Viaggio in Uzbekistan: fascino infinito lungo la Via della Seta

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di Donato Sinigaglia

 

Khiva grande museo all’aperto. Samarcanda crocevia delle culture. Bukhara la città sacra

In Uzbekistan storia, culture, religioni e commerci si incro-ciano. Da qui passava la miti- ca Via della Seta (lunga 2000 chilometri) che, per i lettori del Milione di Marco Polo, ri- chiama alla mente gli spazi infiniti, gli aridi deserti, i caravanserragli dove sostavano i cammelli battriani, che trasportavano dalla Cina (l’antico Catai) fino al Mediterraneo, raffinati tessuti e spezie di ogni tipo. Carovane lunghe chilometri in un miscuglio di lingue e tratti somatici che ancor oggi si colgono visitando l’Uzbekistan. E non solo per le merci. Da qui si sono diffuse le principali religioni: dallo zoroastrismo alla mistica sufi, dall’ebraismo al cristianesimo, dal buddhismo all’islam. Qui si ricordano ancora le imprese di celebri condottieri: da Alessandro Magno a Gensis Khan, da Tamerlano a Marco Polo. Bukhara, Samarcanda e Khiva, le tre città simbolo, ne sono l’emblema culturale. Quello che fu il glorioso Turkestan medievale presenta tratti geografici per molti aspetti sconosciuti. E’ la nazione più continentale della terra, perchè non si affaccia su nessun mare. Diverse le peculiarità ambientali e climatiche: dalle cime innevate (Tien San, Alaj e Pamir) alle fertili pianure alluvionali centrali, molto sfruttate, a tempi dell’Unione Sovietica, per la coltivazione del cotone. Fino alle aride steppe che, attorno a quello che resta del lago Aral, antico mare oggi quasi del tutto prosciugato, diventano veri deserti. Prima tappa l’antica Hvarezm, che conserva un centro storico perfetto, anche se in parte ricostruito, ricco di monumenti decorati in legno e marmo finemente intagliati. Capitale nel XVI secolo dell’impero timuride, Khiva è divisa in due zone: la città esterna che nei secoli passati era protetta da 11 por-te, ed la città vecchia (Ichon Qala) circondata da mura in mattoni di fango e paglia che alcuni studiosi fanno risalire al X secolo. Varcarne le mura è fare un salto nel tempo quando a Khiva, assieme alle carovane, arrivavano anche gli schiavi per essere venduti. La città vecchia va vista al tra- monto, meglio dal terrazzo del bastione Dicheik per godere della luce che filtra attraverso il minareto di Kalta Minor e le cupole delle moschee. Suggestiva è l’illuminazione notturna. Dopo aver attraversato il vasto deserto di Kyzyl Kum (la sabbia rossa) si giunge a Bukhara, capitale nel IX secolo del regno persiano samanide, la città sacra per eccellenza dell’Asia centrale. Qui nacque l’imam Al-Bu- khari, grande scienziato. I 140 monumenti protetti Unesco e un centro storico, rimasto immutato negli ultimi due secoli, catturano il turista curioso. La stradine strette e tortuose consentono di im- mergersi in atmosfere magiche tra il bazar Chasma Ayoub e antichi quartieri dai diversi stili architettonici e respirare il profumo del pane (va assaggiato) appena sfornato dal tandur (forno di argilla). Da visitare il complesso di Poi Ka- lon con la moschea, lo svettante minareto e la madrassa, il mausoleo Ismail Saman (gioiello d’oriente) capolavoro di architettura medioevale e la moschea Magoki Attar (pozzo degli erboristi) che sorge su un tempio zoroastriano, ditrutto dagli arabi nel XII secolo. Ma è a Samarcanda (crocevia delle culture) che si coglie tutto il fascino legato alla Via della Seta. Fra le città più antiche a mondo (ha festeggiato i 2750 anni), Sarmarcanda è il tema della celebre canzone di Roberto Vecchioni. Principale caravanserraglio sulla Via della Seta, divenne la splendida capitale dell’impero di Tamerlano, spietato ma anche generoso mecenate dell’arte e della cultura. Da allora il centro storico è rimasto immutato, compresa la sua magica atmosfera, con le madrasse dalle cupole di maiolica, le moschee dai minareti azzurri, i mausolei e le tombe, mentre il frenetico bazar costituisce un museo etnico dal vivo. Difficile non avere un sussulto davanti alla piazza Registan (il “luogo della sabbia” va visto anche di sera con l’affasciante gioco di luci), l’antico centro della città circondato da scuole coraniche, con le cupole azzurre e le piastrelle smaltate diventate da sole icona della Via della Seta. Lo stesso capita davanti al viale dei mausolei Shani- Zinda, alla Moschea di Bibi- Khanym e al Mausoleo di Gur- e-Amir, dove Tamerlano si diede una dimora eterna degna del suo impero. Ultima tappa la capitale politica Tashkent: nella città vecchia il mausoleo Kaffal Shashi, me- ta dei pellegrini, la grande moschea del complesso Kasta Imam, contiene un enorme Corano, il più antico del mondo, macchiato nel 655 dal sangue del califfo Osman.

