La sfida del Veneto: un turismo “dal basso”

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Testo di Giovanni Stefani

 

I soldi? Sempre meno. Soltanto tre anni fa la Regione Veneto finanziava gli Iat, ovvero i punti informativi sul territorio, con 12 milioni di euro; quest’anno si è scesi a tre milioni e mezzo. E allora? Allora bisogna mettere in campo idee, sinergie e anche un pizzico di fantasia. Come? Partendo dal basso, ovvero da chi opera concretamente sul territorio: le istituzioni, d’accordo, ma soprattutto gli imprenditori privati e le associazioni, che sono chiamate a lavorare insieme sui temi che sentono come propri. E’ questo, in estrema sintesi, il senso della nuova legge regionale. Intitolata "Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto", è stata approvata a larghissima maggioranza nella primavera scorsa ed ora ha cominciato il suo difficile cammino. Difficile perché scompagina certi vecchi schemi, cerca di dare maggiori responsabilità ai territori e, appunto, fa i conti con risorse limitate.
Un seminario organizzato dal gruppo triveneto del Gist – Gruppo Italiano Stampa Turistica – ha affrontato a Venezia i nodi della questione. Ospitato dall’Ordine dei Giornalisti con la collaborazione della Scuola di giornalismo "Dino Buzzati" e del Sindacato Veneto dei Giornalisti, ha registrato la presenza di numerosi redattori di testate televisive e cartacee, di uffici stampa e di siti web. A relazionare sulla nuova legge gli uomini che hanno messo mano concretamente alla normativa, ovvero il commissario straordinario per le Attività turistiche e la Promozione della Regione Veneto Paolo Rosso e il dirigente di servizio dello stesso settore Pietro Stellini.

La legge per sommi capi: 1) la Regione avrà la regia generale; 2) le singole località o destinazioni turistiche promuoveranno i propri prodotti creando specifiche organizzazioni pubblico-private; 3) i consorzi di imprese turistiche dovranno essere costituiti solo da imprese private; 4) i vecchi quindici sistemi turistici diventeranno nove sistemi tematici: Venezia e laguna; Dolomiti; montagna veneta; lago di Garda; mare e spiagge; Pedemontana e colli; terme Euganee e termalismo veneto; Po e il suo delta; città d’arte, centri storici, forti e ville venete. 5) gli 87 sportelli di informazione turistica diventeranno uffici di accoglienza nei quali si potranno prenotare alberghi, biglietti per i trasporti, fiere, prodotti enogastronomici; 6) viene introdotto il concetto di "albergo diffuso"; 7) nasce un marchio regionale di qualità; 8) nasce l’Osservatorio regionale per il turismo; 9) viene data autonomia turistica alla provincia di Belluno. Tempi: entro marzo i decreti attuativi, il 2014 sarà un anno di passaggio verso il nuovo sistema.

Ebbene, cosa cambierà per un Veneto che registra già cifre da record? Ricordiamole: 16 milioni di arrivi all’anno, 63 milioni di presenze, 12 miliardi di fatturato, 23 mila imprese e 400 mila occupati solo nella ricettività (più tutto l’indotto), prima regione turistica italiana, sesta in Europa. La nuova legge punta a rafforzare queste cifre chiedendo ai Comuni e agli operatori privati di spazzare via i vecchi campanilismi e di farsi carico di maggiori responsabilità, mettendosi insieme con idee e progetti innovativi, facendo così crescere "dal basso" le potenzialità turistiche. Un processo che richiederà tempo, ma che la Regione Veneto intende come una sfida ad alzare l’asticella, a far compiere a tutto il settore un salto di qualità.

I concetti-guida che stanno alla base delle destinazioni turistiche sono stati approfonditi da Pio Grollo, socio Gist nonché docente di Gestione e Marketing delle Aziende Turistiche all’Università di Venezia. Poi, una raffica di domande da parte dei giornalisti presenti: chi avremo come interlocutori per la comunicazione? Quali progetti per i grandi eventi? Come verranno affrontati gli abusi nel settore dei "bed & breakfast"? Si darà valore alle strutture eco-sostenibili? Perché non si pensa alla mobilità anche in chiave turistica? Perché non si semplifica la giungla di portali web creando un accesso più semplice, sia per i turisti che per gli operatori dell’informazione? I dirigenti regionali hanno dato più risposte possibili, anche se alcuni temi dovranno essere approfonditi nei prossimi mesi.

E poi il tema del lavoro: il segretario del nostro sindacato Massimo Zennaro si è chiesto perché agli impressionanti numeri del turismo veneto non corrisponda una crescita dell’occupazione nell’editoria e nella comunicazione di settore. In questo senso, il presidente del Gist Sabrina Talarico ha sollecitato la Regione a prevedere, nelle pieghe della legge, la creazione di fondi per l’editoria turistica, su carta e nel web. Perché il turismo – che non è un fenomeno di cui stupirsi di tanto in tanto, ma una vera e propria azienda – non venga ancora una volta sottovalutato e considerato un’economia di serie B, ma sia visto finalmente per quello che è: la miniera d’oro del nostro Paese.

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