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di Clelia Torelli

Diversi gli itinerari che si snodano sotto Siena, Milano, Napoli, Orvieto e Bologna. Percorsi inediti, che si affiancano alle altre meraviglie di queste città

 

Veri e propri microcosmi, identità fatte di arte e architetture nascoste, ideali per chi è alla ricerca, come moderni Virgilio, di nuove emozioni. Sotterranei visitabili, dalle catacombe agli acquedotti e le cisterne, nati in epoche diverse, da quella etrusca a quella dell’antica Roma, dal Medioevo al Rinascimento.

Ne è un esempio Orvieto, città millenaria sospesa tra cielo e terra, che nasconde sotto la rupe un dedalo di oltre 2500 grotte e cunicoli, scavate dagli etruschi per l’approvvigionamento dell’acqua. Dal V al XV secolo gli stessi spazi furono utilizzati come luoghi di lavoro: mulini, concerie e frantoi. Interessanti da vedere nel sottosuolo orvietano sono i colombari: un susseguirsi di sale e corridoi, con circa 20.000 nicchie in cui venivano allevati i piccioni. Per visite guidate: www.orvietounderground.it. L’idea in più è visitare il laboratorio sotterraneo di pozzi e cunicoli etruschi della storica pasticceria Adriano (www.labirintodiadriano.it).

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E’ difficile immaginarlo ma anche sotto le vie trafficate della Milano che tutti conoscono si nasconde una città segreta, piena di rifugi e cripte che raccontano l’evoluzione della città. Quattro metri sotto piazza Duomo si trovano i resti del Battistero di San Giovanni alle Fonti e l’abside di Santa Tecla, le testimonianze più antiche della cristianità milanese (info: www.duomomilano.it). Sotto il Castello Sforzesco c’è la Strada Coperta della Ghirlanda, una suggestiva opera sotterranea che serviva per difendersi dagli attacchi nemici e garantire una via di fuga (www.milanocastello.it). La città meneghina “di sotto” è fatta anche di rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale e ancora oggi si vedono sui muri di alcune case delle frecce bianche e nere che ne indicavano l’accesso e l’uscita.

Invece nel sottosuolo di Bologna ci sono decine di chilometri di canali sotterranei nei quali scorre l’acqua che un tempo alimentava lavatoi, mulini, cartiere, seterie, tintorie. Sempre nella “pancia bolognese” da non perdere è una visita alla Grotta del Ninfeo di Villa Guastavillani, una stanza ipogea naturale, raro esempio di riproduzione di una grotta marina all’interno di un edificio rinascimentale, secondo la concezione degli antichi romani, che immaginavano questi luoghi abitati dalle ninfe. Per tour guidati: www.amicidelleacque.org. E per rivivere le antiche atmosfere medioevali si cena a lume di candela al Portici Hotel (www.iporticihotel.com). Il suo ristorante si trova nell’ex ghiacciaia di Palazzo Maccaferri, che custodiva le derrate alimentari della Rocca di Galliera, residenza trecentesca del legato pontificio.

Anche Siena dispone di un ardito e funzionale sistema di acquedotti costruiti nel XIII/XV secolo. Ancora oggi l’acqua che sgorga dalle fontane cittadine, come quella di piazza del Campo, è alimentata da questo sistema idrico. I suoi cunicoli, chiamati bottini per la loro forma a botte, si estendono per circa 25 chilometri. Oltre a stalagmiti e stalattiti spesso si trovano interessanti croci incise e statue di terracotta. Alcuni tratti di questo straordinario mondo sotterraneo sono visitabili come i bottini di Fonte Gaia, di Fonte Nuova, di Fonte delle Monache e delle Fonti di Pescaia. Per info: www.comune.siena.it.

Infine per conoscere il cuore pulsante di Napoli, ripercorrendo la storia e la vita quotidiana di epoche passate, si va nelle viscere della terra. Il viaggio inizia da Piazza San Gaetano, dove, scendendo 121 scalini si arriva a 40 metri sotto il livello del mare e si cammina in angusti cunicoli, usati anche durante la seconda guerra mondiale come rifugi antiaerei. Altro sito da vedere è il Teatro Greco Romano a cui si accede da un basso (piccola abitazione di uno o due vani posta al piano terra, con l’accesso diretto sulla strada) in Vico Cinquesanti. Per info: www.napolisotterranea.org. Altra meta interessante nel sottosuolo della città partenopea è il Tunnel Borbonico, un vanto dell’ingegneria civile. Tre i percorsi: con il primo si visitano il ricovero bellico e i bacini dell’acquedotto. Con il secondo, navigando su una zattera all’interno di una galleria, si ammirano due cisterne del ‘500 e del ‘600. Infine per i più arditi c’è il “Percorso Speleo” che consente l’esplorazione dotati di imbragatura, tute, caschi e luci. www.galleriaborbonica.com/it.

Articolo pubblicato su Il Giornale l’11 maggio 2017

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di Giovanni Bosi, Perugia

Una storia vera talmente emozionante e coinvolgente da porsi subito alla ribalta come possibile sceneggiatura per il grande schermo. E sì, perché a distanza di decenni la guerra del Vietnam resta un argomento di rilevanza mondiale, su cui ci si continua a interrogare e anche perché ha rappresentato uno spartiacque in tema di conflitti assurdi. “Restare in Vietnam. Dalla parte del nemico” è l’ultimo libro del giornalista Luca Pollini. Un libro-verità, si potrebbe definire, in cui un ex soldato americano racconta la “sua” guerra e spiega perché alla fine ha deciso di rimanere per sempre nel Paese asiatico.

E’ il frutto di un lavoro certosino, di diversi viaggi nel Vietnam e nei luoghi che hanno fatto da cornice al conflitto fra Stati Uniti e Vietnam conclusosi nel 1975. Persino un attento sopralluogo a quello che gli americani chiamavano “Hotel Hilton”, vale a dire la prigione di Hoa Lo ad Hanoi. Luca Pollini, da giornalista meticoloso qual è, non ha voluto tralasciare nulla nel raccontare la vicenda umana del soldato Marlin McDade, americano impegnato per quattro anni sul fronte della guerra del Vietnam. E’ lui che – quando le armi hanno iniziato a tacere, ma quando ancora gli effetti della guerra assurda erano ancora tutt’altro che sopiti – ha deciso di rimanere in Vietnam. Una scelta non facile, ma probabilmente inevitabile.

