Innsbruck tra glamour e alte vie

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di Mauro Pigozzo

Dai tacchi a spillo agli scarponi da montagna in venti minuti, racconto di un viaggio stampa di quattro giorni a Innsbruck tra glamour e vette innevate

 

Arrivare a Innsbruck dal Veneto è entrare in un mondo fatato, fatto di monti e paesaggi mozzafiato. Un viaggio pure comodo: i treni Db-Obb collegano cinque volte al giorno in andata e in ritorno città come Venezia, Padova e Verona verso il Tirolo. Quasi tutti hanno a bordo il vagone per le biciclette, segno tangibile di un turismo green in crescita verticale.

Tra le mille possibilità che la città propone, ecco una ipotesi di viaggio per chi ama il trekking e le montagne vissuto durante press tour internazionale di fine giugno – due giornalisti italiani, due francesi, un olandese e uno della Repubblica Ceca – dedicato ai sentieri di alta quota nel parco naturale Karwendel. Con una precisazione: dai tacchi a spillo agli scarponi per i sentieri a queste latitudini ci si impiega un attimo, il tempo di prendere una funivia tanto tecnologica e futurista che sembra un tram.

Nella giornata di arrivo, dopo una veloce visita del centro storico, cinque minuti di passeggiata e siamo sul tram-funivia di Innsbruck, che porta direttamente in cielo. Ecco il primo suggerimento per un aperitivo che possa anche essere didattico sui monti. Recatevi all’Umbruggler Alm, un rifugio modernissimo, che riutilizza i materiali del luogo e che dopo tante discussioni sull’opportunità di portare tra i monti architetture futuristiche adesso è metafora di un progetto riuscito e raffinato. Di sera, diventa locale glamour per chi ha la forza di camminare una mezz’oretta in salita e la voglia di portarsi una piccola pila per il ritorno. Di giorno, è il museo didattico perfetto per chi vuole conoscere il parco di Karwendel: il “plastico” tridimensionale, realizzato tutto in legno massiccio, è emozionante.

Queste zone sono spettacolari. Non a caso hanno ospitato per prime, in Europa, quei “folli ” statunitensi che nei primi anni Ottanta venivano qui a proporsi con lo snowboard. Ed è questa la meta perfetta per il secondo giorno di visita. Partenza con la solita funivia, la Innsbrucker Nordketten Bahnen, che quest’anno festeggia il novantesimo compleanno. “Una funivia tra le più vecchie d’Austria, aperta il 18 luglio del 1928 e che oggi porta più di seicentomila persone l’anno a quota duemila”, spiega il responsabile dell’area. “Ma appena aperta ne trasportava già oltre centomila all’anno”.

Usciti tra i monti inizia la vera avventura. Da poco è stata inaugurata la Kletterarena, un percorso a strapiombo su Innsbruck. Una ferrata nella quale si cammina in cresta, su un sentieri di nemmeno mezzo metro. Ma per inoltrarsi dentro il parco naturale serve invece prendere il sentiero in direzione del rifugio Pfeishutte. Due ore, poco più o poco meno a seconda dell’andatura e della voglia di scattare foto, su un percorso a tratti reso complicato da passaggi tecnici. Suggestivo il paesaggio sulla destra, a strapiombo. Dicono che sia meta prediletta, d’inverno, per i giovani che amano le discese libere. “Arrivano fin qui con piccoli sci caricati negli zaini e poi si buttano a valle senza timori. La neve è profonda, si scavano tunnel anche di due metri dove i free rider corrono senza paura”, racconta Guido Vianello, che oltre ad essere il manager internazionale del marketing per la città di Innsbruck è pure guida alpina e grande appassionato di escursioni.

Poi si arriva al rifugio, gestito da un paio d’anni da una coppia giovanissima, che nei giorni della nostra visita si è pure sposata proprio lì. Impressiona immaginare l’inverno da queste parti, siamo praticamente appena dietro le vette che si vedono da Innsbruck, a poco meno di duemila metri di altezza. La neve seppellisce tutto, resta fuori solo il tetto. Ma loro due, adesso con una bambina di un anno, aiutati (e divertiti) da un cagnone dal pelo bianco, ospitano e nutrono decine di persone. Nelle giornate calde arrivano anche tre, quattrocento escursionisti richiamati dalla terrazza e dalla possibilità di scalare una vetta proprio davanti al Pfeishutte, la Sonntagskar. Se è brutto tempo, nessuna amarezza. Basta sincronizzare il cervello sulla modalità “rifugio” e oziare. Qui internet non arriva, l’unica wi fi serve ai gestori per le prenotazioni. Non resta che bere qualcosa e magari sfogliare qualche libro fotografico sul parco.

Riflessioni sul tempo e sulla tecnologia a parte, dopo la notte in rifugio si apre un mondo da esplorare. Il tour complessivo in alta quota prosegue per una sessantina di chilometri, lungo i quali è necessario mangiarsi settemila metri di dislivello tra vallate e sentieri attrezzati, tra picchi innevati e strapiombi in scenari che solo la fantasia potrebbe immaginare così belli. Noi avevamo solo il tempo di una salita al monte Stempeljoch, dal quale era possibile vedere il proseguimento dell’itinerario tra stambecchi e fiori.

Infine, la discesa. Subito dopo le rocce, scendendo verso il rifugio Thaurer Alm, ci sono sentieri di sassi e terra, semplici e corribili. Ma è a circa 1.500 metri di altitudine che si apre uno squarcio nel tempo e nella storia, all’improvviso appaiono le vecchie saline di Hall. Cinquecento anni fa questo paesino a dieci minuti di auto da Innsbruck era diventato uno dei più ricchi dell’Austria perché aveva scoperto sui suoi monti delle miniere di sale. “Per portarlo a valle fu inventato un sistema davvero ingegnoso”, spiega Susi Vianello, responsabile dell’ente del turismo locale. “I minatori scavavano delle cave enormi, che poi chiudevano con delle paratie e quindi riempivano d’acqua. Dopo aver lasciato queste caverne piene per due o tre mesi riaprivano le tubature, che per otto chilometri scendevano verso valle, a cinquecento metri di altezza. A quel punto l’acqua veniva fatta evaporare e restava il prezioso sale”.

E dopo una notte di riposo – curioso l’hotel a forma conica, tutte le pareti di vetro: design e gusto internazionale in un paesino perso tra i monti, incantevole – prima della partenza concedetevi un aperitivo. Un consiglio? Nella zona pedonale c’è la Sprizzeria che ha il sapore di un pezzo di Venezia spostato sotto i monti. Il resto è la visita al castello Burg Hasegg e alla Mint Tower. Poi tocca tornare in pianura, e riprendere quel treno che all’andata era sembrato tanto fiabesco e che adesso è una prigione che ti riporta a casa. Ma Innsbruck è sempre lì, e già si contano i giorni per poterci tornare.

 

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