Il nipote del Papa svela i misteri di Bergamo

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La guida di Emanuele Roncalli è un viaggio tra chiese, palazzi e strade orobiche alla ricerca di particolari che sfuggono ai più

 

di Giovanni Longoni

Vatti afidare dei preti, e soprattutto dei loro nipoti. Emanuele Roncalli, pronipote di papa Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli, ha scritto una intrigante guida intitolata Bergamo insolita e segreta piena di particolari e informazioni piccanti che non ti aspetteresti di leggere a proposito di una città notoriamente cattolicissima e un po’ bigotta. Pubblicato dalla casa editrice francese Jonglez, il libretto ha fatto l’effetto atteso di suscitare curiosità
tanto che ora verrà tradotto pure in inglese.

Emanuele Roncalli, scrittore e giornalista, classe 1961, è, se non bastasse, caposervizio all’Eco, il quotidiano di proprietà della Curia. E tuttavia, ci delizia così: un capitoletto, ad esempio, è dedicato al tour delle case chiuse (si può fare realmente, basta rivolgersi al Gruppo Archeologico locale): il bordello più antico, noto come “Quarterolo”, gestito dal Comune fin dal 1497, si trovava proprio dietro l’ex chiesetta di San Michele, che oggi fa parte della Biblioteca Angelo Maj.

Nel Quattrocento i clienti intimarono al sacerdote di tenere ben chiusa la porta della chiesa che dava verso il postribolo almeno durante le funzioni religiose. Le quali evidentemente disturbavano i lavori amorosi. Nel Trecento, sotto la dominazione dei Visconti, le prostitute dovevano vestire una mantellina bianca con l’effigie di una scrofa o di una vacca; più politicamente corretti i veneziani che subentrano ai signori di Milano: sotto il dominio di San Marco alle donne che fanno la vita viene imposta soltanto una mantella gialla (lo stesso colore del fazzoletto e delle calze usati dalle loro colleghe in Laguna).

ELEMENTI SORPRENDENTI

E che dire di Lorenzo Lotto, pittore di santi e madonne, che in una famosa lettera a Pietro Aretino suo amico (bell’amico davvero) sfotteva ricordandogli la fortuna terrena di Tiziano: all’artista cadorino va la gloria terrena, a te Lorenzo andrà quella nell’aldilà, stante la tua riconosciuta pietà. E tuttavia nelle opere del pittore veneziano trapiantato in terra orobica ci sono elementi sorprendenti per uno che ai suoi tempi passava per un prete mancato. Per esempio: in una delle magnifiche tarsie lignee di Santa Maria Maggiore, quella raffigurante Giuditta, c’è un particolare quasi nascosto sullo sfondo: alcuni soldati assiri di Oloferne defecano e orinano rivolti verso la città di Betulia, in spregio degli ebrei che la difendono. Un po’ come se oggi un antenato dei terroristi dell’Isis facesse i suoi bisogni addosso agli israeliani. E non è un caso unico: anche altrove Lotto ha raffigurato segni della cultura popolare, allusivi di organi sessuali. È il caso delle Nozze mistiche di Santa Caterina in cui appare il gesto volgare del “far le fiche”, di cui scriveva pure Dante. O, per restare in tema minzione, negli affreschi dell’Oratorio Suardi a Trescore, l’artista usa per firmarsi l’immagine di un putto che urina; nel linguaggio alchemico la pipì è detta infatti Lot. La passione di Lorenzo per le scienze esoteriche e gli enigmi ha trasformato molti suoi quadri in veri e propri giochi di enigmistica. Nella pinacoteca dell’Accademia Carrara è conservato ad esempio un minuscolo dipinto, il ritratto di una nobildonna paffuta, che si è scoperta essere Lucina Brembati proprio dopo aver risolto un rebus presente nella tela. Ma Bergamo non è solo questo grandissimo pittore e il vademecum di Roncalli lo testimonia.

MASCHERE MORTUARIE

Ci troverete fra l’altro il gusto del macabro dei bergamaschi: un pittore del Settecento che ritraeva i suoi vicini di casa come scheletri animati, una collezione di maschere mortuarie di servitori conservate dai loro affezionati padroni e i resti malamente imbalsamati di un passerotto morto cinque secoli e mezzo fa. E capirete anche come le cose belle e interessanti non si trovino esclusivamente nella Città Alta.

Ai piedi del colle si ammirano la strada più spettacolare (via Pignolo), i quadri più emozionanti di Lorenzo Lotto (come la Pala Martinengo, conservata nella chiesa di San Bartolomeo nel pieno centro della parte moderna), oppure il ciclo di dipinti più originale (i già citati cadaveri agghindati di Vincenzo Bonomini). Tutti rigorosamente al di fuori della cerchia delle Mura Venete, che a ben vedere, per quanto patrimonio Unesco, non sono che la corona sul capo della maestà di Bergamo.

 

 

 

Articolo pubblicato su Libero il 27 gennaio 2019

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