Basilicata. 12 itinerari nel Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese

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Un parco dalla grande valenza ambientale, dove natura, storia e cultura si mescolano in modo indissolubile, declinando paesaggi di straordinaria bellezza e suggestione.

Come in un susseguirsi di emozioni che scorrono veloci, il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano offre al visitatore una moltitudine di ambienti di rara bellezza: le antiche rovine di Grumentum, i maestosi boschi selvaggi, i bacini lacustri ed i fiumi, i tanti piccoli paesi ognuno con la propria storia e peculiarità, la Madonna Nera di Viggiano patrona della Lucania.

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Il Parco dell’Appennino Lucano, il più giovane parco nazionale italiano, è caratterizzato da un’eccezionale biodiversità: nei secoli la natura ed il paesaggio sono stati modellati dal certosino lavoro dell’Uomo, offrendo oggi al visitatore splendidi scorci naturali e una ricca varietà animale e vegetale. Fiumi ed aree umide sono l’ambiente ideale anche per la cicogna nera che, ormai rarissima in Italia, nidifica ancora nel parco. Degna di nota è anche la presenza di un predatore per eccellenza: il lupo. Per quanto riguarda la vegetazione, di grande pregio sono gli estesi boschi dell’Abetina di Laurenzana ed il Faggeto di Moliterno. Per la flora si segnala il millefoglie lucano, la veccia del Sirino, endemica del monte, l’Ofride insettifera, una delle moltissime specie di orchidee presenti nel parco.

Curiosità

Nel parco i nibbi reali danno spettacolo. Nel periodo invernale questi rari rapaci tendono ad aggregarsi in siti strategici dove molti esemplari si riuniscono per passare la notte insieme. Di giorno alzando gli occhi al cielo è facile seguire l’acrobatico volo del nibbio, che plana elegantemente in cielo sfruttando le correnti ascensionali.

Un gioiello archeologico

Il Parco archeologico di Grumentum, situato all’interno del parco, è uno dei pochi casi in Italia in cui si possono ammirare i resti di un patrimonio storico archeologico straordinario, percependo la forma di una tipica città romana abbandonata e mai più reinsediata.
Con un solo colpo d’occhio è possibile comprendere l’intera estensione della città, lo schema urbanistico e la differenziazione tra spazi pubblici e spazi privati.

Alla scoperta di animali e piante

Dal punto di vista faunistico il Parco vanta una ricchezza straordinaria e rarità di notevole interesse.
Dopo cento anni, in modo del tutto naturale, il grifone è tornato a nidificare nel Parco.

Anche una coppia del rarissimo capovaccaio, ha scelto di vivere qui e mettere su famiglia. Rilevante nelle estese faggete la presenza del picchio rosso mezzano e della balia dal collare, specie molto rare in Italia. Gli ecosistemi acquatici sono ricchi di anfibi con l’importante presenza di specie, quali l’ululone appenninico e la salamandrina dagli occhiali. Tra i mammiferi la specie più rara ed emblematica è la lontra, presente nel Parco con una delle popolazioni più numerosi d’Italia.

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I 12 itinerari del Parco Nazionale Appennino Lucano

 

 

Dalla Sellata al Monte Arioso, Via delle Nevi

 

Armati di zaino, bastoni e scarponi da neve. Oppure indossa sci o ciaspole ai piedi. Monta su un bob o sfreccia a bordo d’uno slittino. Potrai conoscerlo anche così il cuore dell’Appennino lucano, le sue cime imbiancate, e rimanerne conquistato. Tra Pignola, Abriola e Sasso di Castalda, per esempio, dove s’estende il comprensorio sciistico “SellataPierfaoneArioso“, con le sue piste ben livellate, immerse in scenari fitti di faggi secolari e adatte per esperti e principianti. L’area dispone d’una seggiovia biposto che porta in vetta al Pierfaone e serve 2 bei tracciati. Sei gli impianti di risalita e 10 le piste, tutte collegate sci ai piedi, per un’estensione di 8 km, che spaziano dai 1350 metri della Sellata ai 1740 del Pierfaone passando per i 1710 del Monte Arioso.

