Perù da sogno, sulle ali del condor

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Testo di Renato Malaman – Foto Google Immagini

 

Inseguire il condor, sempre più in alto. Inseguire quelle ali dispiegate e armoniose che sfiorano vette, picchi e pianori della parte più solenne delle Ande, per poi scoprire che, anche quando si tocca il cielo con un dito, il condor resta sempre più in alto. E sembra irriderti, ricordandoti che l’uomo non può sfidare oltre la natura. Un viaggio in Perù è proprio come un volo, fisico e metaforico. Un viaggio perennemente proiettato oltre il limite, su un mondo le cui origini sono in parte ancora avvolte nel mistero (vedi le inquietanti e mai “spiegate” linee di Nazca) e impastate di riti ancestrali e di storie cruente, le quali rimandano sia all’epoca precolombiana che alla “conquista” spagnola.

 

Il Perù – grande quattro volte l’Italia e con 30 milioni di abitanti – si presenta come  una delle mete più affascinanti del pianeta, un magnete del mappamondo capace di  attirare visitatori da ogni dove: attualmente circa 4 milioni  all’anno, dei quali  80.000 italiani (dato in crescita costante). La destinazione simbolo di questo paese del continente latino-americano risulta sicuramente Machu Picchu, città incastonata tra montagne dai pendii arditi, di cui si era persa traccia dall’epoca della prima colonizzazione,  e riscoperta solo nel 1911 – per caso – dall’archeologo americano Hiram Bingham, il quale  in realtà cercava il leggendario tesoro degli Incas. Machu Picchu,  liberata dalla selva che l’aveva nascosta e protetta per tre secoli, oggi si colloca tra le meraviglie del mondo. Città carica di mistero che – prosaicamente ma saggiamente –  i peruviani vedono come un inesauribile “bancomat”: per entrare si pagano 45 euro (senza contare quelli necessari per salire sul treno di lusso tra Cuzco e Aguas Calientes) e  il flusso di turisti appare inarrestabile tutto l’anno, tanto da costringerli ad assumere restrittive modalità di accesso.

Lago Titicaca, villaggio
Lago Titicaca, villaggio

Perù e grandi altitudini sono sinonimi e il “volo” è il loro trait d’union. Si vola anche quando si viaggia su quattro ruote e si superano valichi – come il Mirador de Los Andes, tra Arequipa e Chivay – superiori ai 4.900 metri.  Lo stesso lago Titicaca, il più grande specchio lacustre navigabile del mondo, giace a 4.000 mila metri d’altezza, non paralizzato dai ghiacci solo perché il Perù si trova prossimo all’Equatore. Lago “abitato” in mini villaggi (costruiti su isole galleggianti) da indios di etnia Uros, maestri nel realizzare barche e capanne con la totora, giunco ricavato  da una pianta palustre locale.

Cuzco, cattedrale
Cuzco, cattedrale

Il Perù di oggi scommette molto sul turismo. Passata l’emergenza terrorismo degli anni ’80-‘90,  conseguenza esasperata di una situazione sociale e politica esplosiva (chi non ricorda il movimento di ispirazione maoista Sendero Luminoso e suoi sanguinosi attentati ?), il governo di Lima ha intrapreso una vasta campagna di investimenti per migliorare le infrastrutture di collegamento, per rendere i servizi più al passo con i tempi e soprattutto per restaurare monumenti , città d’arte e siti archeologici. Oggi un metro quadro in centro a Cuzco costa come a New York e il motivo c’è. L’antica e potente capitale degli Incas, a cui gli spagnoli nel XVI secolo hanno praticamente “sovrapposto” la loro città barocca con chiese e piazze sfarzose (per dare un segnale chiaro su quali mani fosse finito il potere e quale fosse la religione da seguire, processo facilitato da un’abile operazione di sincretismo con i precedenti riti), si presenta oggi come una delle capitali culturali dell’America Latina. Bella e seducente, pittoresca ed elegante nelle sue architetture d’epoca e nelle sue atmosfere coloniali. Gustare un Pisco, distillato di uve autoctone diventato “l’espiritosa bandera nacional”, in uno dei suoi locali appare un piacere che va oltre il rito dell’aperitivo perché evoca l’anima di questo paese, sempre in sospeso fra tradizione e sete di futuro.

Valle del Colca
Valle del Colca

Ammaliante anche Arequipa, stesso fascino coloniale e stessa storia, ma declinata in vari colori. Come quelli vivacissimi del Monastero di Santa Catalina. Misteriosa nell’esposizione delle mummie di bambine sacrificate sei secoli fa dagli Incas in alta quota per conquistarsi la benevolenza del vulcano. Piccole mummie restituite dai ghiacci eterni solo nel 1994, come Juanita, testimonianza di un passato cruento anche prima della violenza praticata dagli spagnoli.  Perù che è anche molto altro da vedere: dal cosmopolita e scintillante centro storico di Lima (dietro le cui quinte tuttavia – separate da un muro – sopravvivono periferie  di evidente povertà), alla costa percorsa dalla Panamericana (Ica, Pisco, Paracas e isole Ballestas, regno dei leoni marini), alla parte amazzonica celata dalla foresta pluviale, alla città andina di Ayacucho.

Donne andine, tessitura
Donne andine, tessitura

Perù che in questi giorni si presenta  in preda alla febbre da Mundial. C’è arrivato dopo uno spareggio e non viveva questa gioia calcistica dal 1982, quando in Spagna pareggiò anche con gli azzurri del cittì Bearzot e di Paolo Rossi, poi trionfalmente  vincitori del “mundial”. Febbre da mondiale in Russia che si coglie anche nelle piazze, dove ogni sera brulicano grandi e piccini (a Puno il fenomeno appare incredibile) intenti a scambiarsi le figurine Panini per completare l’album dedicato al torneo. Tutto il mondo è paese, si dice. Ma qui però bisogna coniugare questo concetto con l’altitudine, la quale può dare anche alla testa, in tutti i sensi, anche letterale del termine, perché il Soroche (malessere da debito di ossigeno) colpisce alla cieca e prostra il fisico.

Gregge
Gregge

Chi lo ricompensa è l’enogastronomia peruviana, basata sulla straordinaria biodiversità dell’agricoltura, dell’allevamento (avete presente i lama, l’alpaca e la vigogna per la pregiata lana?) e della pesca. Rafael Rodriguez, chef peruviano ormai nell’elite italiana della cucina (presto apre in Costa Smeralda il “Nuna”), dice: “Non solo Ceviche, questa è una cucina nuova dalle radici antiche”. Karina Ruiz, giovane peruviana che in Italia ha creato il tour operator Vuela, specializzatosi proprio nella destinazione Perù, si dichiara  convinta che il suo paese sia una terra da amare, anche con le sue contraddizioni: “Il paese piano piano cresce – dice –  e può guardare in alto”. Sempre inseguendo il volo regale e armonioso del condor, appunto.

Info:  Promoperu,  www.globaltourist.itpr@globaltourist.it – tel. 011 45 46 557
Vuela,  www.vuela.itinfo@vuela.it – tel. 02 26 80 91 17

 

articolo pubblicato al link: www.terreincognitemagazine.it/peru-da-sogno-sulle-ali-del-condor/

 


 

 

 

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