L’altro Madagascar. Viaggio lungo la Route Nazionale 7: 1000 chilometri tra risaie, foreste, massicci rocciosi, lemuri e villaggi senza tempo

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Testo e foto di Elena Pizzetti

 

Dodici colline sacre per le dodici mogli del re. Antananarivo conserva i segni di quella che fu la potetene dinastia regia dei Merina, una delle 18 etnie che compongono il puzzle tribale del Madagscar. Il palazzo reale si staglia sulla collina più alta, da cui domina il Lac Anosy, il lago della città. Nella Basse Ville si procede adagio nel traffico, si costeggiano risaie urbane, e un’infinita distesa di banchetti che fanno sembrare la capitale un mercato senza fine (da non perdere quello artigianale di la Digue). Siamo a circa 1400 m di quota e imboccando la Route Nazionale 7, che collega la capitale a Toliare nel sud ovest, si comprende perché il Madagascar venga chiamato Ile Rouge: il ferro colora di cremisi la terra e la terra colora i fiumi e i mattoni delle case sull’altopiano che si stagliano tra il blu intenso del cielo e il verde cristallino delle risaie. Senza finestre a est, perché così si evita il vento più freddo e per rispetto nei confronti degli antenati che giunsero dalla Malesia. Per garantirsi la loro protezione esiste un complesso sistema di tabù e di rituali funerari come la cerimonia di esumazione, grande festa familiare diffusa negli altopiani e nel sud. Lungo il cammino ci si imbatte in carri trainati da zebù, l’animale più importante per la popolazione (ottimo a tavola) e sempre protagonista nei banchetti di festa; affollatissimi taxi brousse collettivi che collegano la capitale con la costa; colorati mercatini. Come quello di oggetti in rafia prima di arrivare ad Ambatolampy, villaggio ai piedi del massiccio dell’Ankaratra, famoso per la produzione artigianale di pentole in alluminio e per le mimose che fioriscono a luglio e ad agosto, senza contare il rosso sgargiante della Stella di Natale, che qui si chiama Madagascar. Val la pena assistere alla lavorazione di questi artigiani che maneggiano l’alluminio incandescente rigorosamente a piedi scalzi. Prima di raggiungere Antsirabe, la città termale, si incontrano boschi di pini ed eucalipti, le geometrie delle risaie, villaggi popolati da un’infinità di bambini e da giovanissime mamme. Antisirabe è percorsa da 5000 posse-pousse (risciò) colorati che si muovono lungo i viali di questa città termale "scoperta" dai missionari norvegesi che vi costruirono una stazione di cura. Si può soggiornare tra le atmosfere liberty del Sofitrans Hotel des Thermes (www.sofitrans-sa.com, suite da 50 a 80 euro) o scegliere lo charme etnico della Maison d’Hôtes Couleur Cafè: 5 bungalow raffinati che costano circa 30 euro a notte (www.couleurcafeantsirabe.com). Per una cena la Residence Camélia offre ottimo fois gras (www.laresidencecamelia.com) innaffiato da vino malgascio. Da non perdere il petit marché per l’arte di esporre la frutta e la verdura; la visita al cortile-laboratorio dei "Sei Fratelli", esperti nella lavorazione di corno di zebù (eleganti le collane, gli oggetti da cucina, i set per il bagno); le pietre semi-preziose di Chez Joseph (celestine, topazi, zaffiri e molto altro); le famose miniature raffinate di Miniature Mamy, artista che realizza modellini di bici, taxi-brousse, auto con materiale di recupero, e le tovaglie ricamate con lemuri, baobab e scene di vita malgascia dalle donne della sua famiglia (mamyminiature@mel.moov.mg). Ripresa la strada si fa tappa ad Ambositra, capitale dell’artigianato, famosa per gli oggetti in legno realizzati dall’etnia Zafimaniry. Si prosegue per Fianarantsoa, nota per la produzione vinicola e ingentilita dalla vecchia città alta tutelata dalla Fondazione Heritsialonina fondata dal proprietario dell’accogliente Tsara Guest House (www.tsaraguest.com). E’ anche punto di partenza per il parco nazionale di Ranomafana, 40.000 ettari di foresta pluviale dove vivono12 specie di lemuri e l’etnia Tanala, molto legata a tradizioni