Livigno, quel Piccolo Tibet regno degli sportivi (e del trekking meditativo oltre i 3.000)

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di Mauro Pigozzo

Livigno nell’immaginario degli appassionati di trekking è meta che evoca il Tibet. Una vallata, circondata di vette, dove con facili trekking si arriva a tremila metri. Ma anche luogo epico per scalatori del ghiaccio, teatro di evoluzioni e discese folli per gli amanti delle mountain bike, che oggi sono le moderne e-bike. Lo sport, a 1800 metri, è un mantra: arrivano atleti da tutto il mondo per beneficiare dell’allenamento in altitudine e non è raro incrociare campioni olimpici che corrono sulle piste pedonali e ciclabili che si sviluppano lungo la vallata.

A completare questo scenario naturalistico e perfetto per l’outdoor una via pedonale, in centro città, calcata da curiosi e persone impegnate nello shopping furente di tabacchi, profumi e ogni altra merce che possa avvantaggiarsi della detassazione grazie alla quale prospera il territorio da anni. Livigno, infatti, prima di diventare mecca internazionale del turismo outdoor, era isolata tra i monti: per questo i residenti venivano aiutati con delle speciali concessioni fiscali.

Dal 17 al 21 luglio abbiamo avuto l’opportunità di conoscere la vallata e i suoi monti grazie ad un press tour organizzato dall’ente del turismo di Livigno, un evento che sui social è divenuto virale con l’hashtag #ome19 (Outdoor media event 2019) e che è stato realizzato grazie alla collaborazione dell’Apt con il gruppo delle guide alpine e alcuni sponsor, tra i quali Scarpa per le calzature da trekking, Smith per gli occhiali e i caschetti da bici, Masters per i bastoncini e Osprey per gli zaini. Tutta attrezzatura necessaria per seguire il percorso pensato da Martina Bormolini e Michela Martinelli, che per l’Apt hanno curato l’accoglienza e preso parte alle avventure. Presenti una trentina di giornalisti da tutta Europa: oltre al gruppo italiano, c’erano colleghi da Germania, Svizzera, Olanda e Repubblica Ceca.

La nostra avventura, che poi potrebbe essere tranquillamente clonata da qualsiasi altro turista con un minimo di preparazione fisica e la predisposizione a lunghe camminate tra i monti, è iniziata di mercoledì sera, al Ristoro Alpisella. Sciat e pizzoccheri troneggiavano, degni rappresentanti della cucina locale, basata più che altro sulle carni e sul formaggio, considerato che a queste altitudini non cresce nemmeno una patata. Bella la location, che si raggiunge con una mezz’ora di camminata su uno sterrato dentro al bosco, il “Bosc’ dal Restel” fino al “Pont Dali Cabra”.

Il giorno dopo è iniziato il programma. Dall’Hotel Concordia, dove eravamo alloggiati, siamo partiti in e-bike con le guide alpine Bruno e Mario Mottini, profondi conoscitori di flora e fauna locale. Un inciso: non sottovalutatele, queste bici elettrice, particolarmente in salita e particolarmente se è la prima volta che le usate. Il “boost”, il comando che dà potenza al motore, rischia di tradire perché di fatto modifica l’abitudine istintiva che porta a spingere con tutto il peso sui pedali. Dopo un’oretta tra pista ciclabile e sentieri, le abbiamo legate al ponticello del sentiero N151, da dove si cammina, con una leggera salita, verso il Lago del Monte. Giornataccia, il cielo era oscuro e il meteo prevedeva pioggia. Da lì dovevamo ripartire alla volta del Monte Breva lungo il sentiero N155 ma ci siamo dovuti fermare. In quota c’era ancora la neve, in cielo volava il Gipeto, uccello più grande persino delle aquile.

Ritorno a casa in velocità per evitare la pioggia e cena al Rifugio Cip&Ciop partendo dal parcheggio di piazza Placheda lungo il sentiero N192. Pochi minuti di camminata per entrare dentro un mondo fatato, se vi capita fatevi raccontare dai titolari la storia della vallata, della povertà di un tempo e del perché abbiano deciso di chiamarsi come gli scoiattoli della Disney.

Dopo una notte di profondo sonno, il giorno dopo la sveglia è suonata prima del sorgere del sole: è il golden day, la cabinovia che porta al Carosello 3000 apre alle sei del mattino. In cima, ci attendeva Laura Liduma, istruttrice di yoga ed esperta di tecniche di meditazione, che ci ha proposto un itinerario fisico e spirituale che molti turisti percorrono durante le loro vacanze.

