Il turismo lento in Italia non è più solo un trend, ma una strategia nazionale.
«Con l’approvazione quasi unanime della legge sui Cammini d’Italia, il Senato segna un passaggio storico per il settore – afferma Gianmarco Centinaio, vice presidente del Senato ricordando che la proposta porta la prima firma del collega Roberto Marti – riconoscendo ufficialmente il valore del turismo esperienziale e sostenibile come leva di sviluppo per borghi, aree interne e destinazioni meno conosciute».
Un provvedimento atteso da anni che punta a strutturare, valorizzare e promuovere in modo organico quella rete diffusa di percorsi storici, religiosi, naturalistici e culturali che attraversa l’intero Paese: dalla Via Francigena ai cammini del Sud, dagli itinerari appenninici ai percorsi costieri.

Turismo lento: un fenomeno in crescita
«Negli ultimi anni il turismo dei cammini ha registrato numeri in costante aumento. Sempre più viaggiatori scelgono di mettersi in cammino per vivere un’esperienza autentica, immersiva, lontana dal turismo mordi e fuggi – aggiunge il Sen Centinaio – Non si tratta solo di percorrere sentieri, ma di attraversare territori, incontrare comunità locali, scoprire tradizioni, sapori e identità culturali».
Il turismo esperienziale risponde ad una domanda precisa del mercato: rallentare, vivere il viaggio in modo consapevole, privilegiare la sostenibilità ambientale e sociale.
Ed è proprio in questa direzione che si inserisce la nuova normativa.
La legge sui Cammini d’Italia introduce una cornice nazionale che punta a garantire:
maggiore sicurezza e qualità dei percorsi
accessibilità anche per persone con disabilità o mobilità ridotta
una banca dati ufficiale dei cammini riconosciuti
coordinamento tra Stato, Regioni e operatori del settore
L’obiettivo è rendere il sistema dei cammini italiani più competitivo anche sul piano internazionale.

Un’opportunità concreta per borghi e aree interne
Uno degli aspetti più strategici della legge riguarda l’impatto economico sui territori.
I borghi italiani, spesso lontani dai grandi flussi turistici, possono trovare nei cammini una nuova centralità.
Il turismo lento genera un indotto diffuso: piccole strutture ricettive, agriturismi, B&B, ristorazione locale, botteghe artigiane, guide ambientali. È un turismo che distribuisce la spesa lungo tutto il percorso, creando valore nelle comunità attraversate.
In un Paese come l’Italia, dove oltre il 70% dei comuni è costituito da piccoli centri, i Cammini d’Italia possono diventare uno strumento di contrasto allo spopolamento e di rilancio delle economie locali.
Destagionalizzazione e sostenibilità: le parole chiave del futuro
La legge si inserisce anche in una più ampia strategia di destagionalizzazione del turismo italiano. I cammini si percorrono prevalentemente in primavera e autunno, ma in molte regioni anche nei mesi invernali, contribuendo a ridurre la pressione sulle destinazioni balneari e sulle città d’arte nei periodi di alta stagione.
Inoltre, il turismo lento è per sua natura sostenibile: mobilità dolce, basso impatto ambientale, valorizzazione delle risorse locali. Un modello in linea con le nuove sensibilità dei viaggiatori internazionali e con gli obiettivi europei di sviluppo responsabile.

L’Italia dei cammini come brand turistico
Con l’approvazione della legge, l’Italia compie un passo decisivo verso la costruzione di un vero e proprio brand nazionale dei Cammini d’Italia. Un’offerta strutturata, riconoscibile e promuovibile sui mercati esteri, capace di integrare natura, cultura, spiritualità ed enogastronomia.
La sfida ora sarà trasformare il quadro normativo in azioni concrete: investimenti in infrastrutture leggere, segnaletica, digitalizzazione dei percorsi, formazione degli operatori e campagne di promozione mirate.
Il turismo dei cammini non sostituisce i grandi attrattori italiani, ma li integra e li completa, offrendo un’alternativa credibile al turismo di massa.
Un nuovo modo di viaggiare

Il via libera alla legge sui Cammini d’Italia rappresenta molto più di un atto legislativo: è il riconoscimento di un cambiamento culturale nel modo di viaggiare.
Camminare significa entrare in relazione con il territorio, ascoltare le storie dei luoghi, assaporare prodotti tipici, fermarsi. È un’esperienza che lascia un segno più profondo rispetto alla semplice visita.
In un’epoca in cui il viaggiatore cerca autenticità, sostenibilità e connessione, l’Italia sceglie di puntare su uno dei suoi patrimoni più preziosi e meno sfruttati: la sua rete di sentieri, vie storiche e percorsi identitari.
E i Cammini d’Italia potrebbero diventare uno dei pilastri del turismo del prossimo decennio.