ancestrali. Ad Ambalavao si può visitare la Fabrique de Papier Antaimoro alle spalle dell’hotel Bougainvillées, dove dalla corteccia dei cespugli di avoha si ricava carta decorata con fiori e acquistare sciape di seta. Il paesino, tra i più graziosi degli hauts plateux, ospita il mercato più importante degli zebù che arrivano a migliaia dalla costa con i loro mandriani ed è colorato dai Betsileo che indossano tipiche coperte gettate sulle spalle e cappelli di feltro. Il Parco Nazionale d’Andringitra offre immensi picchi di granito e 100 km di sentieri ben progettati lungo i quali si possono avvistare i lemuri e attraversare una grande varietà di habitat. Per dormire, l’Ecolodoge Camp Catta (www.campcatta.com), nella vallée du Tsaranoro ai piedi di una parete di granito 800 m, è specializzato in arrampicata su roccia ed escursioni. Si prosegue alla volta del Parco nazionale dell’Isalo che si estende per 81.540 ettari sull’omonimo massiccio di arenaria, un rilievo di formazione giurassico scavato dall’erosione. Canyon, picchi, cascate e vallate molto suggestive popolati da lemuri catta e piante endemiche creano uno scenario inaspettato, che si tinge di rosso al tramonto (da non perdere la Fenêtre de l’Isalo che si apre sulla roccia attraverso la quale filtra l’ultimo raggio della giornata, quando il sole, chiamato in malgascio "occhio del giorno" tramonta). Il parco è sacro perché disseminato di siti funerari della tribù dei Bara, allevatori di zebù che dimostrano il loro coraggio alle future mogli rubando qualche esemplare e seppelliscono i morti, dopo la riesumazione, su picchi altissimi. Un soggiorno esclusivo è offerto dall’Isalo Rock Lodge: una struttura nuovissima, unico 4 stelle a sud di Antananarivo, di gusto raffinato, realizzato con materiali naturali che si integra perfettamente nell’ambiente, ottimo punto per ammirare il panorama selvaggio che lo circonda (www.isalorocklodge.com , circa 114 euro la camera con colazione). Con ancora negli occhi gli scenari dell’Isalo si attraversa Ilakaka, la città delle miniere di zaffiri, la piccola foresta tropicale di Zombitse che, con i suoi 36.000 ettari, protegge una grande varietà di flora e di fauna (famosa soprattutto per il bird-watching) e poi ampi spazi dove tra le spighe si stagliano le tombe solitarie dei Mahafaly, grandi costruzioni quadrangolari decorate con motivi colorati. Si arriva al mare a Ifaty che comprende tre piccoli villaggi di pescatori: imperdibile una visita nel villaggio di Mangily all’école Lemuria Sekoly gestita dalla ONG Ecole pour tous, che oggi ospita 60 bambini tra materna ed elementari, e al parco botanico ornitologico Chez le ZA, foresta spinosa ricca di baobab, chiamati in malgascio "le radici del cielo", e piante medicinali. Due creazioni di Eric Glicenstein per supportare l’istruzione e l’ambiente, insieme al suo lodge Le Tonga Soa (www.hotel-letongasoa.com, circa 30 euro la doppia). Per dormire a Ifaty comodo e di charme il Dunes d’Ifaty (www.toutmada.com/pano/dunes.Ifaty.html).
"Mosaico Madagascar" proposto da Il Diamante (www.qualitygroup.it): 10 giorni tra Antananarivo, Isalo, Fianarantsoa, Antsirabe da 2.495 euro a persona. "Madgascar Africa Verde e Remota" di Kel 12 (www.kel12.com), 10 giorni da 2.850 euro (voli intercontinentali esclusi).
Per il fai da te: Ramartour guidato dal preparatissimo Jonah Ramampionona organizza qualsiasi tipo di itinerario tailor made (www.ramartour.com). Air France collega Parigi con Antananarivo 4 volte la settimana con comode coincidenze da 11 aeroporti italiani (Torino, Milano Malpensa, Milano Linate, Verona, Venezia, Bologna, Genova, Firenze, Pisa, Roma e Napoli). Tariffe da Milano e da Roma ad Antananarivo A/R in classe economica a partire da 1.194 euro.
(dal 1° al 19 luglio e dal 19 al 31 agosto). A partire da 1324 euro dal 20 luglio al 18 agosto. Info: www.airfrance.it). Ulteriori Info: www.madagascar-tourisme.com

Articolo pubblicato su Il Giornale del 10 luglio 2011

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