“Originario del Kansas, proveniente da una famiglia cattolica e con tradizioni militari (padre e nonno sono decorati di guerra) Marlin è partito poco più che ventenne, abbastanza convinto di quello che stava andando a fare – ci spiega Luca Pollini – poi gli eventi: l’addestramento inutile; convivere con la paura per tutto il giorno; le perdite di amici; le azioni crudeli; il ritorno momentaneo a casa dove, convinto di essere accolto come un eroe viene insultato e chiamato assassino. Una nuova partenza verso il fronte dove viene ferito – aggiunge Pollini – i primi dubbi su quello che stava facendo. Un’amicizia, poi sfociata in amore, con un’infermiera nordvietnamita, in una Saigon che ‘vive’ nascondendo le atrocità della guerra. E alla chiamata di ritiro delle truppe la sua risposta: «No, io mi fermo qui»”.

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Un libro-verità, dicevamo: la storia di Marlin è stata infatti raccolta dall’autore in una lunga intervista (un autentico face-to-face) realizzata nell’estate del 2016 in un bar a Da Nang e ora riportata nel libro pubblicato dall’editore Elemento115. Una curiosità: la foto di copertina, un’autentica storia di guerra, Luca l’ha rinvenuta a Hoi An, splendida cittadina vietnamica oggi iscritta dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità. Una vera e propria chicca che impreziosisce il lavoro. “Il Vietnam non finisce mai. A più di quarant’anni dalla fine del conflitto, ancora si parla, si scrive, si litiga, si discute, ci si confronta come fosse un incubo ricorrente, un male che, prima o poi, bisogna affrontare – annota l’autore nel prologo – certo, anche il conflitto arabo-israeliano in Medio Oriente non finisce mai, però la differenza è rilevante: quest’ultimo è ancora in corso, mentre quello vietnamita si è concluso nel 1975″.

“Il ricordo di quegli anni è sempre fresco e si porta dietro il senso di una costante attualità. Da una fredda analisi risulta che è stato un conflitto di proporzioni minori, che vide un impegno limitato da parte di una superpotenza mondiale in una zona remota del Terzo mondo, dove persero la vita oltre due milioni di vietnamiti e 58mila americani. Tanti, ma pochi se si mettono a confronto a quelli delle due guerre mondiali – argomenta ancora Luca Pollini – la rilevanza di una guerra, però, non la misuri solo dal numero delle vittime o dalla dimension geografica, ma anche dai suoi effetti politici e sociali. Ecco allora che la guerra in Vietnam diventa sicuramente l’evento più importante per l’America del ventesimo secolo, tanto che nel 1968 di fronte a continue tensioni sociali, il diffondersi della controcultura, eventi delittuosi dove sono morti ammazzati presidenti e uomini politici, in molti hanno pensato che gli Stati Uniti fossero a un passo da una seconda rivoluzione. E solo negli anni successivi si è capito che l’intervento militare in Vietnam è stato uno spartiacque nella storia americana”.

L’autore. Luca Pollini, milanese amante del mare, è cresciuto nella Milano degli anni Settanta. All’attività di giornalista unisce quella di saggista autore. Ha pubblicato, tra gli altri: I Settanta, gli anni che cambiarono l’Italia; Gli Ottanta, l’Italia tra evasione e illusione; Hippie, la rivoluzione mancata; Musica leggera. Anni di piombo; Amore e rivolta a tempo di rock; Ribelli in discoteca; Immortali: storia e gloria di oggetti leggendari. Ha debuttato a teatro col reading “Hippie, a volte ritornano”. Collabora con mensili e quotidiani, si occupa di storia contemporanea, cura un sito (www.retrovisore.net) dedicato alla storia del costume italiano. Crede nel rock e rimpiange il Parco Lambro (inteso come Festival).

Per saperne di più
Editore Elemento115
www.elemento115.com

 

Articolo pubblicato al link:

http://www.turismoitalianews.it/pubblicazioni/14237-restare-in-vietnam-un-ex-soldato-americano-racconta-la-sua-guerra-e-perche-alla-fine-ha-deciso-di-fermarsi-nel-paese-asiatico

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Di Stefano Passaquindici

 

Quella di accompagnare uno dei miei nipoti a divertirsi a Disneyland Paris è una scusa che uso ormai da diversi anni. In realtà quello che si diverte di più sono sempre io perché, oltre all’adrenalina che ricavo dalle attrazioni, mi godo anche le espressioni di gioia e di stupore dei miei nipoti.

Anche quest’anno ho usato la solita scusa e lo scorso fine settimana sono volato a Parigi con mio nipote Luca che ha rivisto il Parco per la seconda volta. Anche se in modo diverso. Quest’anno infatti Disneyland Paris sta festeggiando il suo 25° anniversario con nuove attrazioni, una Parata Disney inedita, una grande festa con i Personaggi Disney e tanti nuovi spettacoli e con un gran finale da togliere il fiato!

Tra le novità pensate per l’Anniversario, non mancano quelle ispirate alla saga di Star Wars per trasportare i visitatori in una galassia lontanta lontana, grazie a due nuove speciali attrazioni.

