Antico centro spirituale e culturale sulla Via della Seta, famosa per la tradizione sufi e per l’abilità dei suoi artigiani, Bukhara sta vivendo una importante rinascita artistica grazie alla prima Biennale Internazionale d’Arte dell’Uzbekistan che si è tenuta da settembre a novembre
di Elena Pizzetti
Situata nel cuore dell’Asia centrale, Bukhara è stata un centro intellettuale ed economico nevralgico lungo la Via della Seta, punto d’incrocio delle vie carovaniere che collegavano l’Arabia all’India e all’antico Catai, luogo di incontro e scambio di merci e idee. Una città che ha mantenuto la sua forte carica spirituale, patria di una delle correnti più importanti del sufismo, legata all’ordine Naqshbandi, fondato da Baha al-Din Naqshband nel XIV secolo, e per questo ancora oggi meta di pellegrinaggi.Cuore culturale e religioso della Via della Seta fu la città di filosofi, scienziati, medici e poeti.
Bukhara, capitale dell’artigianato uzbeko
Insieme alla sua spiritualità sono sopravvissuti all’ideologia sovietica anche i suoi antichi saperi, tramandati da generazioni di abili artigiani, come l’arte del tappeto per cui è famosa, del ricamo uzbeko, il Suzani, della miniatura e della ceramica, solo per citarne alcuni.
“Con il cuore a Dio e le mani al lavoro” recita un detto sufi. E, se i luoghi sacri legati al sufismo sono santuari di preghiera di elevazione e di guarigione spirituale, gli artigiani di Bukhara continuano a stupire e ad affascinare chi visita la città con le loro creazioni. La Biennale d’Arte è stata un omaggio a queste persone che, attraverso la loro arte e la loro cura, hanno mantenuto viva l’identità di Bukhara attraverso i secoli.

Bukhara e la tradizione della cura
Bukhara era anche un luogo di guarigione. Tra i suoi medici si distinse Abu ‘Ali al-Husayn ibn ‘Ali ibn Sina, noto in Occidente come Avicenna, autore del “Canone di medicina”, opera strettamente legata alla Via della Seta lungo la quale transitavano spezie, piante e rimedi.
Al potere curativo e creativo del cuore, ha reso omaggio la prima edizione della biennale internazionale d’arte contemporanea che si è tenuta nella Bukhara antica organizzata dalla Fondazione per lo Sviluppo dell’Arte e della Cultura in Uzbekistan (ACDF).

Oltre 70 opere site-specific realizzate in loco da artisti dell’Asia Centrale e di altri Paesi in collaborazione e confronto con gli artigiani e gli artisti locali hanno dialogato da settembre a novembre con le vie, le piazze, le imponenti madrase, le cupole di maiolica turchese, i caravanserragli ingentiliti dai pergolati interni, gli specchi d’acqua, con il tema: “Ricette per cuori infranti”.
Passeggiare nel tempo tra storia e arte contemporanea
“Il Distretto Culturale che ha ospitato la biennale riunisce alcuni dei siti architettonici più iconici di Bukhara, e fino a poco tempo fa inaccessibili, come la Moschea Magoki Attori, costruita su un tempio zoroastriano e il complesso di Khoja Gavkushon; una costellazione di caravanserragli del XVIII e XIX secolo” spiega Gayane Umerova, presidente della Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan.

“Con il supporto dell’architetto di Dubai Wael Al Awar, questi spazi sono stati attentamente ripensati come luoghi sostenibili e inclusivi per la pratica artistica e il coinvolgimento del pubblico, non solo per la durata della biennale, ma anche per gli anni a venire”.

Il Rinascimento di Bukhara
“Scegliere Bukhara come città ospitante per la prima Biennale Internazionale d’Arte dell’Uzbekistan non è un gesto di nostalgia, ma un atto di convinzione – ha spiegato Gayane Umerova. “La convinzione che una città così straordinaria, con il suo centro storico intatto, le sue comunità dinamiche e le sue tradizioni vive, possa tornare a essere un centro globale di creatività, dialogo e scambio”.

Il ruolo del cuore
Il titolo “Ricette per cuori infranti” della biennale fa riferimento al ruolo fondamentale svolto dall’intelligenza emotiva nell’arte, poiché “produce consapevolezza immaginativa e intuizione completa del misterioso e del miracoloso” spiega Diana Campbell, direttore artistico della biennale. Un titolo che trae ispirazione dal patrimonio dell’antico Impero e dalla tradizione dei suoi grandi banchetti, ma anche dal valore della condivisione del cibo, fonte di ristoro e di guarigione. La mostra riecheggia le celebrazioni del XIV secolo dell’Impero Timuride, che comprendevano un’abbondanza di arte, musica, poesia, danza e, naturalmente, cibo, e potevano protrarsi fino a tre mesi.

Arte e artigianto insieme per il futuro
Tutte le opere presentate sono state realizzate in loco, dimostrando che il gesto creativo non ha bisogno di dizionari e mettendo in luce il valore della condivisione: gli artisti si sono confrontati con gli artigiani e gli artisti uzbeki.
“La Biennale di Bukhara è concepita come un’iniziativa a lungo termine – spiega Gayane Umerova – costruita attraverso la collaborazione e dedicata alla creazione di opportunità durature, inclusive e trasformative. Riflette la dedizione del nostro Paese alla conservazione del patrimonio e alla crescita dell’economia creativa, nonché la nostra convinzione nel potere della cultura di plasmare non solo l’identità, ma anche il futuro.È uno spazio in cui i giovani, che costituiscono più della metà della popolazione dell’Uzbekistan, possono vedere se stessi, le proprie storie e il proprio futuro riflessi nell’opera. È un luogo di possibilità, dove la tradizione incontra l’innovazione e dove le voci locali e globali si fondono in un linguaggio creativo condiviso”.
Attraversare il flusso del tempo
Le settanta opere artistiche hanno dialogato con la città antica in un gioco temporale tra passato, presente e futuro molto emozionante e suggestivo, creando spazi dove sostare per osservare, pensare, sognare, sperare. Opere immersive, da vivere con più sensi (olfatto incluso) nelle quali entrare, dove scultura, musica, pittura e poesia hanno contribuito con eguale importanza a creare momenti di “cura” per i cuori dei visitatori.

Dal punto di partenza Toqi Sarrafon, crocicchio coperto di un bazar cinqecentesco storicamente dedicato agli agenti di cambio indiani ed ebrei, la biennale ha seguito il percorso dell’antico canale Shakrhud che un tempo portava l’acqua del fiume Zarafshon in città attraverso un sofisticato sistema di specchi d’acqua, gli Hauz, in gran parte interrati dal regime sovietico. Tra i sopravvissuti magnifico l’hauz di fronte al complesso Khoja Gavkushon, un poetico susseguirsi di caravanserragli tra i meglio conservati dell’Asia Centrale.
Una biennale di grande garbo e ricca di poesia che ha gettato nuova linfa creativa nella città. Una ragione in più per visitare appena possibile Bukhara.

A Samarcanda si è tenuta la Conferenza Generale dell’UNESCO
Non solo Bukhara: per la prima volta negli ultimi 40 anni la Conferenza generale dell’Organizzazione della Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) non si è tenuta a Parigi ma a Samarcanda, dove si sono svolti i lavori dal 30 ottobre al 13 novembre u.s. Un forte segno dell’importanza che l’Uzbekistan ripone nella tutela e nello sviluppo del suo patrimonio storico e artistico, un risultato che guarda al futuro ottenuto grazie all’impegno della Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan.

Info: www.acdf.uz
















