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venerdì, Luglio 10, 2026

Il Divino Condiviso: un viaggio fotografico di Paolo Pobbiati

Divino Condiviso è molto più di una semplice esposizione visiva.
Si tratta di un viaggio antropologico e spirituale nel cuore dei rituali religiosi sparsi per il globo. E si può ripercorrere nella sala delle Scuderie dell’Abbazia di Mirasole, a Milano, fino a metà luglio.

«Sono una  quarantina di scatti “rubati” in situazioni dove le persone generalmente non amano essere ritratte ma che, pur sacrificando talvolta l’estetica delle immagini, rendono in questo modo l’autenticità della loro devozione» – confida Paolo Pobbiati, fotografo per passione e viaggiatore per vocazione, autore dei libri Regine d’Ebano e Inazioni di Campo, con al suo attivo la mostra Istantanee da Mondi Perduti (Palazzo Castiglioni a Milano, 2020).

Divino Condiviso

C’è la donna che compare improvvisamente davanti all’entrata del tempio induista Mahakal Mandir a Mathura in India, con il suo sari modesto ma drappeggiato con innata eleganza e la borsa della spesa di gomma colorata, colta probabilmente in un momento di devozione estemporaneo durante la sua routine quotidiana.
C’è la geometria delle figure di un uomo e una donna, presumibilmente marito e moglie, ripresi dall’alto nella Moschea Istiqal a Giacarta, che si alterna a quella dei tappeti, raccontando di un mondo, quello dei musulmani indonesiani.

C’è una giovane donna colta a pregare in un angolo della Chiesa di Santa Ripsima a Echmiadzin, in Armenia.
C’è il fedele che accosta le labbra al crocifisso nel rito del Besapies a Siviglia.
Ci sono decine di persone che pregano davanti al Muro del Pianto a Gerusalemme. C’è la donna indù che riemerge dal suo bagno rituale nel Gange durante il Maha Khumb Mela, il più grande pellegrinaggio del mondo, e il suo volto è l’immagine della gioia più pura e assoluta.
C’è la bambina giapponese, con cappellino e zainetto, che recita assorta una preghiera in una delle grotte buddhiste di Usuki Sekibutsu.
Ci sono tutti i colori del mondo, in cui possiamo provare a riconoscere una parte di noi stessi che ci appartiene e ci accompagna.

«Una metafora efficace per descrivere la mostra potrebbe essere quella di un albero, il cui tronco ha generato rami che a loro volta si dividono e si biforcano sempre di più, dando così vita a una chioma straordinariamente ricca di religioni e credo differenti – continua Pobbiati, ex insegnante e attivista per i diritti umani per Amnesty International dagli anni ’80, nonché presidente della sezione italiana dal 2005 al 2009 – Va da sé che ciascuno ha come riferimento il ramo sul quale la vita lo ha messo, talvolta entrando in conflitto con chi sta sugli altri rami: troppo spesso, nella storia, la convinzione di essere gli unici possessori della Verità ha trasformato la religione in motivo di odio e divisione, e ancora di più nel momento in cui fede e interessi politici o economici si sono mescolati. La mostra invita a riportare lo sguardo sul tronco e sulle radici comuni di quell’albero».

Divino Condiviso non vuole essere un’esposizione “sulle religioni”, piuttosto sull’essere umano che cerca di entrare in contatto con quella parte profonda di sé dove percepisce il contatto con il trascendente, il divino.

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«L’intento è quello di mettere in evidenza l’atto del pregare non solo come forma di mediazione “verticale”, tra il sé e l’Assoluto, ma soprattutto “orizzontale” tra forme diverse di devozione che, spogliate delle differenze culturali e di appartenenza, riconducono a quel punto che condividiamo e che ci permette di riconoscerci come parte di una stessa umanità – conclude Pobbiati – Sollecitando di conseguenza una riflessione sui temi della tolleranza e del rispetto e, tanto più in questo momento storico, sull’uso strumentale che ancora oggi viene fatto della religione, utilizzata come un’arma e come giustificazione per crimini orrendi».

Barbara Majnoni d'Intignano
Barbara Majnoni d'Intignano
Giornalista professionista dal 1987 e grafologa dal 2008, dopo quasi un trentennio passato alla scrivania delle redazioni di Mondo Uomo, Donna, Elle Decor, Psychologies, Riders, Marie Claire Maison, Marie Claire Travel, diventa volutamente freelance nel 2014 per proseguire a scrivere seguendo le sue passioni: viaggiare e capire gli altri attraverso l’analisi della scrittura. Autrice di “Leggere la scrittura” (Castelvecchi Editore) e “Manuale d’amore”, scritto con Elisabetta Notaro (Giraldi Editore), fa parte del Constructive Network, un gruppo di professionisti dell’informazione che crede nel giornalismo costruttivo e delle soluzioni.

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