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I visitatori del Parco Disneyland possono infatti salire a bordo di Star Tours: l’avventura continua e viaggiare alla scoperta dell’universo di Star Wars con gli eroi della saga. La nuova attrazione in 3D permette di vivere oltre 70 diverse missioni, attraverso i pianeti di Jakku, Hoth, Tatooine, la Morte Nera e molti altri ancora! Ogni avventura è imprevedibile per permettere agli ospiti di vivere ogni volta un’esperienza diversa, totalmente immersi nel mondo dei film di Star Wars. I visitatori possono poi arruolarsi nella celebre Alleanza Ribelle, diventando i piloti di Star Wars Hyperspace Mountain (Parco Disneyland). La Forza scorre potente in questa attrazione, attraversando la galassia di Star Wars a “velocità luce”, al suono dell’epica colonna sonora della saga. Un’occasione unica per viaggiare nell’universo di Star Wars e vivere sensazioni intense schivando i TIE Fighter o sotto la minaccia di uno Star Destroyer. Ma le novità non finiscono qui. La nuova Parata Disney Stars on Parade, con nuovi carri, una nuova musica, nuovi costumi e tantissimi Personaggi Disney, fa emozionare grandi e piccini. Inoltre, Topolino dà appuntamento ai visitatori davanti al Castello della Bella Addormentata nel Bosco per dar vita, ogni giorno, a una grande festa di compleanno con tutti i suoi amici: Topolino presenta: “Buon Compleanno Disneyland Paris”. Inoltre, le Principesse Disney festeggeiano con Il Valzer delle Principesse sotto le stelle, un magnifico ballo ai piedi del Castello della Bella Addormentata nel Bosco, per ricordare a ogni bambina, di qualsiasi età, che sarà sempre una Principessa, qualunque strada l’attenda. Infine, al calar della sera, è il momento di un’altra grande novità: Disney Illuminations. Con il Castello della Bella Addormentata nel Bosco come sfondo, Topolino guida i suoi ospiti in un viaggio appassionante sulle tracce dei protagonisti dei grandi capolavori d’animazione Disney. Magnifici fuochi d’artificio, spettacolari giochi di luce e incredibili effetti speciali trasportano il pubblico in una dimensione in cui prendono vita non solo le storie dei grandi classici Disney, come La Sirenetta, La Bella e La Bestia o Frozen, ma anche le avventure dei film di Star Wars o dei Pirati dei Caraibi. Il desiderio di Topolino e dei suoi Amici per questo anniversario? Far brillare gli occhi a tutti i suoi ospiti. Un appuntamento da non perdere!

Inoltre dal 24 luglio riaprirà l’ultima attrazione ad essere rinnovata in occasione dei festeggiamenti del 25° Anniversario: quella dedicata ai Pirati Dei Caraibi, che invece io mi sono perso perché chiusa per lavori. Un motivo in più per tornare al più presto con uno dei miei nipoti.

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Disneyland Paris è la prima destinazione turistica in Europa, con più di 320 milioni di visite dall’apertura del Resort nel 1992 (13,4 milioni di visite nel 2016). Il Resort include due Parchi tematici (il Parco Disneyland e il Parco Walt Disney Studios), sette hotel tematici Disney per un totale di 5.800 stanze (con un’aggiunta di più di 2.700 stanze gestite da Hotel Associati e Selezionati), due centri congressi e un campo da golf con 27 buche. Inoltre, il Resort ospita Disney Village, uno dei quartieri di divertimento più grande nella regione Ile-de-France. Coprendo più di 30.000 m², Disney Village offre ristoranti tematici, negozi e un cinema multisala. In totale, Disneyland Paris include 59 attrazioni, 63 negozi e 55 ristoranti.

Fino al 4 settembre 2017 è disponibile una nuova strepitosa offerta dedicata ai consumatori italiani in occasione dei festeggiamenti del 25° Anniversario di Disneyland Paris. La promozione prevede uno sconto fino al 20% sul pacchetto soggiorno da 3 giorni/2 notti (pernottamento in un albergo Disney + biglietti di ingresso ai Parchi Disney) + “i bambini sotto i 12 anni non pagano”( il soggiorno, i biglietti di ingresso ai Parchi Disney e il volo diretto se prenotato con Vueling) per arrivi entro il 31 ottobre 2017. Per prenotazioni: www. disneylandparis.com o chiamando il numero 02.215.44.45.

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articolo pubblicato al link: http://blog.ilgiornale.it/viaggiopervoi/2017/06/01/sempre-divertente-disneyland-paris/

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di Elena Pizzetti

 

Ho sempre nutrito una grande passione per le acque termali e qui, in Valsugana, ne ho trovata uno tanto particolare da essere unica in Italia e molto preziosa a livello europeo. E’ conosciuta come Acqua Forte: solfato arsenicate ferruginosa e impiegata negli stabilimenti termali di Levico e Vetriolo, sgorga nel cuore della catena montuosa del Lagorai, a 1.600 m ed è stata molto apprezzata dalla famiglia degli Asburgo. Ricca di ferro, contiene numerosi altri minerali come magnesio, manganese, rame e calcio. Da 150 anni viene utilizzata per alleviare, prevenire e curare patologie dermatologiche con i bagni termali, problemi artro-reumatici con il prezioso fango termale e respiratori attraverso le inalazioni. Non solo: oltre alle cure in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale (si paga solo il ticket), l’offerta include anche kinesiterapia, massaggio termale, antistress, drenante e innovativi trattamenti beauty, 100% naturali, che si avvalgono di una linea cosmetica esclusiva che abbina gli oligoelementi dell’acqua termale a estratti di piante e oli essenziali. In un ambiente molto piacevole: recentemente ristrutturati, gli stabilimenti termali di Levico e Vetriolo garantiscono ogni confort e attrezzature all’avanguardia.

TERME DI LEVICO TERME

Considerata la stazione termale più alta d’Europa, la sede di Vetriolo sorge a 1.600 m immersa nella natura incontaminata delle montagne del Lagorai e rimane aperta fino al 2 settembre. È particolarmente adatta per la cura delle malattie delle vie respiratorie, vista la totale mancanza dell’acaro della polvere nell’ambiente. Situato invece a pochi passi dal centro urbano e immerso in uno splendido giardino, il Palazzo delle Terme di Levico è aperto fino al 4 novembre. Non solo terme: la Valsugana è circondata dalle selvagge montagne del Lagorai ed è impreziosita dagli splendidi laghi di Levico e Caldonazzo, entrambi balneabili, dove sventola la Bandiera Blu d’Europa (importante riconoscimento internazionale per la salvaguardia dell’ambiente). Da notare: non possono circolare barche a motore sul lago di Levico, dove l’aperitivo a bordo del battello elettrico, con spumante della cantina Romanese affinato a 18 m di profondità sott’acqua, è una piacevolissima esperienza.

