Giornalismo di viaggio: una professione a rischio. I risultati dell’indagine GIST

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Tsarabanjina Credit: Elena Pizzetti
Tsarabanjina, Madagascar Credit Elena Pizzetti

di Alessandra Gesuelli

 

L’inizio della Fase 2 potrebbe costituire un momento di ripartenza anche per il turismo. Una ripresa che potrà essere valutata solo nelle prossime settimane, quando, sperabilmente, verranno sciolti alcuni nodi importanti relativi alla circolazione delle persone a livello nazionale. Allo stesso modo, l’editoria turistica attende una ripresa. Il quadro non è purtroppo dei migliori.

Se già nell’ultimo decennio si è registrata la chiusura di quattro quinti delle testate specializzate e la soppressione delle rubriche dedicate ai viaggi su gran parte di quotidiani e periodici generalisti, radio, tv e web, ora con l’attuale emergenza questa tendenza si è ulteriormente acuita. Lo ha confermato in modo drammatico l’indagine realizzata dal GIST- Gruppo Italiano di Stampa Turistica dal 7 al 15 aprile 2020, dal titolo Lo stato attuale del giornalismo turistico in Italia, a cui hanno risposto in forma anonima oltre 200 professionisti del settore.

L’indagine Gist è stata la prima del genere mai realizzata in Italia. Un passo necessario che ci ha aiutato ad avere un quadro, se non esaustivo, certamente significativo, sul silenzioso stato di crisi del settore dell’editoria turistica.

Il quadro emerso, ha messo ancora di più in evidenza la necessità di far sentire la propria voce ed è stato in parte utilizzato per scrivere il Manifesto dei Giornalisti Italiani di Viaggi e Turismo, realizzato e promosso dal GIST- Gruppo Italiano di Stampa Turistica e dal NEOS- Giornalisti di Viaggio Associati.

All’indagine Gist, come detto, hanno partecipato oltre 200 giornalisti di settore, appartenenti alle due associazioni di categoria promuoventi, insieme a numerosi colleghi indipendenti. Hanno risposto per il 67% giornalisti freelance con oltre 20 anni di lavoro alle spalle (68% del campione). Tale percentuale alta di freelance fotografa anche l’attuale composizione del giornalismo di settore, ormai prevalentemente indipendente e fuori dalle redazioni, sempre più asciutte. Quindi con poche tutele nei periodi di crisi.

Il campione ha risposto soprattutto dal Nord Ovest d’Italia per il 57,21%, l’altro gruppo numeroso è stato quello del Centro, per il 20%. Più della metà dei giornalisti che hanno partecipato al sondaggio lavora per la carta stampata: in particolare periodici specializzati (30% circa), riviste generiche con pagine di turismo (28%) e quotidiani (13,43%). Sul web lavora il 24,38% del totale, tra propri siti web e siti di terzi.

Il dato più importante evidenziato nell’indagine Gist è il calo drammatico ed evidente del lavoro da inizio marzo 2020 per l’emergenza Coronavirus: fino al 50%, secondo il 73% dei partecipanti. Stando alle risposte, il calo è dovuto per il 43% alla sospensione di pagine di turismo da parte degli editori e per il 20% al rimando di servizi già realizzati su destinazioni chiuse al momento.

Gli aiuti messi in campo sono stati richiesti dal 37% del campione e in particolare i contributi previsti dalla gestione separata Inpgi. Un aiuto certamente non risolutivo nell’attuale situazione di crisi. E’ evidente quindi come alla generale crisi del sistema turistico sia immediatamente seguita una risposta del sistema editoriale di settore che ha inciso sulla occupazione della stampa specializzata, attualmente penalizzata ai limiti della disoccupazione, per la mancanza di spazi dove fare il proprio lavoro.

Una connessione di sistema tra industria del turismo ed editoria turistica che non può essere lasciata fuori dalle riflessioni future, quando si parla di stampa specializzata di viaggio. E che potrebbe costituire un ulteriore oggetto di ricerca che coinvolga anche altri settori di specializzazione.

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