 

Da visitare:

Museo scenografico del costume e della civiltà rurale Pignola

Oasi Wwf Pantano, Birdwaching

Aviosuperficie Icaro Pignola
 

Satriano e la Via delle Maschere

 A Satriano di Lucania, il giorno del martedì grasso, magari con la neve a segnare ancora i bordi delle strade, può capitarti d’assistere ad un antico rito arboreo dalle origini pagane. Per le vie concitate, sotto gli archi di Palazzo Loreti e per le strade ricche di murales del centro storico, s’incrociano gruppi d’uomini urlanti coperti d’edera. Sono i Romiti, insieme agli Orsi e alle Quaresime le maschere più celebri del Carnevale satrianese. Vagano lungo il borgo costeggiando le chiese, i palazzi nobiliari ed i musei. Al calar della sera, infine, ballano attorno ad un grande falò offrendo agli ospiti i peperoncini della fortuna, simboli piccanti di fertilità, assieme a vino, pane e salsiccia.

 

Da visitare:

Satriano museo civiltà contadina

Museo Virtuale del Pietrafesa c/o Rocca Duca di Poggiardo

 

 

Via dell’Arte, Montemurro

Alta 700 metri slm sorge Montemurro. Quì nacque, visse e scrisse il poeta ingegnere Leonardo Sinisgalli: eterno figliol prodigo di questo borgo a strapiombo sulla “Pietra del Pertusillo“. Montemurro è avvolta da suggestivi paesaggi montani, ricca d’uliveti, frutteti, vigneti e boschi a perdita d’occhio, ma il cuore antico del borgo emette pulsazioni d’arte. Strade costellate di graffiti, per esempio, la casa Museo intitolata a Sinisgalli col suo patrimonio di quadri, mobili, libri e cimeli di famiglia, la seicentesca chiesa affrescata del patrono San Rocco, quella quattrocentesca dell’Assunta, il convento di Sant’Antonio da Padova e i palazzi nobiliari.

 

Da visitare:

Fondazione Sinisgalli e Casa Museo

 

 

Via delle Orchidee, Moliterno

C’è un’area protetta, nel comune di Moliterno, adagiata sulla dorsale montuosa che separa la valle del fiume Agri dal vallo di Diano. E’ Bosco Faggeto, 300 ettari di riserva a riassumere il biotopo forestale montano tipico di quest’area, a sud della Basilicata. Addentrandoti nell’oasi potrai scorgere faggi maestosi che superano i 40 metri, ma anche aceri, tigli, cerri, quercie, carpini neri e lecci. A farla da padrona però, eccellendo tra le 800 specie floristiche censite nell’oasi, sono le orchidee spontanee, alcune delle quali rare e d’incantevole bellezza. Un vero paradiso naturalistico Bosco Faggeto, in cui trovano riparo la volpe e il tasso, la lepre e il cinghiale, l’istrice, il riccio e il gatto selvatico. Fra i rami degli alberi e sulle rocce, infine, nidificano il nibbio reale e quello bruno, il picchio, il cuculo, la civetta, il barbagianni, il gufo reale e l’upupa.

 

 

Via dei Santuari

C’è un sentiero, detto dei Madonnaioli, che collega il Santuario mariano di Monte Saraceno a quello della Madonna di Viggiano patrona della Basilicata. Parte dallo spiazzo alle pendici del Monte Saraceno, a Calvello, e arrampica fino alla chiesa edificata tra blocchi calcarei dai quali spuntano bizzarri alberi di faggio. In prossimità della cappella due luoghi dai nomi suggestivi: la leggendaria Grotta dell’Eremita e l’inesplorata Bocca del Diavolo. Inizia da qui il percorso che, attraverso uno stretto sentiero, porta al cospetto d’una parete rocciosa caratterizzata da anfratti, forse utilizzati come riparo dai briganti. Dopo un chilometro si giunge al quadrivio Tuppo delle Seti, un’ampia radura che serviva ai pastori d’un tempo per i loro scambi commerciali. Di qui parte un antico tratturo che, facendoci solcare un balcone naturale aperto su una valle detta “La Laura”, ci conduce alla Madonna Nera di Viggiano.

 

Da visitare:

Museo del Lupo

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Via del Pellegrino, Abriola

 

Partendo dalla provinciale che collega Abriola a San Donato di Anzi, in prossimità del cimitero, potrai intraprendere un percorso in salita, breve ma suggestivo, di 2 chilometri. Ti condurrà al Santuario della Madonna di Monteforte, alle pendici del Pierfaone. Lungo quest’itinerario si svolge, due volte l’anno, il rito del trasferimento della statua mariana che, custodita d’inverno nella Chiesa Madre di Abriola, la prima domenica di giugno sale al Monte, meta estiva di numerosi pellegrinaggi. Qui resterà fino a metà agosto quando tornerà in paese dando vita ad una festa barocca culminante col suo rientro trionfale nell’abitato adorno di luminarie dove, a sera, verranno fatti brillare fuochi d’artificio. Monteforte, il cui primo nucleo risale al 1100, custodisce, tra l’altro, pregevoli affreschi di Giovanni Todisco e altri pittori locali di epoche diverse.