1 Lago di Caldonazzo sinistra e Lago di Levico destra - foto APT Valsugana copia

La Valsugana offre anche trekking, percorsi a due ruote, sport acquatici, pace e natura. Con chicche enogastronomiche, artigianato, appuntamenti con la tradizione, la storia e l’arte. Qui ho scoperto forme d’arte contemporanea allestite in spazi naturali unici e in location storiche suggestive.

In particolare c’è un luogo dove Arte e Natura si incontrano nel silenzio dei boschi: è Arte Sella, una straordinaria fabbrica d’arte a cielo aperto in cui decine di artisti internazionali hanno realizzato le loro opere utilizzando solo materiali naturali quali legno, foglie, pietre, rami e alberi. Un’esposizione permanente di Arte In Natura, mai uguale a se stessa, perché le opere nascono nel bosco e seguono il proprio ciclo vitale fino a morire, cambiando con le stagioni, come in inverno, quando la neve ne esalta le geometrie. Ad Arte Sella “La natura è il punto di partenza e di arrivo” spiega il direttore artistico Emanuele Montibeller, cofondatore di questo progetto 31 anni fa. “Ogni anno invitiamo e ospitiamo 4 o 5 artisti. Scelgono il luogo dove creare l’opera e la realizzano per quanto possibile con materiali affini al territorio” .

58 Arte Sella, Lee Jaehyo, 0121-1110=115075, Copyright Arte Sella, ph.Giacomo Bianchi_4159 copia

Il 30 aprile scorso è stata inaugurata Forest Byoubu, opera dell’architetto giapponese Atsushi Kitagawara, autore del padiglione del Giappone presso Expo 2015: un omaggio alla geometria e alla tecnica a puro incastro dell’antica tradizione nipponica. “Byoubu” è il tradizionale paravento che qui l’autore immagina come quinta geometrica nella foresta naturale: artificio e natura si uniscono, si fondono e il larice 12 x 12 cm, incastrato geometricamente come fosse un gioco tradizionale giapponese, trova posto nel bosco di larici e conifere in una sorta di ritorno che è anche incontro. Domenica 24 settembre è invece l’artista belga Arne Quinze a illustrare un’installazione monumentale realizzata nel corso dei mesi estivi nei pressi dell’area di Malga Costa. Due i percorsi facilmente accessibili da Borgo Valsugana: Arte Natura e area Malga Costa. Alberi secolari, profumi di muschio e la netta sensazione che queste opere abitino il bosco da sempre. Emoziona la Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri con le sue 80 colonne, così come l’opera dell’americano Anthony Howe che vive con il vento. Attorno, in autunno, la natura dà spettacolo con un acceso foliage, e non manca la musica con gli appuntamenti delle Fucine di Arte Sella, dirette dal violoncellista Mario Brunello che ricorda come “Sia impossibile non dare qualcosa a questo luogo”.

La stagione delle Fucine, denominata “Il canto della Natura”, prende il via domenica 18 giugno con il “Sonnengesang” di Sofija Asgatovna Gubajdulina; giovedì 3 agosto celebra l’estate con il “Quartetto per la fine dei tempi” di Oliver Messiaen ed è poi la volta del festival VIVALDISella il 16 e il 17 settembre. Grande finale della stagione sabato 30 dicembre con il violoncello di Mario Brunello che dialoga con la voce di Cristina Zavalloni, il flauto di Andrea Oliva e il pianoforte di Andrea Rebaudengo su pezzi di George Crumb, Maurice Ravel, Claude Debussy. Spazio anche per la danza nelle serate del 18, 19 e 20 agosto con The Silence del coreografo spagnolo Iván Pérez e domenica 3 settembre con Cycling Dance lungo la ciclabile che congiunge Borgo Valsugana e Bassano del Grappa.

54 Arte Sella, Will beckers_Eco_Copyright Arte Sella ph Giacomo Bianchi copia

 

Un altro polo storico-artistico della Valsugana è il Castello di Pergine, maniero medievale che domina l’area a nord del lago di Caldonazzo dall’alto del colle del Tegazzo, dove fino a novembre è visitabile la mostra d’arte contemporanea “Sense of Belonging” dell’artista tedesco Roger Rigorth che raccoglie venti enormi installazioni in legno e altri materiali naturali. Il passato della Valsugana è testimoniato anche da un altro maniero, Castel Ivano, autentica residenza d’epoca, mentre sono numerosi i Forti austro-ungarici e altre testimonianze della Grande Guerra. In particolare, il Forte Colle delle Benne a Levico Terme, che può essere raggiunto con una passeggiata dal centro, propone visite guidate, mostre ed eventi, mentre il Forte sul Pizzo di Levico (1.907 m) è meta di piacevoli trekking con partenza dall’Altopiano di Vezzena e regala una spettacolare vista sui laghi di Levico e Caldonazzo. La valle è inoltre percorsa dalla Via Claudia Augusta che da Augsburg in Germania conduce fino ad Altino vicino a Venezia con interessanti testimonianze romane.

Da provare la pista ciclabile della Valsugana, già dichiarata tra le più belle ciclabili d’Europa, che collega il Lago di Caldonazzo con Bassano del Grappa: 80 km tra frutteti, campi di mais e argini, attrezzati con bicigrill e bike sharing per ritornare, se si preferisce,  in treno  (si possono noleggiare anche comodissime e-bike).

20 ciclabile della Valsugana sul Lago di Caldonazzo - foto StoryTravelers copia

Non mancano neppure i musei dedicati alla storia, alla cultura e alle tradizioni locali tra i quali la Casa Museo Alcide De Gasperi a Pieve Tesino, il Museo delle Stampe che narra l’epopea dei tesini venditori ambulanti di stampe nel mondo, la Mostra Permanente della Grande Guerra e la Casa Museo degli Spaventapasseri.

Insomma un angolo d’Italia che vale davvero la pena di scoprire.

