CATALUNYA, SPAGNA, ALLA SCOPERTA DEL “ROMANICO LOMBARDO” SEI STRADE RICCHE DI CULTURA. I MONUMENTI PIU’ SIGNIFICATIVI DELLA LA VAL DE BOI DICHIARATI DALL’UNESCO PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITA’.

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Testo di Pia Bassi

 

Svettano sullo sfondo dei Pirenei i tipici campanili romanici dalle forme a torre quadrata o a vela. Pietre strappate alle montagne, allineate, sovrapposte, incastrate come gioielli, che raccontano dal Medioevo storie di villaggi costruiti attorno al nucleo religioso, le chiese, incontrovertibile testimonianza delle radici cristiane dell’Europa in una zona geografica dove l’Islam aveva fatto della Spagna terra di conquista lasciando anch’esso forme architettoniche di grande bellezza. Chiese che non sono solo luoghi sacri, ma fortezze, protette da doppie mura, dove la popolazione si rifugiava in caso di invasioni.
La religione cristiana è raccontata nelle chiese anche con affreschi e sculture, in modo semplice ma con tratti di forte impatto emotivo. Incontriamo rappresentazioni di Dio pantocratore, Madonne, santi, cavalieri, crociati, benefattori, animali reali e fantastici, mostri, il tutto per informare i fedeli dei premi e dei castighi cui andranno incontro alla fine di una vita che deve essere condotta in modo esemplare seguendo gli insegnamenti della Chiesa.
La Val d’Aran e la Val del Boi sono le terre più lontane da Barcellona, capitale catalana, al confine con la Francia e con i Pirenei. Sono terre attraversate dalla via Francigena, la via dei pellegrini, che dal nord Europa porta a San Giacomo di Compostela e a Gerusalemme al Santo Sepolcro, meta finale del buon cristiano.
Perché l’Unesco nel 2000 ha dichiarato il Romanico Lombardo Della Vall de Boì Patrimonio dell’Umanità? Perché il Romanico è la prima grande manifestazione artistica comune a tutto l’Occidente europeo, che nasce alla fine del primo millennio e si mantiene viva in tutte le opere architettoniche e artistiche non solo nelle chiese ma anche in monasteri, castelli, ponti, fino al XIII ° secolo.
Per facilitare la lettura e le visite al romanico in Catalunya, l’Ente del turismo catalano, ha individuato sei itinerari che dalla costa mediterranea dipartono verso l’interno della regione fin su nelle valli montuose di non facile accesso e di impareggiabile bellezza. Sono luoghi da raggiungere in automobile, in jeep o piccoli bus, per strade strette e tortuose, che portano in alta quota. Le valli sono anche ben attrezzate con sentieri naturalistici per l’escursionismo a piedi e in bicicletta. I villaggi sono collegati da una rete di antichi tratturi che attraversano campi coltivati e pascoli, è così possibile trascorrere una vacanza pienamente immersi in una natura incontaminata.
Spieghiamo in breve i vari itinerari delle vie, rutas in catalano.
La ruta 1 che parte da La Tossa de Montbui a Pescaran, vicino al confine francese, segnala 19 monumenti. Si passa da Agramunt, dove la chiesa Santa Maria ha uno dei più bei portali romanici. La Ruta 2 parte da Lleida fino a Bossòst in Val d’Aran, una valle dove la popolazione parla occitano, una lingua che si parla anche in Italia, nel cuneese. Qui ci sono ben trenta siti romanici, i più significativi sono le due chiese di Taull: San Clemente e Santa Maria. La Ruta 3 corre parallela alla costa mediterranea, parte da Ulldecona fino a san Sebastià dels Gorgs. Diciotto i siti segnalati, a metà strada Miravet tappa preziosa per visitare l’imponente fortezza dei Templari eretta sul fiume Ebro. La Ruta 4, 25 siti storici, parte da Cervellò alle porte di Barcellona e sale al nord a Guils de Cerdanya, attraverso un tunnel di cinque chilometri. Segnaliamo la tappa a Sant Jaume de Frotanyà, bellissimo esempio di romanico lombardo dell’XI° sec. con pianta a croce latina. La Ruta 5 parte da Barcellona e sale dritta verso la Francia a Coll d’Ares fino a Beget. Ben 28 i siti segnalati. La tappa a Ripoll è d’obbligo, per visitare l’antico monastero benedettino di Santa Maria, fondato nell’879 dal conte Wilfredo el Velludo, con il grande portale e capitelli con sculture raffiguranti animali, mostri, uomini e vegetali. Una tipologia che ha dato il nome alla scuola di scultura "ripollese". La Ruta 6, va da Breda, nel sud, a La Jonquera, nel nord, passando per Girona. Su questo percorso sono segnalati ben 25 monumenti. A San Pere de Rodes sorge l’antico monastero benedettino dalle cui torri di tipo lombardo si domina il Golfo del Leon, le cui acque lambiscono il selvaggo Cap de Creus.
