Bologna da scoprire

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di Paola Babich

 

Cultura, tradizioni, sapori, genuinità. Il capoluogo dell’Emilia Romagna è questo e tanto altro.

 

 

Bologna la “dotta”, Bologna la “grassa”. Bologna delle acque e delle torri. Degli scorci e dei profumi. Della letteratura e della musica, dei personaggi e della gente comune. E¢ bello passeggiare tra le bellezze del centro storico, andando a scoprire luoghi caratteristici, opere d’arte, osterie e botteghe che aiutano a capire il capoluogo emiliano e ad assaporarlo.

Arte, bellezza e cultura. Non si possono esaurire in poche righe le meraviglie che la città riserva, ma qualche spunto è utile. Partenza d’obbligo da Piazza Maggiore, cuore della città, ricca di importanti edifici, dalla Basilica di San Petronio al Palazzo del Podestà a quello d’Accursio, al cui interno si trova l’ex Sala Borsa, oggi bella e moderna biblioteca dove sono visibili gli scavi archeologici; accanto la famosa fontana del Nettuno, detta anche del Gigante. E passeggiando, cosa salta subito agli occhi? Che Bologna è la città dei portici: ben 37 chilometri! E non è l’unico primato: è anche sede dell’Università più antica del mondo, dove studiarono, tra gli altri, Dante, Petrarca, Copernico; se si entra a Santa Maria della Vita, si resta a bocca aperta di fronte al Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, del 1463, gruppo in terracotta di una bellezza commovente. Sempre da Piazza Maggiore, osservate Palazzo dei Banchi, del XVI secolo: in realtà si tratta di una facciata scenografica volta a mascherare le viuzze del mercato retrostante, il Mercato di Mezzo. E sapevate che proprio qui c’è una piccola Gerusalemme? Come spiega lo studioso Franco Cardini nell’interessante libro Le Gerusalemme d’Italia (Il Mulino), una volta divenuti inaccessibili i Luoghi Santi, lembi di Terra Santa vennero ricreati nel nostro paese: è questo il caso del complesso bolognese delle Sette Chiese.

BOLOGNA. CENTRO STORICO. PANORAMICA AEREA DEL CENTRO STORICO. ESTERNO.

Bologna delle acque. L’acqua, sin dal Medioevo, è stata fonte di ricchezza e sviluppo economico per Bologna, che nel XIII secolo era la quinta città europea per popolazione e il maggior centro tessile d’Italia. L’acqua ha significato per secoli l’energia essenziale per alimentare le attività manifatturiere e commerciali, in particolare la produzione della seta (alla fine del XVII secolo c’erano oltre cento mulini) del fitto sistema idrico oggi rimangono tracce nella toponomastica. I canali sono stati quasi tutti interrati, ma ci si può render conto che era una “piccola Venezia” che proseprava su una rete di canali con tanto di porto fluviale, grazie a una piacevole camminata che tocca i luoghi più significativi del ‘sistema acque cittadino’, da Piazza Maggiore, passando dalla Fontana del Nettuno, a tutta via Rizzoli fino all’angolo di Piazza della Mercanzia, imboccando via Zamboni, via del Carro, oltrepassando il Voltone con mascherone che segna l’accesso al vecchio Ghetto ebraico, una delle zone più interessanti e suggestive dell’intero tessuto urbano, definita dai muri sotto il quale scorre l’Aposa. Via delle Moline era la zona dei canali dell’antica città, e arrivando in via Piella, tra i civici 16 e 18, si giunge alla finestrella sul Canale delle Moline e al ponte. Affacciandosi fra i palazzi, si può vedere scorrere uno dei pochi tratti d’acqua che tra i primi del Novecento e il dopoguerra non fu ricoperto di asfalto.

