Cina: la mitica Via della Seta

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di Graziella Leporati

La mitica Via della Seta, il sottile filo commerciale che univa Pechino con l’Occidente, l’itinerario pieno di fascino e di avventura che conquistò Marco Polo, passa attraverso la regione di Ningxià

Ningxià è una terra aspra, ma tutta da scoprire per la sua bellezza con il suo poliedrico paesaggio senza tempo in cui si alternano siti storici di incredibile valore archeologico e ambienti naturali pieni di fascino. La regione vive di agricoltura ma punta al turismo anche se è ancora sconosciuta dai grandi flussi, tanto è vero che l’anno scorso è stata visitata solo da 300 italiani. Eppure Ningxia è un gioiellino che da sola merita un viaggio. Se il deserto del Tengger fa sognare l’avventura con le sue mutevoli dune di sabbia attraversate da cammelli, sono però le piramidi cinesi nei dintorni di Yìnchuan a costituire la maggior attrattiva di tutta la regione di Ningxia. Le tombe dei Xia occidentali distribuite su un’area di 50 kmq sono uno spettacolo che toglie il fiato. Nove tombe imperiali e 200 sepolcri più piccoli sono distribuiti in modo quasi geometrico e danno vita a un paesaggio unico, fantastico, indimenticabile. Le prime tombe sono state costruite un millennio or sono dal capostipite della dinastia dei Xia occidentale, Li Yuanhao. I reperti trovati nelle tombe sono visibili nel museo vicino al sito e forniscono un quadro storico completo del periodo. Inoltre, non molto lontano, nell’Helan Shan, si possono visitare le incisioni rupestri, più antiche del mondo, risalenti a 10 mila anni or sono. Ci sono più di duemila disegni che raffigurano scene di caccia, fra cui, a detta delle guide locali, anche uno di un extraterrestre.
Scendendo verso sud si incontra Zhongwei dove si trova lo straordinario tempio di Gao Miao, un’esplosione di colori, dipinti, intarsi nel legno e pagode che ancor oggi si contraddistingue per l’eterogeneità degli stili architettonici dato che nel corso dei secoli è stato via via utilizzato da buddisti, confuciani e taoisti. La sua vera peculiarità consiste mell’ex rifugio antiaereo, costruito sotto il tempio durante la Rivoluzione Culturale e poi trasformato in una sorta di inferno buddista con inquietanti gallerie illuminate in modo fioco.
Nella parte meridionale della regione, nei pressi di Guyuan, invece si trovano le grotte di Xumi Shan. Piccole scale scavate nella roccia rossa si arrampicano ai piedi del monte Xumi e permettono di visitare le 132 caverne che custodiscono più di 300 statue buddiste isalenti a 1400 anni or sono, al periodo a cavallo fra le dinastie dei Wei settentrionali, dei Sui e dei tang. La grotta numero 5 contiene la statua più grande, una colossale raffigurazione di Maitreya (il Budda futuro) alte più di 20 metri.
E prima di lasciare questo territorio senza tempo, attraversato dal fiume Giallo, dove i contadini lavorano la terra gialla secondo tecniche tradizionali, piccola sosta al Zhenbeipu Western Film Studio, considerato la “Hollywood” cinese dove furono realizzate le riprese del film Lanterne Rosse.
Ningxia saluta il turista offrendogli un’ultima chicca: la visita al museo delle bacche di Goji note per le loro molteplici proprietà benefiche.
Un viaggio unico, bellissimo che termina nelle praterie del Tonghu che furono il regno di Gengis Khan. L’atmofera è unica con lo spettacolo dei costumi di un tempo e le “yurte” rivisitate e lussuose dove il turista può dormire sognando carovane cammelli che attraversano il deserto dei Gobi.

Pubblicato su Latitudeslife.com e Liberoquotidiano.it
http://www.latitudeslife.com/2015/08/la-via-della-seta-passa-per-ningxia/
http://viaggi.liberoquotidiano.it/2015/08/la-via-della-seta-passa-per-ningxia/

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