Prima di partire per un qualsiasi itinerario è indispensabile visitare il Museo nazionale di arte catalana (Mnac) a Montjuic, dalle cui terrazze si gode una vista spettacolare di tutta Barcellona. Nelle numerose sale si potrà apprezzare la raccolta dell’arte romanica in cui si custodiscono gli originali delle opere, affreschi e sculture, recuperati dalle chiese romaniche quando erano in stato di abbandono e, quindi, prima dei restauri che hanno riportato i luoghi sacri all’antico splendore. Qui, per esempio, troviamo l’affresco originale del Dio pantocratore strappato da Sant Climent de Taull e troviamo parte del gruppo scultoreo ligneo della deposizione asportato dalla chiesa di Santa Eulàlia in d’Erill la Vall, e tanti altri oggetti unici e preziosi.
Nel Mnac sono presenti tutte le forme artistiche : pittura, scultura, artigianato, illustrazioni, incisioni, affreschi, collezioni di fotografie e collezioni di numismatica. Obiettivo del Museo e quello di fornire una visione d’insieme di tutta l’arte catalana, da quella romanica fino alla metà del XX secolo. La sala dell’arte romanica riunisce opere soprattutto catalane, dei secoli XI, XII e XIII.
Se la fine della visita coincide con l’ora di pranzo è bene approfittare del ristorante panoramico Oleum posto al primo piano del Museo, ottimo per ambientazione e per cucina.
L’itinerario che abbiamo percorso su invito dell’Ente del turismo della Catalogna, ci ha impegnato per quattro giorni, con partenza in aereo da Milano a Barcellona, dal giovedì alla domenica. Meta finale, la Vall de Boì e la Val d’Aran, Ruta 2. La prima notte siamo stati accolti dal "Monastero de les Avellanes", dei fratelli Maristi, che osservano la regola di Sant’Agostino d’Ippona. Abbiamo pernottato in un luogo ricco di storia che affonda le radici nell’undicesimo secolo passando attraverso distruzioni, ricostruzioni e restauri. Il fondatore fu il beato Joan d’Organya, 1194, monaco premonstatense, ordine benedettino riformato. Il Monastero è sede di uno dei più importanti archivi della chiesa catalana, conserva 3 milioni e 800mila documenti tra cui documenti che riguardano il territorio catalano ora appartenente la Francia e a Andorra. Uno storico locale, l’82enne Josep Maria Gavin ha individuato nel territorio catalano antiche chiese romaniche ridotte a ruderi che lui ha diligentemente fotografato e catalogato e che successivamente sono state recuperate e restaurate. L’inventario redatto da Gavin consta di 30 volumi con materiale fotografico di 26.444 edifici religiosi: chiese, cappelle, monasteri, priorati, conventi, romitaggi, santuari, cattedrali, certose, oratori privati e pubblici, ecc. Il fondo da lui donato nel 2006 è suddiviso in tre argomenti: villaggi e comarche, inventario delle chiese e personaggi catalani. Interessante è la collezione di cartoline a soggetto religioso di tutto il mondo oltre e una collezione di immaginette e "santini" dei luoghi di culto cristiani di tutto il mondo, litanie, preghiere e poemi catalani (gozos) dedicati alla vergine Maria nelle varie cerimonie annuali.
Lasciamo di buon’ora l’accogliente Monastero de Les Avellanas (www.monastirdelesavellanes.com) per avviarci verso la Vall de Boì, dove ci attendono nel Centro di interpretazione del Romanico per spiegarci il paziente ed imponente lavoro di recupero fatto in nove luoghi sacri dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità: Assumpciò de Coll, Santa Maria de Cardet, Sant Feliu de Barruera, l’església de la Nativitat e il romitaggio di Sant Quirc de Durro, Santa Eulàlia d’Erill-la-Vall, Sant Joan de Boì, Santa Maria i Sant Climent de Taull (www.vallboi.com) Siamo nell’alta Ribagorca, ai piedi del Parco Nazionale d’Aiguestortes e dello Stagno di San Maurizio. Abbiamo visitato la chiese di Taull, San Climent, consacrata nel 1123, e Santa Maria e a piedi ci incamminiamo per un sentiero campestre verso al chiesa di Santa Eulàlia a d’Erril-la-Vall. La Chiesa restaurata totalmente dalla base, ha un portico con arcate sorrette da colonne e una torre campanaria a 6 piani in puro stile romanico lombardo.
Pernottiamo al Boì Taull Resort, con piacevole Centro benessere, (www.boitaullresort.es). Il pranzo presso il ristorante "La Cabana", Carretera de Taull, s/n a Boì, è una vera scoperta e riconferma della cucina catalana. (info@lacabana-boi.com).
La cuoca, signora Maria Jesus illustra il lungo elenco di piatti tipici il cui profumo, nel frattempo, si diffonde nella vasta accurata sala da pranzo: pollo in casseruola, coda di bue, petto d’anatra con salsa di more, baccalà cotto al forno con passata di mela, aglio, olio e formaggio fuso, zuppa di "fideus", agnello al forno, assortimento di luganeghe, trinxiat (puré di cavolo e patate ) accompagnato da una fetta di pancetta rosolata, insalata "amanida" con orecchia di maiale, remenat di uova e funghi, carne con picada ( un intingolo allungato con il brodo e aggiunta d’aglio, frutti secchi – nocciole, mandarle e/o pinoli -, brandy Lepanto, biscotto secco o grissini e prezzemolo). I dessert sono caserecci: sorbetto di torrone, pastis rus, torta di mandorle e crema catalana.