 

Articolo pubblicato al link: http://blog.ilgiornale.it/viaggiopervoi/2017/05/24/valsugana-lagorai-tra-preziose-acque-e-arte-in-natura/#

 

 

 

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I Catari e il culto della Maddalena sono legati a luoghi, personaggi e riti comuni.

Dopo i massacri in Linguadoca, numerosi Catari si rifugiarono a Desenzano e Sirmione sul Garda, fino al rogo nell’ Arena di Verona, il 13 febbraio 1278. Il romanzo narra, su basi storiche, le loro vicende, con personaggi e visioni che ancora oggi li rappresentano: dall’ espansione nella Francia meridionale, nell’Italia settentrionale e in Toscana dalla seconda metà del XII secolo, fino all’annientamento nel secolo successivo. Nonostante la damnatio memoriae della Chiesa di Roma, i Catari sono ancora tra noi. L’indagine sulla Maddalena, con riferimenti ai Vangeli canonici e gnostici, alle tradizioni e alle congetture, illustra la sua figura di apostola, sapiente e sacerdotessa quale erede di antiche conoscenze, trasmesse in segreto fino alle catare donne-vescovo e oltre. Per chi vuole ammirare la Maddalena nell’arte, il libro offre gli indizi per riconoscerla in opere avvincenti. Le città di Sirmione e Desenzano del Garda, rivisitate in divertenti walk about, appaiono in nuova luce, così come il Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio e la Funivia di Malcesine diventano luoghi di memoria e meditazione. L’intreccio di storia e immaginazione, personaggi medioevali e loro “discendenti” coinvolgono il lettore fino al rito finale sulle rive del lago, il 13 febbraio 2017.

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Catari sul Garda. Maddalena l’apostola e il vescovo donna di Claudia Farina, Cierre Grafica, Sommacampagna (Vr) 2017, euro 14

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di Grazia Paganuzzi

Dotata di una lunga storia che parte dal 1500, è immersa in un magnifico giardino all’italiana che si arrampica nel verde della collina, popolato di scalini, fontane, giochi d’acqua…E’ Villa Della Porta Bozzolo, sorta nel tardo Cinquecento, grazie ad un nobile notaio, Giraldino Della Porta, che acquistò a Casalzuigno, in provincia di Varese, un ampio terreno per costruirvi un podere.

In realtà la villa vide il suo vero splendore nel 1700 grazie ad un matrimonio tra un Della Porta e la figlia di Giorgio Giulini, antenato dello storico milanese: per tale occasione infatti furono attuate le trasformazioni più importanti negli interni come nel vasto giardino, dove sono stati conservati fino ad oggi dei rustici ed un imponente torchio, particolare per un magnifico ciclo di affreschi in stile rococò…Fatto più importante,nel 1989 la villa fu venduta al FAI, che si occupò della sua complessa opera di recupero e restauro.

Oggi entrarvi significa fare un salto di due secoli indietro nel tempo: la facciata semplice nasconde interni raffinati, a cominciare dalla sala da ballo, magnifica, con un bel camino in marmo, e gli affreschi di paesaggi che creano uno strano effetto di illusioni ottiche. Sull’ampia volta invece figure allegoriche coronano l’immagine che rappresenta l’incontro tra la Pace e la Giustizia, rievocando un salmo di Davide.Sulla sinistra si accede alla sala del Biliardo, dove spiccano busti di personalità della famiglia. Elegantemente arredato, il salottino risalta per un pianoforte stile impero ed uno specchio del Settecento, oltre al resto… Magnifica è la volta affrescata della sala da pranzo con la figura di S.Francesco sul carro di Elia. Sarebbe molto interessante poter sfogliare gli antichi libri che si trovano raccolti in un armadio, prima di raggiungere lo studio, dallo stile severo.

Al piano superiore, una galleria interamente affrescata ospita all’interno di finte nicchie le figure femminili delle sette Virtù e, al centro, l’episodio dell’antico Testamento di Agar e Ismaele, che vengono soccorsi da un angelo. Appaiono infine i proprietari, i signori della Porta in dei ritratti nei costumi dell’epoca.

Tra le camere da letto la più bella è considerata la”Verde”, arredata con un originale letto del Settecento a baldacchino damascato e il paramento con sottili fili d’argento, mentre in un’altra spiccano degli affreschi sulla vita di Mosè.

Il vasto giardino,in stile barocco all’italiana, in questa stagione è un’esplosione di fioriture. Il viale principale risale la verdissima collina tra balaustre, sculture e una statua in pietra di Viggiù, che raggiunge il cosiddetto “teatro” o “fontanile dei cipressi”. Da qui proseguendo il “Belvedere” si può ammirare la valle circostante, mentre, superata la cancellata e le statue delle Quattro stagioni si accede al “Giardino Segreto”..,circondati dagli innumerevoli crocus, i roseti,le ortensie e i loro profumi…

 

 

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Alessandra Gesuelli @alegesuelli

 

Sabato 13 maggio inizia la Biennale d’Arte. E Venezia si prepara ad accogliere per sei mesi artisti e creativi da tutto il mondo. Un motivo in più, se ce ne fosse bisogno, per tornare tra calli, canali e antichi palazzi. Venezia non stanca mai. Se della città avete già visto i monumenti più importanti e conoscete a memoria piazza San Marco, ecco un itinerario alternativo alla scoperta della Venezia più autentica e insolita.

