo Dio e Padre di tutti, al di sopra di tutti”, poi in arabo  e in greco “Dio è amore”. Sono anche raffigurati i profeti dell’Antico Testamento, solo abbozzati perché vedevano il futuro ma ancora lontano. E imponente si staglia la Croce Serpentina, fuori dal santuario, opera dello scultore italiano Gian Paolo Fantoni, che rappresenta insieme il serpente di bronzo forgiato da Mosè nel deserto e la croce su cui venne crocifisso Gesù.

Giordania
Ingresso Monte Nebo

In questo luogo nel 2000 Papa Giovanni Paolo II celebrò l’inizio del nuovo millennio nel suo pellegrinaggio in Terra Santa. Impossibile lasciare Monte Nebo senza avvertire energie positive, e provare un senso di pace che auguriamo si estenda anche alle aree vicine.

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