Viaggio nel tempo sui treni a vapore dello Sichuan

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Un’affascinante esperienza sull’antica strada ferrata usata da minatori e contadini cinesi negli anni Sessanta. Una provincia lontana dal turismo di massa. A tu per tu con il panda gigante nel suo habitat naturale: la foresta di bambù. L’esercito di terracotta e il Buddha più grande del mondo

 

testo e foto di Maurizio Maria Fossati

 

LA LOCOMOTIVA sbuffa e arranca tra nubi di fumo e vapore. I colpi di stantuffo si susseguono con cadenza regolare, come i battiti di un vecchio, ma robusto cuore. I finestrini sono aperti. Noi abbiamo il fumo negli occhi e la fuliggine, in piccolissimi granelli, che si incolla sulla fronte. Che emozione. E che soddisfazione! Siamo riusciti a realizzare un “viaggio nel tempo”, ripercorrendo su un antico treno a vapore la strada ferrata costruita nel 1958 tra Bajiaogou e Shixi, nella provincia cinese dello Sichuan. Un’area poco battuta dal turismo di massa. Negli anni ’60 questa ferrovia era l’unica via di collegamento con la miniera di carbone di Bajiaogou. Sono quasi 20 chilometri di strada ferrata a scartamento ridotto che si inerpica tra le montagne. Pendenza massima 36%, 6 gallerie, 108 curve col raggio minimo di 70 metri. I contadini delle valli la usavano per trasportarvi semenze, frutta, verdura e animali. Oggi, sei locomotive a vapore (tipo ZM16-4, costruite negli anni ’50 dalla Shijiazhuang Motive Power Machinery Works) accuratamente restaurate, trasportano a turno i turisti che, come noi, vogliono provare l’emozione di un tuffo nel passato. Il biglietto costa pochi euro.

Arrivare fin qui non è difficile. Chengdu, il capoluogo della provincia dello Sichuan, città con oltre 14 milioni di abitanti situata nel sud-ovest della Cina, è a circa undici ore di volo diretto dall’Italia. Numerose anche le soluzioni low cost disponibili tutto l’anno con uno o più scali. La città, nevralgico crocevia commerciale del Paese, è una megalopoli dalle infinite offerte. Vi convivono, infatti, le più antiche tradizioni assieme alle più moderne tecnologie.

Giocare con i panda giganti

Ma è ancora “fuori porta” che troviamo un’altra attrazione unica e da non perdere: il “Chengdu Panda Base“, Centro di ricerca e allevamento dei panda giganti, un’importante riserva naturale e polo di ricerche che ha scopi didattici e l’obiettivo di preservare, far riprodurre e reinserire nell’ambiente naturale questi animali in via di estinzione. Nello Sichuan, provincia naturalmente ricca di foreste e di bambù, i panda sono a casa loro. Nel Centro sono stati ricostruiti in modo scientifico e sapiente gli habitat naturali. Ed è emozionante vedere i cuccioli giocare tra di loro in modo buffo nel verde. Il momento migliore per una visita è il mattino: i panda sono più svegli, affamati e si muovono di più. Incontrerete anche alcune allegre scolaresche in gita, guidate dalle loro maestre. L’ingresso costa meno di dieci euro e il Centro, che dista circa 10 chilometri da Chengdu, è raggiungibile dalla città in mezz’ora di autobus o di taxi. Il “Panda scientific discovery center” offre informazioni, pieghevoli, video e pannelli interattivi. Un museo traccia la storia cinese del panda gigante e di quello rosso, che assomiglia a una volpe. Un ospedale veterinario li cura. E una sala cinematografica mostra filmati naturalistici.

La provincia dello Sichuan, regno di rigogliose foreste, è anche ricca d’acqua. Nel 713, gli abitanti, per ingraziarsi la benevolenza di due fiumi particolarmente turbolenti, il Dadu e il Qingyi, costuirono quella che ancora oggi è la statua di Buddha più grande del mondo: il Buddha di Leshan (due ore di bus da Chengdu). Scolpito nella roccia a strapiombo sul fiume, questo Buddha è alto ben 71 metri. Lo si può visitare a piedi, ma per fotografarlo è meglio prendere uno dei traghetti che fanno servizio sul fiume.

L’esercito di terracotta di Xi’An, nello Shaanxi

Xi’An (ex Chang’an), capoluogo della provincia dello Shaanxi (a Nord dello Sichuan) con 8 milioni di abitanti, era il punto di partenza dell’antica via della seta che mise in comunicazione la civiltà occidentale con quella orientale. Oggi è nota soprattutto per il Museo dell’esercito di terracotta, che si trova a Lintong, a 40 minuti di autostrada da Xi’an. I guerrieri e i cavalli di terracotta furono fatti costruire dall’imperatore Shihuang della dinastia Quin e sono annoverati tra i patrimoni dell’Unesco. Il museo che li raccoglie è composto da tre siti archeologici. In totale le statue, di grandezza superiore al naturale, dovrebbero essere circa 7.400, 130 i carri da guerra. Al momento ne sono state recuperate e restaurate circa 1.200. La fossa numero uno, la più spettacolare da vedere, ha una superficie simile a quella di un campo di calcio. Le figure hanno volti, abiti, berretti e accessori diversi a seconda del grado. In origine erano dipinte con colori sgargianti.