 

 

Nel cuore di Cannaregio

Appena vi affacciate sul Canal Grande dalla Stazione di S.Lucia, vi tocca percorrere “l’autostrada del turista” sia che attraversiate il ponte, sia che restiate sul lato di Cannaregio. Le biglietterie dei mezzi pubblici di fronte alla stazione sono state migliorate, comprate qui la tessera per i vaporetti ed eventuali tessere che abbinano le visite alle principali attrazioni ai mezzi di trasporto. Il costo è come di consueto alto per i turisti (tre giorni 40 euro solo vaporetto) ma poi non ci pensate più. Cannaregio è uno splendido quartiere popolare. Infilatevi nella zona del Ghetto Novo, cioè il quartiere ebraico, e fatevi guidare dai profumi della storica pasticceria Giovanni Volpi, per alcuni dolci tipici della tradizione veneziana. La zona sta vivendo da qualche anno un forte recupero e se siete qui per lo Shabbat ci sono spesso celebrazioni e vengono serviti menù speciali nei ristoranti kosher. Già qui la folla di turisti si dirada e superata la piazza principale del quartiere ebraico, vi lascerete alle spalle tutti. Arrivate fino a S.Alvise, tra case popolari e lunghi filari di coloratissimi panni stesi ad asciugare. Qui è un altro mondo abitato solo dai veneziani, con i piccoli bar di quartiere affollati di anziani che giocano a carte e cortili dove i bambini giocano a pallone in libertà. Verso l’ora di cena, soprattutto d’estate, quando le finestre sono aperte, arriva dalle case il suono delle stoviglie e delle tavole che vengono apparecchiate. E le mamme si affacciano e richiamano i figli dai cortili: “E’ prontoooo”. Da S.Alvise camminate a piedi lungo la schiena del pesce (la forma di Venezia) fino a Fondamenta Nove.

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Da un’isola all’altra

Da Fondamenta Nove potete scegliere di esplorare alcune delle isole della laguna. Vetrerie ovunque e negozietti turistici animano ogni angolo di Murano. Ma se credete che sia tutta qui ripensateci. Prendete la linea 4.1 da Fondamenta Nove e fate in vaporetto tutte le fermate dell’isola del vetro. Non scendete subito a Colonna ma alla fine. E poi andate verso Ponte de le Terese e sedetevi al bar a chiacchierare con la gente. Qui è tutta una altra atmosfera. Se andate a Burano, meglio visitarla nel pomeriggio, quando le folle si diradano: restate a cena per prendere l’ultimo vaporetto della sera e tornare sul tardi a Venezia. Allora avviene la magia. La piazza principale di Burano si anima di famiglie a passeggio, i bambini giocano, gli anziani commentano la giornata. Per la piccola Torcello invece gli orari dei vaporetti, vi obbligano a organizzarvi prima ma potete pranzare o cenare, passando la notte, alla Locanda Cipriani: da 80 anni lo charme di questo luogo è assolutamente intatto. Questo periodo dell’anno potete andare anche sull’isola- giardino di Sant’Erasmo, da sempre il luogo da cui provengono le migliori verdure di Venezia e una delle sue specialità più amate, il carciofo violetto. Le castraùre, il primo germoglio, sono una vera delizia e si mangiano crude tagliate a fettine sottili con un po’ di olio e pepe. Questa è la stagione giusta per trovarle il sabato al Mercato di Rialto.

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Il sabato a Rialto

Se avete una cucina nel vostro appartamento, potete fare come i veneziani e il sabato mattina fare la spesa al mercato di Rialto. Famoso in tutto il mondo,  resta ancora autentico e frequentato dagli abitanti della città, nonostante le difficoltà per sopravvivere. I banchi di pesce locale sono a ottimo prezzo e tra i banchi di verdure date una occhiata dove vedete la fila con i carrelli. Lì ci sono i banchi che hanno i campi a Sant’Erasmo e ci trovate le verdure più buone da abbinare al vostro pesce. Comprate anche le vaschette di pesce fresco mantecato, preparato dai negozianti: su una fettina di pane croccante vi farà da goloso cichetto veneziano fai-da-te. La tradizione dei cichetti resta forte anche se per trovare degli autentici bacari bisogna camminare non poco e saper scegliere. Per questo andate fuori dai circuiti turistici, inoltratevi nel quartiere di Dorsoduro, dove la Cantina Schiavi  a Fondamenta Nani ha un buon rapporto qualità-prezzo, da 1,20 euro a singolo assaggio, e vi permette di fare una camminata nella zona di Santa Marta, popolarissima e colorata: qui di turisti ne trovate davvero pochi, eppure non siete lontani da Palazzo Grassi e le grandi mostre.

Damien in Laguna

Proprio Palazzo Grassi insieme a Punta della Dogana, ospitano fino al 3 dicembre  Treasures from the Wreck of the Unbelievable, la grande mostra evento di Damien Hirst, artista geniale, oggi miliardario, originario di Bristol. Per la prima volta entrambi gli spazi espositivi della Fondazione Pinault saranno dedicati in contemporanea allo stesso artista ed è dal 2004 che in Italia non si tiene una sua grande mostra personale, dalla retrospettiva The Agony and Ecstasy al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nel 2004. Fuori da entrambi le sedi espositive troneggiano le sue sculture “antiche”. Tutta la mostra è un gioco raffinato e molto ironico tra creatività, immaginazione, storia e archeologia. Da non perdere, insieme agli altri eventi della Biennale.

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Il nuovo T Fondaco

A due passi dal Ponte di Rialto, il recente recupero dell’antico Fontego dei Tedeschi è certamente uno dei progetti architettonici più importanti degli ultimi anni a Venezia. Lo scorso autunno, dopo 8 anni di lavori, il grande complesso dove anticamente si fermavano i mercanti tedeschi e che aveva in tempi recenti ospitato le Poste, ha riaperto come polo del lusso, firmato Dfs e con un nuovo nome, T Fondaco. Al centro dello spazio che accoglie 65 boutique, si trova AMO, il nuovo ristorante della famiglia Alajmo, già titolare del Grancaffè & Ristorante Quadri in Piazza San Marco e dei ristoranti Le Calandre di Padova e del Caffè Stern a Parigi. Gli arredi sono firmati dal designer Philippe Starck per questo bistrot che si ispira alla cucina tre stelle degli Alajmo ma la propone in versione casual. E così in menù convivono le pizze cotte al vapore (ricetta brevettata by Alajmo e presentata all’edizione 2017 del congresso di chef Identità Milano) con il loro classico “cappuccino alla bolognese” proposto nel tre stelle per molto tempo.  La freschezza e la qualità delle materie prime è sempre centrale anche in versione bistrot, nella cucina degli Alajmo. Delizioso il Carpaccio d’avocado con coriandolo e condimento balsamico bianco  e non perdete le acciughe del Quadri. Parte del pesce e alcune verdure sono prese al vicino mercato di Rialto, a cui è dedicato un menù degustazione.