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Città della gola. Mortadella o Bologna? Beh, se si pensa al gustoso salume, si tratta di due sinonimi Le origini sono antichissime: due lapidi di età romana, al Museo Archeologico, mostrano una la pratica dell’allevamento dei maiali, introdotta fin dal  400 a. C nella valle padana dalle popolazioni celtiche, e l’altra un antico norcino intento al mortaio, da cui il nome “mortadella”, con cui si pestavano insieme le carni e le spezie. I primi documenti che parlano di questo particolare salume, oggi IGP, nonché presidio Slow Food, risalgono al Medioevo e ne attribuiscono la paternità a dei monaci bolognesi che ne avrebbero realizzato un prodotto di lusso. Come gustarla? Nei modi più svariati: a fette sottili e abbinata al pane fresco, come uno degli ingredienti fondamentali del ripieno dei tortellini, tagliata a cubetti o montata a spuma, per antipasti e aperitivi.Uno spuntino con pane fresco e un cartoccetto di mortadella classica bolognese accompagnato a un bicchiere? All’Osteria del Sole, in vicolo Ranocchi, è ancora possibile: un locale genuino, dove si può andare, come un tempo, col proprio companatico. E poi perdetevi per le stradine piene di botteghe storiche: dalla Drogheria Gilberto (via Drapperie, 5) che dal 1905 offre golosità di ogni genere, a Tamburini (Via Caprarie 1), fondato nel 1880, regno delle prelibatezze del posto.

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La città e le note. Un legame stretto quello con la musica: di Bologna sono artisti come Dalla, Guccini, Morandi, Bersani, Carboni, Cremonini… (e nel passato musicisti quali Rossini, Respighi) che tanto hanno cantato e cantano l’amata città, chi con dolcezza, chi con malinconia o un po’ di amarezza, tutti sempre con affetto. Che influisca la vivace vita notturna di osterie e locali, dove un tempo i “goliardi” medievali mettevano in musica poesie dai toni pungenti? Per gli appassionati, merita una visita il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, che ripercorre circa sei secoli di storia della musica europea.

La Città e la fiction: protagonista Coliandro. “In televisione ha trovato spazio anche il “giallo alla bolognese con… due personaggi di Carlo Lucarelli l’ispettore Coliandro e il commissario De Luca”. Così si legge sulla guida Bologna (Touring Editore), dove, a pag. 35, troviamo le Top 5 Icone bolognesi, tra le quali… lui: “Marco Coliandro. Poliziotto in servizio alla questura di Bologna, città dove è nato da famiglia pugliese. Imbranato, pieno di pregiudizi, ignorante, ma onesto e determinato, in una città sempre più violenta e difficile da capire”. E proprio il tenero, testardo, improbabile Coliandro, nato dalla penna del noto scittore (il libro si intitola L’ispettore Coliandro, Einaudi) è ancora una volta protagonista su Rai 2, in queste settimane, con i nuovi episodi a lui dedicati, nella serie “Il Ritorno”, diretta dai Manetti Bros. A interpretare il poliziotto sui generis, sempre Giampaolo Morelli, che lo scorso novembre ha avuto anche la soddisfazione di ricevere il premio del Siulp, il sindacato dei poliziotti, per aver interpretato il poliziotto che meglio li rappresenta: Morelli ha poi condiviso l’emozione con chi lo segue su Facebook, scrivendo che lo hanno considerato così: ‘più vero del vero, più umano dell’umano; non ci fai sentire soli, ci dai la possibilità di sentirci veri e non di inseguire lo stereotipo degli eroi perfetti e infallibili’. Anche in questa serie Coliandro è pronto ad affrontare i casi più diversi, all’ombra delle due famose Torri, quella degli Asinelli e la Garisenda: “L’ambientazione bolognese – sottolinea Lucarelli- è diventata nel tempo essa stessa una caratteristica del personaggio”. Infatti, come immaginare l’ispettore pasticcione per definizione se non tra i portici e per le strade di Bologna?

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Info: www.comune.bologna.it, www.emiliaromagnaturismo.it; tanti vantaggi con la Bologna Welcome card, possibilità di visite guidate a tema, info su alloggi e molto altro ancora su www.bolognawelcome.com

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Articolo pubblicato su Intimità

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