Torino celebra uno dei suoi simboli gastronomici più amati: il tramezzino compie cento anni e il luogo che lo ha visto nascere, il Caffè Mulassano, rende omaggio a questa icona del gusto con un ricco calendario di iniziative culturali e culinarie che accompagneranno la città da aprile a settembre 2026.
Sotto i portici di Piazza Castello, dove il Mulassano è attivo dal 1879, prende forma un anniversario che va ben oltre la semplice ricorrenza gastronomica.
Qui, nel 1926, Angela Demichelis Nebiolo – passata alla storia come “La Signora del Mulassano” – inventò il tramezzino, trasformando un’idea ispirata al toast americano in un prodotto raffinato e profondamente torinese, tanto da conquistare il poeta Gabriele D’Annunzio, che ne coniò il nome.
Donna moderna e intraprendente, Angela fu una pioniera del food & beverage ante litteram: emigrata giovanissima negli Stati Uniti, tornò a Torino con un bagaglio di esperienze che seppe tradurre in un nuovo modo di intendere lo snack, elegante ma accessibile, capace di dialogare con ingredienti locali come la bagna cauda e il tartufo. Un’intuizione che ha attraversato un secolo senza perdere fascino.
Per il centenario, il Caffè Mulassano – membro dell’Associazione dei Locali Storici d’Italia – presenterà tre “tramezzini del centenario”, dedicati alle figure chiave di questa storia: Angela, D’Annunzio e Onorino Nebiolo.
A firmarli saranno tre chef stellati, chiamati a reinterpretare in chiave contemporanea la torinesità e la piemontesità di un prodotto diventato universale. Le creazioni saranno svelate tra aprile e giugno 2026.
Accanto alla gastronomia, spazio anche alla memoria e alla cultura: a giugno verrà inaugurato un ritratto permanente di Angela Demichelis Nebiolo, realizzato da uno dei più importanti ritrattisti italiani viventi, mentre a settembre lo scrittore che ne ha raccontato la biografia incontrerà il pubblico per ripercorrerne la vita “tra whisky e tramezzini, da Detroit a Torino”.

A chiudere le celebrazioni, un contest dedicato agli studenti dell’Istituto Alberghiero di Torino, chiamati a riflettere sul valore del cibo come elemento identitario e terreno di creatività. Un dialogo tra passato e futuro che conferma come il tramezzino, nella sua apparente semplicità, resti uno dei racconti più riusciti del genio gastronomico italiano.
Un secolo dopo, seduti agli stessi tavolini frequentati da artisti e intellettuali, turisti e torinesi continuano a ripetere le parole di D’Annunzio: “Mi ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini”.
E al Mulassano, da cento anni, il desiderio viene puntualmente esaudito.