Spritz alla Giudecca

Prendete al volo un vaporetto e scendete alla prima fermata della Giudecca, Zitelle, qui sedetevi al piccolo bar vicino e godetevi uno spritz semplice con vista unica, in prima fila su piazza San Marco, perfetto all’ora del tramonto e senza folla. Passeggiando per la Giudecca andate a pranzo in una trattoria storica dell’isola, amatissima da locali e dai (pochi) turisti che la scoprono, l’Altanella, dal bel dehors sul retro affacciato sul canale. Questo posto rappresenta un pezzo di cultura della Giudecca. Prendete le specialità locali dal menù, come  le seppie alla Veneziana, morbidissime e gustose e servite con la polenta alla piastra. Poi prendete il vaporetto per San Giorgio e visitate il complesso di San Giorgio Maggiore con le sue mostre. Lo spazio è gestito dalla Fondazione Cini.

 

Artocolo pubblicato al link:

http://blog.ilgiornale.it/viaggiopervoi/2017/05/11/linsolita-venezia/?repeat=w3tc

 

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di Elena Pizzetti

Nulla a che vedere con i resort improntati all’esclusiva vacanza romantica secondo l’idea stereotipata delle Maldive come destinazione per sole coppie, dove da soli o in gruppo ci si potrebbe sentire a disagio. Kandima, resort appena inaugurato nell’atollo di Dhaalu a 45 minuti di idrovolante a sud di Malè, rompe ogni schema e porta nell’Oceano Indiano l’effervescenza di Ibiza. “Incoraggiamo la socializzazione senza imporla” spiega il giovane GM Jeremy Nordkamp, easy-way australiano e sorriso entusiasta. “Social table nei ristoranti per chi lo desidera e molta creatività condivisa: dalle lezioni di djset allo yoga, da quelle di pittura al ballo alla fotografia: a Kandima si trova di tutto”. Con personaggi internazionalmente noti che qui hanno l’opportunità di esibirsi e di insegnare. Sono amici di Kandima i dj Lilah Parsons, Menimal, ViFak e Umar, le band Equatic Vibe e Detune Band, la coppia di ballerini James and Ola Jordan, e, il mago Thomas McElroy. Senza dimenticare la musica e lo stile colorato degli spazi comuni, perché tutto a Kandima diventa Lifestyle.

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 E se single e gruppi di amici finalmente hanno un resort di tendenza dove poter trascorrere un soggiorno maldiviano taylor made, anche le famiglie ora possono dirsi felici. Sì, perché il kids club Kandiland è uno dei più grandi di tutte le Maldive e Kandima ha un’anima family-friendly con moltissimi servizi studiati appositamente per genitori e pargoli. “Accogliamo i bambini dai 4 ai 12 anni, dalle 9 alle 20,00 e offriamo un servizio di baby sitting dai 6 mesi ai due anni” precisa Sheila Bhunjun, mauriziana con 20 anni di esperienza nel settore. All’esterno il parco giochi ha una grande nave-pirata con scivoli e tunnel, un tappeto elastico, giochi d’acqua, una parete di arrampicata … e molto altro. “Proponiamo attività legate alla natura maldiviana, come la “caccia” con le torce ai granchi e quella alle conchiglie, la scoperta dei coralli, feste, gare di castelli e molto altro. Naturalmente c’è un menù dedicato e qui si può mangiare su richiesta. Senza problemi di lingue: lo staff ne parla diverse ma di solito i bambini non conoscono limiti in questo senso”. E Kandima riserva un trattamento davvero speciale alle famiglie: il primo bambino fino a 12 anni non paga il soggiorno, mentre gli altri hanno uno sconto.

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Anche il resort ha numeri non comuni alle Maldive: si trova su un’isola lunga 3 km, quindi “enorme”. Assolutamente vergine e disabitata fino al 2015, quando è partito il cantiere di Kandima. Ha 10 tra ristoranti e bar, con una cucina che spazia dalla Cina al Mediterraneo, 272 alloggi tra beach e sky studio, ville sul mare e sulla spiaggia, con o senza piscina, e con vista oceano. Una spa con 10 cabine, un centro fitness con piscina attrezzata di nuoto controcorrente e di area yoga antigravity. 350 i membri dello staff di cui il 60% è maldiviano con qualche presenza femminile incoraggiata dal management.

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Ma c’è qualcosa di ancora più particolare: l’isola, nella parte sud-est dell’atollo di Dhaalu, ha una forma a elle. “A nord è preceduta da 24 isole disabitate che, con la bassa marea, risultano collegate, costeggiate da una barriera corallina di 12 km” fa notare Lee Miles, biologo marino e istruttore sub. “Un mondo molto interessante da esplorare. A sud la separa dall’isola di Vaanee una pass dove si avvistano squali martello”. I diving spot sono a portata di mano e bastano pochi minuti di barca per raggiungerli. Si avvistano tartarughe verdi ed embricate, delfini, razze, e i coralli, fatto raro, sono vivi. A questo proposito Kandima ha avviato un programma di adozione del corallo, coinvolgendo gli ospiti che, dopo aver incontrato il biologo marino, partecipano in diretta nella nursery marina: “Impiantiamo pezzettini di corallo su cornici di metallo e li proteggiamo” spiega Lee. Un progetto che coinvolge anche i bambini affinché diventino sub responsabili. Lee lavora ad Aquaholics, il centro di sport water e diving a Kandima. 17 persone di staff, una piscina dedicata per chi inizia l’attività subacquea con tanto di finestre sul fondo, tre barche d’appoggio e attrezzatura di ultima generazione. “La laguna è un’immensa piscina, un’autentica palestra per gli sport d’acqua – sottolinea Inti Guaschino, water sport manager italiano che dopo molti anni di attività all’isola di Wight è arrivato qui. “Ci sono una laguna interna e una esterna più profonda con due reef di fronte, le correnti sono minime e soffia sempre una brezza dagli 8 ai 15 nodi che, in alcune giornate, può superare i venti, ideale per windsurf e vela. Soffiando da sud e sud-ovest non porta al largo e quindi la laguna risulta particolarmente sicura anche per chi è alle prime armi”. Gli sport motorizzati e non, sono numerosissimi: si va dal kayak (un’ora al giorno è complimentary, così come il windsurf) al Sup, dal kyte surf al catamarano, dalle jet ski (utilizzabili solo con la guida a bordo) al para sailing. Senza contare glass-boat per osservare i fondali, speed-boat, fan-tube e molto altro Per quanto riguarda il diving si rilascia ogni sorta di brevetto e lo staff è ancora in fase di esplorazione per individuare nuovi spot visto che l’area è selvaggia e poco conosciuta.

