“Restare in Vietnam”, il nuovo libro del socio Gist Luca Pollini

“Restare in Vietnam”, il nuovo libro del socio Gist Luca Pollini

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di Giovanni Bosi, Perugia

Una storia vera talmente emozionante e coinvolgente da porsi subito alla ribalta come possibile sceneggiatura per il grande schermo. E sì, perché a distanza di decenni la guerra del Vietnam resta un argomento di rilevanza mondiale, su cui ci si continua a interrogare e anche perché ha rappresentato uno spartiacque in tema di conflitti assurdi. “Restare in Vietnam. Dalla parte del nemico” è l’ultimo libro del giornalista Luca Pollini. Un libro-verità, si potrebbe definire, in cui un ex soldato americano racconta la “sua” guerra e spiega perché alla fine ha deciso di rimanere per sempre nel Paese asiatico.

E’ il frutto di un lavoro certosino, di diversi viaggi nel Vietnam e nei luoghi che hanno fatto da cornice al conflitto fra Stati Uniti e Vietnam conclusosi nel 1975. Persino un attento sopralluogo a quello che gli americani chiamavano “Hotel Hilton”, vale a dire la prigione di Hoa Lo ad Hanoi. Luca Pollini, da giornalista meticoloso qual è, non ha voluto tralasciare nulla nel raccontare la vicenda umana del soldato Marlin McDade, americano impegnato per quattro anni sul fronte della guerra del Vietnam. E’ lui che – quando le armi hanno iniziato a tacere, ma quando ancora gli effetti della guerra assurda erano ancora tutt’altro che sopiti – ha deciso di rimanere in Vietnam. Una scelta non facile, ma probabilmente inevitabile.

“Originario del Kansas, proveniente da una famiglia cattolica e con tradizioni militari (padre e nonno sono decorati di guerra) Marlin è partito poco più che ventenne, abbastanza convinto di quello che stava andando a fare – ci spiega Luca Pollini – poi gli eventi: l’addestramento inutile; convivere con la paura per tutto il giorno; le perdite di amici; le azioni crudeli; il ritorno momentaneo a casa dove, convinto di essere accolto come un eroe viene insultato e chiamato assassino. Una nuova partenza verso il fronte dove viene ferito – aggiunge Pollini – i primi dubbi su quello che stava facendo. Un’amicizia, poi sfociata in amore, con un’infermiera nordvietnamita, in una Saigon che ‘vive’ nascondendo le atrocità della guerra. E alla chiamata di ritiro delle truppe la sua risposta: «No, io mi fermo qui»”.

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Un libro-verità, dicevamo: la storia di Marlin è stata infatti raccolta dall’autore in una lunga intervista (un autentico face-to-face) realizzata nell’estate del 2016 in un bar a Da Nang e ora riportata nel libro pubblicato dall’editore Elemento115. Una curiosità: la foto di copertina, un’autentica storia di guerra, Luca l’ha rinvenuta a Hoi An, splendida cittadina vietnamica oggi iscritta dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità. Una vera e propria chicca che impreziosisce il lavoro. “Il Vietnam non finisce mai. A più di quarant’anni dalla fine del conflitto, ancora si parla, si scrive, si litiga, si discute, ci si confronta come fosse un incubo ricorrente, un male che, prima o poi, bisogna affrontare – annota l’autore nel prologo – certo, anche il conflitto arabo-israeliano in Medio Oriente non finisce mai, però la differenza è rilevante: quest’ultimo è ancora in corso, mentre quello vietnamita si è concluso nel 1975″.

“Il ricordo di quegli anni è sempre fresco e si porta dietro il senso di una costante attualità. Da una fredda analisi risulta che è stato un conflitto di proporzioni minori, che vide un impegno limitato da parte di una superpotenza mondiale in una zona remota del Terzo mondo, dove persero la vita oltre due milioni di vietnamiti e 58mila americani. Tanti, ma pochi se si mettono a confronto a quelli delle due guerre mondiali – argomenta ancora Luca Pollini – la rilevanza di una guerra, però, non la misuri solo dal numero delle vittime o dalla dimension geografica, ma anche dai suoi effetti politici e sociali. Ecco allora che la guerra in Vietnam diventa sicuramente l’evento più importante per l’America del ventesimo secolo, tanto che nel 1968 di fronte a continue tensioni sociali, il diffondersi della controcultura, eventi delittuosi dove sono morti ammazzati presidenti e uomini politici, in molti hanno pensato che gli Stati Uniti fossero a un passo da una seconda rivoluzione. E solo negli anni successivi si è capito che l’intervento militare in Vietnam è stato uno spartiacque nella storia americana”.

L’autore. Luca Pollini, milanese amante del mare, è cresciuto nella Milano degli anni Settanta. All’attività di giornalista unisce quella di saggista autore. Ha pubblicato, tra gli altri: I Settanta, gli anni che cambiarono l’Italia; Gli Ottanta, l’Italia tra evasione e illusione; Hippie, la rivoluzione mancata; Musica leggera. Anni di piombo; Amore e rivolta a tempo di rock; Ribelli in discoteca; Immortali: storia e gloria di oggetti leggendari. Ha debuttato a teatro col reading “Hippie, a volte ritornano”. Collabora con mensili e quotidiani, si occupa di storia contemporanea, cura un sito (www.retrovisore.net) dedicato alla storia del costume italiano. Crede nel rock e rimpiange il Parco Lambro (inteso come Festival).

Per saperne di più
Editore Elemento115
www.elemento115.com

 

Articolo pubblicato al link:

http://www.turismoitalianews.it/pubblicazioni/14237-restare-in-vietnam-un-ex-soldato-americano-racconta-la-sua-guerra-e-perche-alla-fine-ha-deciso-di-fermarsi-nel-paese-asiatico

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