Tamerlano, padre della patria

In Uzbekistan tutto parla di Tamerlano (Amir Temur), ambizioso genera- le turco-mongolo, considerato il padre dell’Uzebikistan. Per capire il ruo- lo di questo enigmatico personaggio, basta recarsi a Shahrisabz città natale di Tamerlano, situata alle pendici del Pamir, tappa importante lungo la Via della Seta. La visita alla città-simbolo consente di godere dell’ebbrezza di prendere la strada di montagna che porta al confine con l’Afghanistan, e magari fermarsi nei mercati di campagna lungo la stra- da per far merenda con pesche e uva passa. Ma soprattutto per ammirare l’emorme porta del palazzo Ak-Saray (la leggenda dice che in passato fosse visibile da una distanza di cinque giorni a cavallo) che si raggiunge dopo aver percorso a piedi un lunghissimo e moderno viale alberato e lascricato di piastrelle, dove c’è l’emorme statua del grande condottiero. Sosta anche ai complessi Dorus Saodat e Dorut – Tilovat. A Shahrisabz si trovano le tombe del padre di Temerlano, Amir Taragai e dei suoi figli maggiori Jahangir e Omar Sheikh. Temerlano riuscì a creare alla fine del 1300 un impero esteso dal Pamir fino alla Persia, alla Georgia ed all’Anatolia, trasformando delle oasi carovaniere in mezzo al deserto– come erano state fino ad allora Bukhara, Samarcanda e Khiva– in capolavori dell’arte, dell’architettura e della cultura islamica. Tamerlano fece di Samarcanda la splendida capitale del suo impero, a cui seguirono vari khanati locali, tra i quali primeggiò quello dell’altrettanto splendida Bukhara. Nel 1800, l’Uzbekistan entrò nell’orbita russa, per diventare nel 1917 una delle repubbliche dell’Asia centrale sovietica. Dal 1991, con il crollo del comunismo, l’Uzebekistan è indipendente.

Sete, ceramiche, tappetti e spezie nei colorati bazar

Il turista che arriva in Uzbekistan resta affascinato dall’atmosfera unica che combina tradizioni antiche e vita moderna. Qui è possibile rilassarsi all’ombra degli alti platani, avvolti dall’aroma di spezie ed erbe, osservando la vita tranquilla dei bambini che giocano o degli anziani nelle tradizionali sale da tè, o immergersi nei mille colori e profumi degli animati bazar che offrono l’hanatlas, tessuto uzbeko in cotone o seta lavorato a mano, il suzani tessuto ricamato, o le pregiate sete di Margillon. Caratteristici gli zucchetti copri testa, i cofanetti di legno o cartapesta, decorati con miniatura tradizionale laccata, preziose le ceramiche blu elegantemente rifinite, quelle verdi e cobalto di Rishton. Ricercati i prodotti artigianali in legno. Non mancano i tappetti la cui arte nella lavorazione è tramandata da padre in figlio. La fabbricazione dei tappetti, in particolare quelli in seta, è molto laboriosa: può richiedere mesi, a volte un anno, a seconda della complessità dei disegni.

Uzbekistan Holidays itinerari personalizzati

Comodi voli giornalieri con la compagnia di bandiera Uzbekistan Airways collegano l’Italia con il paese dell’Asia Centrale. Per la logistica, comprese le guide parlanti italiano, è bene affidarsi all’agenzia turistica Uzbekistan Holidays che è in grado di assistere il turista in tutto il viaggio. Info: fatima@uz- bekistan-holidays.com.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2018 su La Voce di Rovigo

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