Brasile: le piscine naturali di Porto de Galinhas, vita beata in mezzo alla barriera corallina

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testo e foto di Giovanni Bosi

In dune-buggy lungo le spiagge più belle, alla ricerca di angoli di paradiso niente affatto perduti. E sì, perché Porto de Galinhas è uno dei luoghi che permette davvero di far pace con il mondo intero. Come garantiscono le “piscine naturali” dall’acqua cristallina, abitate da una miriade di coloratissimi pesciolini tropicali. A patto però di alzarsi presto al mattino: lo spettacolo è garantito solo se si fanno i conti con la bassa marea, quando in mezzo alla barriera corallina lavica è possibile trovarsi faccia a faccia con lo splendore della Natura.

 

Le coordinate sono semplici: Brasile, Stato di Pernambuco, a 81 chilometri da Recife. Raggiungere Porto de Galinhas è alquanto semplice e per sistemarsi non c’è che l’imbarazzo della scelta: resort di lusso o più abbordabili pousadas sono a portata di mano (e di tour operator). Il paesino che la sera si rivela un luogo adattissimo per lo “struscio”, per un aperativo o una pizza piuttosto che un piatto della tradizione brasiliana come il churrasco, la mattina presto riserva uno spettacolo di grande impatto: la spiaggia che fronteggia la piazzetta al termine di Rua Cavlc, la strada dello shopping, e da dove inizia Rua Piscinas Naturais, brulica di persone e personaggi: turisti in attesa di imbarcarsi e marinai di tutte le età pronti a partire con la loro jangada, una barchetta (ma forse sarebbe più corretto definirla “zattera”) stretta e dalla forma allungata, rigorosamente a vela o da spingere tutt’al più con un solo remo, per raggiungere le famosissime “piscine naturali” tra le formazioni di corallo. La bassa marea in quel momento fa sembrare infinita la battigia su cui si riflettono le vele multicolori con tanto di sponsor. Agli italiani ricordano i pattini di un tempo, ma il fondo è ancor più piatto perché con queste imbarcazioni è come pattinare sull’acqua. Acqua che poi non è altro che l’Oceano Atlantico, in questo spicchio di mondo caldo, trasparente e rassicurante.

E basta spostarsi di poche decine di metri per scoprire un altro mondo, quello sommerso, con i suoi piccoli abitanti pronti a circondare – tra curiosità e paura – gli altrettanto curiosi visitatori, bambini compresi. La jangada ad un certo punto si ferma, il barcaiolo scende in acqua (che arriva poco più su della caviglia) ed esorta tutti a scendere. A proposito, meglio arrivare provvisti di scarpette per camminare in acqua perché sulla barriera corallina abbondano anche i ricci di mare; in mancanza, vanno benissimo anche un paio di infradito. Si scende ulteriormente dalla barriera corallina al fondale di sabbia, con il mare profondo fino alla cintola. E a quel punto ci si comincia a divertire sul serio, con i pesci che vanno e vengono. Se non avete pensato a portare con voi occhialini o maschera subacquea non disperate: il jangadeiro sarà lieto di prestarvene una. L’esperienza dura in tutto una quarantina di minuti ma il tempo vola e non si vorrebbe mai uscire da quelle “piscine” una volta che ci si è immersi.

Ogni anno si stima siano almeno ottocentomila i turisti che arrivano da ogni parte del globo per compiere questo rituale con le barchette dei pescatori di Porto de Galinhas. Del resto non è un caso che questo luogo sia la spiaggia più famosa del Nordest del Brasile: una distesa di quattro chilometri di sabbia bianchissima, palme e mare celeste. Una volta di nuovo a terra, vale la pena (ma questo in realtà è meglio farlo di sera) avventurarsi alla scoperta di strade e vicoletti di Porto de Galinhas, il cui nome richiama proprio le galline. Pennuti che si trovano in tutte le forme e dimensioni – dalla piccola ceramica alla cabina telefonica, alle immancabili Havaianas – in tutti gli angoli della cittadina, dove abbondano bar e snack bar, ristoranti, supermercati e una grande varietà di negozietti che in alta stagione restano aperti fino a dopo mezzanotte. E se volete mangiare pesce, potete andare al Beijupirà, nell’omonima Rua.

Ma non finisce qui. Con le dune buggy ci si può spostare dalla cittadina e raggiungere altri luoghi che meritano di essere visti. Come nel caso della spiaggia di Maracaipe (conosciuta come un paradiso per i surfisti grazie alle sue onde), arrivando fino al Pontal: anche qui ci sono jangadeiros pronti a portarvi con le loro “zattere” spinte con un solo remo. In uno scenario di grande suggestione, punteggiato dalle mangrovie che si sporgono con le loro radici nella foce del fiume Maracaípe, si va alla scoperta dell’habitat perfetto dei cavallucci marini, che il jangadeiro riesce di solito a trovare nell’acqua e a catturarli solo per qualche minuto con un barattolo di vetro, prima di restituirli al mare. Il colore di questi insoliti pesci – che vivono in coppia – tende a cambiare a seconda dell’acqua in cui nuotano per mimetizzarsi; con la coda prensile si ancorano agli arbusti che trovano, ma non è insolito che si uniscano l’uno con l’altra in un “abbraccio” che è quasi commovente. Soprattutto se lui è gravido, dopo che la femmina ha deposto le uova nella speciale sacca incubatrice di cui è dotato. E’ lo spettacolo della Natura, che da queste parti viene appositamente tutelato con il Progetto Hippocampus.

 

Un turismo praticamente nato per caso

Il turismo a Porto de Galinhas è cominciato quasi per caso. E’ bastato che venisse indicata come una delle spiagge più belle del mondo dal magazine “Viagem e Turismo” (per otto volte di seguito), per scatenare un pendolarismo spontaneo, limitato dall’assenza di vere e proprie strutture ricettive. Intuendo il business potenziale, sono stati proprio i pescatori ad attrezzarsi, iniziando a destinare alcune stanze delle loro abitazioni per accogliere i forestieri che intendevano almeno trascorrere una notte a Porto de Galinhas. Il tam tam ha intensificato le presenze e alla fine sono arrivati anche i resort. Il nome della località, al di là della simpatia che evoca oggi, trova la sua origine nella tratta degli schiavi che avveniva tra il Golfo di Guinea e le colonie europee in Sud America. Gli africani quando arrivavano (nonostante fosse stata già abolita la schiavitù portoghese e spagnola) erano terrorizzati e venivano chiamati “Galinhas” per evitare i controlli delle autorità.

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