L’Egitto di Giovanni Battista Belzoni

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di Claudia Farina

Così scrisse in nerofumo all’interno della piramide di Chefren in Egitto l’esploratore Giovanni Battista Belzoni : “Scoperta da G. Belzoni. 2 mar. 1818”: attestazione di legittimo orgoglio e documento inoppugnabile, quando uno dei suoi tanti nemici cercò di attribuirsi la scoperta.

Continua fino al 28 giugno la mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, presso il Centro Culturale Altinate San Gaetano, in occasione del bicentenario del rientro in città del pioniere dell’archeologia, ingegnere, scopritore di tesori egizi, nato a Padova il 5 novembre 1778, morto a Gwato (Nigeria) il 3 dicembre 1823. Due gli aspetti della mostra: l’esposizione di opere e l’immersione altamente emozionale nelle “camere  egizie”. Arrivano dal Louvre, dal British Museum e da altri prestigiosi musei, reperti, scritti e disegni che illustrano vita e opere dell’intrepido viaggiatore. Una vita che vale una sceneggiatura, al punto da ispirare il film “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”, soprattutto nella famosa scena, descritta dallo stesso Indiana Jones italiano, in cui precipita in una tomba egizia e si ritrova immerso fra polvere, mummie e ossa.  Il percorso espositivo inizia con immagini di Padova e del Portello a cavallo fra XVIII e XIX secolo, l’Inghilterra dei primi dell’800, dove visse per dieci anni facendo l’attore, ma soprattutto l’Egitto: qui le sue avventurose scoperte, iniziate nel 1815, s’intrecciano alle storie di studiosi, archeologi, diplomatici e avventurieri lungo il Nilo. Dai reperti conservati al British Museum, arriva a Padova una sfinge a testa di falco rinvenuta da Belzoni ad Abu Simbel: in mostra si potrà vedere, accoppiati, sia il disegno che l’esploratore fece della sfinge sia il pezzo vero e proprio. Dal Louvre giunge una coppa in oro, decorata a sbalzo, inclusa in un corredo funerario, e una parte della collezione Drovetti, il grande amico e nemico di Belzoni. Da Bristol giungono alcuni disegni, realizzati a mano da Belzoni e da Alessandro Ricci, altro esploratore, che rappresentano le decorazioni della tomba di Sethi I. Ancora: vasi, cibi, sarcofagi, strumenti musicali dell’antica civiltà egizia…

Di grande impatto è l’immersione culturale nelle ambientazioni  dell’Egitto che fu grazie a coinvolgenti effetti speciali e innovative tecnologie digitali proposte dal team di DrawLight, centrata sui tre viaggi compiuti lungo il Nilo agli inizi dell’Ottocento. Avvolti e catturati, i visitatori vivono gli scenari stupefacenti in cui operò Belzoni e “vedono” imprese strabilianti come il trasporto del colossale Memnone fino al porto di Alessandria. Il finale è a sorpresa con la riproduzione della piramide di Chefren, alta 10 metri, da lui scoperta. Per me e per tanti altri, è stato un rivivere un’esperienza straordinaria fatta qualche anno fa dal vivo nella profondità della piramide: il respiro sospeso, il suono ancestrale delle vibrazioni, la sensazione di uscire dal corpo, l’infinito presente nella sincronicità spazio tempo (Sull’onda.Intrecci d’amore e di vaggio,Delmiglio editore, pag.193).

La mostra non finisce nella fisicità dell’allestimento ma “prosegue” nel mondo social: è possibile, infatti, scoprire come si scrive il proprio nome in geroglifico e portare a casa la stampa in un foglio oppure ci si può scattare una foto “insieme” a Belzoni grazie a un innovativo social mirror e inviare poi il selfie alla propria email.

www.legittodibelzoni.it

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