L’esplorazione riguarda tutti, anche l’executive chef Ken Gundu, originario del Botswana e con grande esperienza internazionale, che ha individuato un’isoletta a 5 minuti di barca, ideale per ospitare romantiche cene a due e party esclusivi. Ben 135 le persone impegnate ai fornelli a Kandima. Pesce locale freschissimo, ottimo pane diverso ogni giorno, pasticceria di alto livello, sashimi, prelibatezze cinesi e una buona pizza  sono solo alcuni dei suoi fiori all’occhiello.

La lista delle escursioni e delle attività è lunghissima, ma una è d’obbligo: la crociera al tramonto. Parte alle 17,30 e può scapparci anche un bagno nel blu che mantiene, con i suoi 28 gradi costanti, sempre un’ottima accoglienza. Il grande pregio delle Maldive.

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Articolo pubblicato al link: http://blog.ilgiornale.it/viaggiopervoi/2017/05/09/le-altre-maldive-sono-a-kandima/

 

 

 

 

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di Luciana Francesca Rebonato

“Foto Archivio Agenzia Regionale “In Liguria”

 

Nel disegno del territorio ligure è riassunta tutta la vocazione della regione: un arco, punteggiato da borghi aggrappati alla terra e proiettati sul mare. E con le due estremità a oriente e a occidente che si fronteggiano, quasi volessero assurgersi a polene di una nave. Su fondali e crinali la destinazione incentra il suo fascino, soprattutto “l’altra Liguria”, quella meno famosa, con il sole che filtra fra i rami e non dalle onde. La Liguria delle fragranze con accordi di resina, mentre quelle salmastre arrivano sospinte dal libeccio: fra parchi e aree marine protette vi sono ben 60 mila ettari di bellezza allo stato puro. Un ambiente ancora intatto per praticare escursioni e passeggiate alla scoperta di boschi e vallate nascoste e paesi dove si praticano ancora le attività tradizionali all’insegna di un turismo ecosostenibile: Parco Nazionale delle Cinque Terre, Parchi Naturali Regionali di Montemarcello-Magra, Porto Venere, dell’Aveto, di Portofino, dell’Antola, del Beigua, di Bric Tana e di Piana Crixia e delle Alpi Liguri. http://bit.ly/1nmbcRP.

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Il Parco di Portofino domina il Golfo del Tigullio e offre panorami mozzafiato tra i colori di un mare profondo, la roccia della costa e il verde intenso della vegetazione mediterranea. Ma oltre alla natura, nel parco domina anche la storia: l’abbazia della Cervara, a picco sul mare tra Santa Margherita e Portofino e l’abbazia che si affaccia sulla splendida baia di San Fruttuoso di Capodimonte, per arrivare sino ai giorni nostri con il Centro Internazionale di Sculture all’Aperto allestito nel Castello del Barone von Mumm, dove l’arte si fonde con la natura. Il parco si raggiunge in battello via mare e a piedi. Una natura bellissima e incontaminata, con luoghi unici come il lago delle Lame, da cui partono diversi sentieri che guidano ai laghetti della zona e al Monte Aiona. Per gli amanti delle gite a cavallo si possono percorrere scenografici percorsi sulle tracce dei cavalli selvaggi, con accompagnatori qualificati .parcoaveto.itunamontagnadiaccoglienza.ithttp://on.fb.me/1hitvsT.

Il Parco del Beigua propone percorsi con vista mozzafiato sospesi tra il mare e le cime innevate delle Alpi. Al suo interno il Geopark fa parte di una lista prestigiosa di 87 Geoparchi riconosciuti dall’Unesco. Itinerari di sport con percorsi misti o di trekking a partire dalla costa fino ai paesaggi mozzafiato dell’Appennino genovese. Trekking di più giorni ed escursioni a cavallo all’interno del Parco del Beigua.

Poi ecco il Parco di Montemarcello Magra, da scoprire a piedi lungo i numerosi e suggestivi sentieri, in canoa sul Vara, in battello risalendo il fiume Magra durante un’escursione di “birdwatching” o degustando prodotti tipici, passeggiando tra i fiori e le piante dell’Orto botanico di Montemarcello o in bicicletta percorrendo le lunghe piste ciclabili che costeggiano il fiume, il Parco offre ai suoi fruitori sempre nuove e piacevoli alternative, per tutte le età e per tutti i gusti. Tra i nuovi servizi c’è anche un servizio navetta che collega l’Alta via del Golfo, con partenza da Calice al Cornoviglio, all’Alta Via dei Monti Liguri..

Last but not least, gli eventi legati al territorio. Dal 6 maggio al 2 luglio, infatti, la Liguria propone la campagna “Parchi Aperti in Liguria”, che prevede un ricco calendario di eventi e iniziative promosse dai vari parchi della regione, uniti sotto l’hashtag #parchiaperti. La rete dei parchi della Liguria si compone di un parco nazionale, nove parchi naturali regionali, l’Alta Via dei Monti liguri, quattro riserve naturali regionali e numerose aree protette di terra e di mare. Il calendario completo degli eventi “Parchi Aperti in Liguria” è disponibile nella sezione dedicata del portale www.turismoinliguria.it e su www.beactiveliguria.it

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