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Abbiamo camminato in leggera salita fino al Monte delle Rezze lungo il sentiero N157, dove ci siamo fermati all’ombra del “Madonon” amato dai residenti. In mezzo, Laura ha coinvolto il gruppo in tecniche di meditazione, chiedendo di abbandonare i cellulari e di non parlare, concentrandosi solo sull’atto fisico del camminare e del respirare. Esperienza stupenda, che si è conclusa in cima con un thè alle erbe alpine e una colazione “wellness” di ritorno al Carosello 3000.

A quel punto era circa mezzogiorno, parte della comitiva si è arresa alla stanchezza ed è scivolata a valle in cabinovia, a farsi la doccia e ad approfittare della Spa in hotel o del centro di Livigno per lo shopping. Gli altri sono scesi a piedi, seguendo il sentiero N163: all’inizio rovinato dai lavori fatti per le piste da sci e dalle e-bike, poi diventa un prato che culmina con il ristoro Alpe Federia in fianco ad un ruscello.

Per una sosta perfetta, consiglio la birra artigianale prodotta a Livigno, la più alta d’Europa. Poi altre tre ore di camminate lungo l’N169, l’N170, l’N172 e l’N173 con un occhio ai fiori coi campanellini viola o bianchi: sono le Aconito Luparia e Napello, tanto belli da vedere quanto letali: basta toccarli e portare le mani alla bocca per rischiare di finire in ospedale, pochi milligrammi del loro veleno uccidono. Ma non c’è da aver paura tra mucche al pascolo e marmotte che si alzano sui piedini fischiando, allarmate. E dopo una lunghissima discesa si arriva a valle. Posto suggerito per il ristoro finale: il Calcheira, che di fatto è la porta di ingresso per la Valle Federia.

Il press tour, va precisato, era organizzato in concomitanza alla Stralivigno, evento podistico sulla distanza della mezza maratona, un ibrido tra la gara su asfalto e un mini trail senza troppo dislivello. Ma Livigno è celebre anche per la Skymarathon che si corre a metà giugno e con la guida alpina Emanuele Tizzoni abbiamo avuto modo di percorrerne un tratto in quello che è stato definito dall’Apt “extreme trekking day”, nove ore di escursione su una trentina di chilometri. Spettacolare per chi lo regge, una tortura per chi non è abituato a queste distanze.

La prima parte è una ascesa quasi verticale lungo il sentiero N177 verso il Monte Mot. È poi seguito un giardino in alta quota dove eroici fiorellini scaldavano i cuori: primule, ranuncoli, orchidee e ranuncoli glaciali; persino qualche Stella Alpina non ancora sbocciata. Archiviata l’emozione dei colori, negli occhi è entrato il grigio della pietra per arrivare a Cima Cavalli attraverso passaggi non semplici, alcuni con catene e corde, altri in cresta con precipizi ai lati. Siamo poi scesi lungo il sentiero N175, passando per Bocchetta del Canton, Val Canton e Val Vieira, costeggiando il fiume impietoso che raccoglie lo scioglimento delle nevi e si mangia la montagna, portandola a valle.

Dopo una giornata di questo genere, la perfezione è il riposo. E abbiamo avuto l’occasione di visitare il centro di wellness e benessere Aquagranda, da tre anni rilevato dal Comune. È tra i più grandi in Europa, di certo il più alto. Una Spa con saune e idromassaggi, aree di gioco per bambini e zone da dedicare allo sport. Ma anche un ristorante, unico in zona a servire pesce, e servizi di altissimo livello. Molti turisti ci passano intere giornate di pioggia, gli atleti vi si rifugiano per i massaggi. E in ogni caso, dopo tanto sforzo è il luogo perfetto.

L’alternativa giocosa, che a noi è stata proposta di domenica, come commiato dal tour, è visitare, in Valle Mine, il “parco giochi” di Avventurando, dove si può camminare cercare di rimanere in equilibrio su fili di acciaio sospesi nel nulla oltrepassando un canyon, esercitarsi in una ferrata, salire una parete di roccia con una scala piantata nel suo fianco.

Se poi c’è il sole e l’aria è frizzante allora si capisce perché Livigno è diventata la città italiana più popolata oltre il 1.500 metri di altezza coi suoi settemila residenti. E perché ci sia un boom edilizio in corso anche in vista delle Olimpiadi che tra Milano e Cortina porteranno gare importanti in questo piccolo Tibet al confine con la Svizzera. Benvenuti nel regno dello sport, dove il re è il trekking meditativo oltre i tremila.

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