L’UOMO DELLA PIETRA ABITAVA ALL’ISOLINO

0
4502

In mezzo al Lago di Varese, nel territorio di Biandronno, spunta, divisa dalla terraferma da uno stretto canale chiamato Ticinello, un triangolo di una bellezza incredibile, l’Isola Virginia, o Isolino.
Tranne la zona di attracco delle barche che vi trasportano visitatori e il vicino ristorante, l’intera isola (9200 metriquadrati) è ricoperta da una fitta vegetazione, dove costruiscono la tana i numerosi animali selvatici che vivono da queste parti.
Il tarabusino, la folaga, lo svasso maggiore e la gallinella d’acqua si riparano dagli sguardi dei visitatori tra i lunghi rami degli enormi salici che crescono lungo le rive.
Va sottolineato che querce, ontani neri, sequoie, carpini, noci del Caucaso con le loro radici sporgenti, ninfee, pungitopo, fitti canneti che offrono riparo alle 170 specie di uccelli, crescono liberamente in questo ambiente incontaminato.
Conosciuta nell’antichità con il nome di Isola di San Biagio per la presenza di una piccola chiesa dedicata a questo santo,, venne acquistata nel 1822 dal duca Pompeo Litta, che volle chiamarla con il nome della moglie, Camilla.
La già ricca vegetazione dell’Isola Camilla venne da lui infoltita con pioppi, pini, frassini, abeti, ontani.
Nel 1878 l’Isola cambiò nuovamente proprietario e nome, prendendo quello della moglie di Andrea Ponti, marchesa Virginia Ponti Pigna.
Ricerche compiute negli anni attorno al 1860 dall’abate Antonio Stoppani hanno rivelato la presenza di un insediamento preistorico.
Gli scavi archeologici, negli anni, hanno riportato alla luce uno dei più importanti e più antichi (a livello europeo) insediamenti palafitticoli della preistoria (3500 a.C.).
Fu abitata continuativamente dall’uomo dal primo Neolitico (fine VI millennio a.C.) alla fine dell’età del Bronzo (900 a.C. circa).
Sono state rinvenute lamelle in selce e ossidiana, manufatti in quarzo ialino, tranciati trasversali tardo neolitici e una serie di cuspidi di freccia.
Nel 1981 una eccezionale periodo di siccità ha abbassato il livello del lago e permesso così di scoprire una complessa struttura lignea, proprio di fronte alla banchina del ristorante: un piccolo villaggio palafitticolo.
All’Isolino Virginia, durante il Neolitico Antico e Medio (5060/4800 a.C. – 4340/3970 a.C.), l’uomo realizza direttamente sul terreno le monumentali piattaforme lignee sulle quali costruire le proprie case a pianta rettangolare.
Durante il Neolitico superiore (IV millennio a.C.) le palafitte costruite all’asciutto permettevano di evitare l’allagamento delle abitazioni.
La datazione delle strutture lignee non lascia adito a dubbi dato che per stabilirla sono stati usati dendrocronologia e radiocarbonio.
I resti lignei del villaggio preistorico dell’Isolino Virginia si sono conservati grazie alle particolari condizioni di giacitura del deposito archeologico, in ambiente umido o sommerso.
Le palafitte dell’Isolino condividono i caratteri di molti degli insediamenti lacustri del Neolitico circum-alpino che rendono l’applicazione della dendrocronologia difficile, o addirittura impossibile.
Il Museo Ponti all’Isolino Virginia
La villetta eretta dai Ponti nella seconda metà dell’Ottocento è oggi sede di un piccolo Museo Preistorico, che dipende del Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello: qui è conservata parte della raccolta di reperti rinvenuti sull’isola; il restante materiale archeologico è esposto nei Musei Civici di Varese.
Il Museo Ponti, visitabile solo da aprile a ottobre durante i fine settimana e nei giorni festivi, è raggiungibile in barca da Biandronno con un servizio pubblico, ma ci sono attracchi anche per mezzi privati.
È possibile prenotare visite guidate durante tutto il periodo dell’anno.
Nel parco archeologico è presente un percorso didattico all’aperto dove, nei pressi del bar-ristorante aperto tutto l’anno, è esposto un calco di struttura neolitica datata tramite un tronco d’acero 4800-4680 a.C.
Questo sentiero strutturato didatticamente illustra la preistoria del Lago di Varese, le sue genti, la vita che conducevano: in particolare è possibile approfondire l’uso che le popolazioni stanziali facavano delle caratteristiche abitazioni sull’acqua, le palafitte.

Graziella Leporati

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here