Foliage tra le Dolomiti bellunesi

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Belluno, 12 ottobre 2017 – Tutti lo sanno, che le Dolomiti Bellunesi sono la meta ideale per gli amanti dello sci e della neve in inverno e per camminatori, ciclisti, arrampicatori e bisognosi di silenzi d’estate, ma non tutti sanno che le Dolomiti Bellunesi sono forse ancora più belle all’inizio dell’autunno. Perché a ottobre i boschi impazziscono e si colorano di tinte giallo rosso aranciate che trasformano pascoli e pendii in magnifici paesaggi da cartolina. Non serve volare a Central Park o in Canada per godersi un bel foliage! Ecco quindi alcuni boschi bellunesi da non perdere, ai primi freddi.

Primo tra tutti, il Cansiglio. Un vasto altopiano che si stende oltre i mille metri d’altitudine tra la conca dell’Alpago, nel Bellunese, e la provincia di Treviso. Il Cansiglio è stato per secoli la foresta da reme della Repubblica di Venezia, che qui attingeva per i tronchi d’albero che le servivano per creare in particolare i remi della sua flotta. Anche grazie ai controlli della Serenissima, il Cansiglio è oggi uno dei boschi più vasti del Bellunese. Il bosco è costituito soprattutto da abeti rossi e faggete, che a causa dell’inversione termica crescono “storti”: i faggi in alto e gli abeti in basso. In questo periodo i faggi esplodono di rossi, e macchiano gli orizzonti delle colline – per il resto verde squillante sui prati e verde scuro sulle aghifoglie. Visto da dentro, il bosco pare un paesaggio dipinto da Klimt. Nell’aria spesso umida si forma una nebbiolina sottile, che rende anche più affascinanti le escursioni nei boschi veneziani. Un ultimo valido motivo per salire quassù al tempo del foliage: dal tramonto all’alba, il silenzio perfetto della foresta è rotto dai bramiti impressionanti dei cervi in amore – i più fortunati (e rispettosi) potrebbero addirittura vederli, i cervi.

Dalle splendide faggete del Cansiglio, nella parte meridionale della Provincia, spostandosi quasi al confine con l’Alto Adige, si può godere del caldissimo marrone aranciato del larice. Il larice è uno degli alberi che si spinge più in alto, verso le crode nude delle Dolomiti, ed è l’unica conifera a perdere gli aghi d’autunno. Prima di denudarsi, però, ingiallisce. Stagliati sul cielo azzurro carico delle belle giornate autunnali e sul grigio perla dei Monti Pallidi, i larici di settembre e ottobre sono uno degli spettacoli più belli, della montagna ai primi freddi. Se quello che cercate è un’esperienza da aprirvi il cuore, guidate fiduciosi fino alla conca di Cortina d’Ampezzo. Anche solo dall’auto, il panorama è mozzafiato – ecco il Pelmo, l’Antelao, le Cinque Torri… Se poi voi tra i larici volete proprio immergervi, potete fare una passeggiata tra i prati e i boschi che da Rio Gere (ci arriva anche l’autobus che parte dalla stazione) salgono verso il rifugio Mietres, da cui si gode un meraviglioso panorama sulla Regina delle Dolomiti. Oppure, per chi ha un po’ più gambe, potete sgambettare fin su al rifugio Palmieri, per godervi il giallo dei larici che si staglia di fronte alla Croda da Lago

Se vi sentite meno mainstream, potete invece decidere di andare a vedere i larici più in là, verso la Marmolada, nel bellissimo e misterioso altipiano di Laste. Non sono in molti a frequentarlo – a parte arrampicatori che arrivano da tutto il mondo per salire sui monoliti di Ronch. L’altipiano di Laste è disseminato di coloratissimi boschi di larice cresciuti su un substrato roccioso vulcanico. Qui e lì, non si sa bene come o perché, svettano improvvisi i monoliti di Ronch, grandi sassoni eleganti di calcare della Marmolada, paradiso silenzioso per gli amanti dell’arrampicata. In autunno, la semplice passeggiata che dalla piazza di Laste – un bel paesino tutto fontane e casette arrampicate – si inoltra in questa città di larici e pietra fino al rifugio Migon, è davvero una scoperta preziosa.

Le montagne e le valli bellunesi offrono però un’interminabile serie di boschi spettacolari, specialmente in autunno. Abbiamo qui raccontato del Cansiglio, dell’altipiano di Laste e della conca di Cortina, ma voi potreste benissimo decidere – e ne sareste altrettanto contenti – di passeggiare sotto i castagni della campagna feltrina (salendo a Pren, ad esempio) o tra le faggete della Val Vescovà, che dal torrente Cordevole vi conducono profumate al rifugio Bianchet; di salire alla magnifica foresta di Cajada, a guardare dall’alto la valle del Piave; di addentrarvi nel silenzio della Val Canzoi; di esplorare i boschi del Grappa; di visitare il minuscolo paesino di Colcerver, in Val di Zoldo; di percorrere il bacino del Grìsol, una tra le più belle foreste della Provincia, già in basso (600-900 m), con molte latifoglie nobili.

 

 

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