La cucina incorona re il raviolo

L’arte ciulinaria dello Shaanxi discende dalla tradizione Tang. Il “banchetto a base di ravioli” e la zuppa di carne di montone sono le specialità più rinomate. Pare si possano contare circa 200 tipi di ravioli diversi. Sono tutti fatti rigorosamente a mano e vengono cucinati a vapore, bolliti, fritti e arrosto. Possono avere i ripieni più svariati con gusto salato, piccante, aspro, agro-dolce, dolce. Il ripieno può essere a base di manzo, pesce, calamari, maiale, formaggio, verdure di stagione, riso, noci, cachi, peperoncino e zenzero. Solitamente hanno grosse dimensioni e ne viene servito uno, di un tipo per volta, a tutti i commensali. Ma esistono anche dei mini-raviolini. Il ristorante più antico e rinomato di Xi’an, aperto nel 1930, è il “De Fa Chang” e si trova nella cosiddetta piazza della Torre del tamburo. Carni di manzo, maiale, agnello, pollo e crostacei vengono solitamente cucinati con abbondanza di verdure di stagione, funghi e patate.

Jogging e bici sulle antiche mura

Sport e storia, un binomio curioso e divertente. E’ quello che hanno saputo fare sulle antiche mura di cinta della città di Xi’an. Non solo foto, ma anche jogging e bicicletta proprio sopra questo imponente baluardo difensivo costruito in epoca Ming. Le mura, disposte a forma rettangolare per un perimetro di quasi 14 chilometri, sono alte 12 metri e hanno uno spessore nella parte superiore che varia tra i 12 e i 14 metri. Ebbene, oggi sono diventate un percorso panoramico e ideale per fare sport. Pensate che in corrispondenza delle quattro porte principali (costruite secondo i quattro punti cardinali) ci sono dei chioschi che noleggiano biciclette proprio per permettere a cittadini e turisti pedalare su questa singolare pista ciclabile. Ai piedi delle mura stesse, inoltre, i cinesi usano fare ginnastica serale dopo cena (in Cina si cena presto, solitamente alle 18.00) e si svolgono manifestazioni di piazza come il serate di fuochi d’artificio e l’annuale festival delle lanterne (nel primo mese del calendario cinese).

Cosa e dove comprare a Xi’An

La giada cinese è famosa e pregiata. E la provincia dello Shaanxi è uno dei luoghi in cui ebbe origine la lavorazione di questa pietra dura fin dall’età neolitica. I soggetti sono spesso figure umane, divinità, fiori, uccelli, animali. Per chi vuole portare a casa un ricordo non c’è che l’imbarazzo della scelta. Può scegliere tra gioielli finemente lavorati, oggetti di lacca, disegni e calligrafie, seta, broccati, porcellane, tè, farmaci tradizionali cinesi. A Xi’an, la via Shuyuanmen (davanti al Museo della Foresta di stele), lastricata in pietra e incorniciata da edifici in stile Ming, offre oltre cento negozi dove si possono trovare libri, modelli di calligrafia, disegni, carte artisticamente ritagliate, sigilli, pennelli e calamai. Oggetti antichi, porcellane, terracotte, sculture, articoli di bambù, li possiamo trovare nella Torre del tamburo. E non mancano i grandi magazzini come per esempio i Minsheng, in via Jiefanglu, il maggior centro commerciale dell’area nord-occidentale della Cina.

Mille emozioni con il teatro tradizionale

La musica rituale in Cina è ancora oggi una componente fondamentale di cultura e intrattenimento. Gli spettacoli hanno spesso scenografie mozzafiato con attori e ballerini che si esibiscono in abiti tradizionale dell’epoca Tang. Un recital particolarmente avvincente viene messo in scena all’aperto a Li Tong, località a 40 chilometri da Xi’an, sede un tempo del palazzo d’inverno dell’imperatore. Il titolo: “Chang Hen Ge” (Il canto del rammarico eterno), un poema popolare scritto nell’806 che narra la tragedia tra l’imperatore Xuan Zong Tang e una bellissima donna di cui l’imperatore si invaghisce, trascurando i doveri ufficiali. Ribellione, guerra e distruzione fanno da sfondo. Immagini suggestive sono proiettate su una serie di grandi schermi digitali alle spalle degli attori che danzano su palchi mobili che emergono e si inabissano nell’acqua di un laghetto. Fuochi d’artificio e fiamme alte dieci-venti metri nelle vicende di guerra. Batticuore, colpi di scena, attori volanti. E per sfondo le montagne che si illuminano a giorno. Biglietto 300 juan, circa 45 euro.

Pubblicato su QN (Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione) il 26.10.2017.

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