Ci vuole un trekking a passo svelto per smaltire le calorie della buona cucina tipica catalana di montagna. E l’opportunità per i volonterosi sportivi non manca. Viene offerta da una rete di sentieri ben segnalati che collega ben 15 paesi, quindi basta munirsi di una mappa offerta dall’Ente del turismo per immergersi nella natura e nell’avventura.
L’orografia della Catalunya presenta in un territorio relativamente piccolo con diversi tipi di paesaggi. Ed è questo il suo fascino: da Barcellona alla Val d’Aran il paesaggio continua a cambiare. Si può passare in poco tempo dall’alta montagna pirenaica, con vette oltre i 3000 metri, agli intricati contrafforti caratterizzati da un clima e da una vegetazione prettamente mediterranei, alle pianure coltivate a cereali e vigneti, ulivi e macchia a gariga delle zone più secche. La varietà di habitat determina l’esistenza di una flora ricca e svariata e di una fauna caratteristica che molto spesso è tutelata, come accade per il gipaeto o avvoltoio barbuto.
La bellezza di un paesaggio così vario lo abbiamo goduto visitando il Parco Nazionale d’Aiguestortes , raggiungibile da Boì con la jeep, servizio pubblico A/R 9,70 euro. Il parco s’estende per 40.000 ettari nella cordigliera dei Pirenei e conta 200 laghi ( in tutti i Pirenei ce ne sono 6000), alimentati da torrenti che scendono impetuosi dalle alte vette: Pala de Morrano 2636m, Serrat de les Mussoles 2802 m, Punta Alta 3015 e la Comalformo 3033, solo per citarne alcune. Da ottobre a maggio queste vette sono innevate, le pareti granitiche vedono d’estate gli alpinisti affrontare ardue scalate per conquistarne le cime ed escursionisti fare trekking da rifugio a rifugio. Boschi di abeti e magnifici prati sono il rifugio di una fauna ricca abituata agli inverni rigidi: ci sono almeno una ventina di orsi, daini, caprioli, cervi, volpi. Molti gli uccelli, stanziali e di passaggio, con appostamenti per il birdwatching. Erano attive anche miniere di piombo, carbone, amianto oro e zinco. In queste valli la presenza dell’uomo antico risale all’età del bronzo e successivamente la presenza in età romana è documentata da ritrovamenti di insediamenti e monete.
Il Parco Nazionale d’Aiguestortes e l’Estany de Sant Maurici sono una riserva naturale di acque incontaminate che forniscono acqua potabile a milioni di persone. Una trentina di guardie forestali presidiano costantemente il Parco Nazionale, assicurandone l’integrità naturale ed ecologica.
L’ultimo giorno della nostra visita, sabato, è stato dedicato alla Vall d’Aran, l’estremità nord della Catalunya (www.tourisme.aran.org). Un giro veloce nei villaggi di Bossòst, Vielha, Escunhau, Arties, Salardù, Unha i Tredòs, ci fanno capire l’operosità di queste genti che nei secoli hanno saputo trasformare questi luoghi non facili da vivere, in una valle piacevole da visitare sia dal punto di vista turistico religioso che culturale. Visitiamo la chiesa di Sant’Andrea a Salardù, romanica all’esterno e gotica all’interno. E’ un edificio fortificato con funzione militare e civile, il porticato serviva per le assemblee pubbliche. Era meta per molti pellegrini che si recavano a San Giacomo di Compostela. Anche ad Arties c’è una chiesa fortezza, con alte torri campanarie in puro stile romanico lombardo che servivano anche per avvistamento e segnalazioni. Tutti questi paesi sono collegati fra loro anche da sentieri per il trekking, basta affrontarli ben equipaggiati.
Per visitare questi luoghi, che arricchiscono profondamente lo spirito, – anche solo approfittando di un lungo week end – e che ci fanno capire che le radici cristiane dell’Europa non sono soltanto nelle cattedrali delle grandi città ma anche nelle ricche testimonianze di piccoli villaggi campestri e rupestri come quelle della Spagna in Catalunya, c’è un tour operator spagnolo che dall’aeroporto di Barcellona effettua gli itinerari prescelti con piccoli bus per portare i turisti in queste valli sperdute ed ancora incontaminate dove svettano da secoli i campanili in puro stile romanico lombardo.

Per saperne di più, il volume: Romànico de la Vall de Boì, Patrimonio Mundial, a cura di Rosario Fontova e M. Carme Polo, Ed. Dissenys Culturals
Info: www.catalunya.com
info@catalogna-turismo.it – tel. 02-87393573
www.espain.info/it – tel.02-72004625

 

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