 

 

Da visitare:

Museo virtuale Todisco Abriola

Presepe poliscenico Anzi

Planetario Anzi

 

Via degli antichi mestieri, Il Frassati di Sasso di Castalda

Il percorso comincia nel cuore dell’antica Saxum, luogo di religiosità semplice e antica. Costeggia l’Oasi del Cervo, dove un tempo i contadini, in estate, separavano il grano dalla paglia, prosegue verso i ruderi del Mulino del Conte e si chiude, dopo aver lambito il leggendario Faggio di San Michele, “albero padre” della Basilicata, nei pressi dell’omonima chiesetta al confine col bosco della Costara. Il Frassati lucano recupera la memoria storica degli abitanti di Sasso, gli antichi mestieri di una comunità che per secoli, lungo queste vie, ha intrattenuto un rapporto d’amore e di rispetto con la sua Montagna.

 

Via dell’Archeologia e del Teatro

 A breve distanza da Grumento Nova c’è il Parco Archeologico di Grumentum, la piccola Pompei lucana che respinse Annibale nel 207 a.C. Posta in posizione collinare, all’incrocio tra il torrente Sciaura e il fiume Agri, la città ha un impianto urbanistico ben conservato. Visitandola potrai percorrere un tratto della celebre via Herculia, varcare la soglia della domus patrizia appartenuta all’imperatore Commodo, scorgere quel che resta d’una antica palestra utilizzata dai Cives grumentini, eppoi i templi, il foro, la fontana, le terme ed un anfiteatro di forma ellittica dove si tenevano i giochi gladiatori. Nelle sere d’estate, infine, il teatro augusteo di Grumentum diventa inimitabile palcoscenico d’importanti rassegne teatrali che si rifanno alla tradizione greca e latina.

 

Da visitare:

Museo archeologico nazionale di Grumento

Cicloturismo tra la Herculia e la Popilia: partendo da Grumentum si arriva al Valico della Sellata. 6 ore circa di tempo per percorrere 80 chilometri. (vedi Appennino Lucano, pagg. 59 e 60)

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Lagonegro, Via delle Pietre, dal Laudemio al Monte Alpi

L’escursione parte dallo specchio d’acqua smeraldina del Laudemio. Da questo lago d’origine glaciale, conosciuto anche col nome di Remmo, si sviluppa sulle pendici settentrionali del massiccio Sirino-Papa, tra le vette più alte dell’Appennino meridionale. Dal Laudemio, a quota 1525, prendendo un sentiero a sinistra del lago t’inoltrerai in un bosco di faggi al cui limitare, su un tratto pietroso al di sotto dei 1700 metri, è possibile rinvenire esemplari di Vicia sirinica, una pianta erbacea presente solo su queste montagne. Salendo ancora, a quota 1900, ci s’imbatte in un’altra peculiarità di questi luoghi: la Astrogalus sirinicus. Proseguendo ancora s’arriva alla sommità arrotondata del Monte Papa, caratterizzato da due cime superiori ai 2000 metri, vicine e collegate da un crinale. Da quì, nelle giornate limpide, il panorama che si osserva è stupendo: a nord l’alta valle dell’Agri col monte Volturino e quello della Madonna di Viggiano, a nord ovest il Raparo ad est il monte Alpi e a sud i boschi maestosi del Lagonegrese…

 

Via delle Acque

Nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano il principe dei corsi d’acqua si chiama Agri. E’ un fiume imponente, erede dell’antico Kyris. A volerlo costeggiare bisognerebbe percorrere 136 chilometri, partendo da Marsico Nuovo, in località Piano del Lago, per poi sbucare nel mar Jonio. Il suo tragitto, dopo un tratto iniziale tra montagne che si stringono sull’acqua, entra nella valle cui da il nome per immettersi nel Pertusillo. Oggi la grande diga che sbarra il corso del fiume Agri, compresa tra Grumento Nova, Montemurro e Spinoso, è un’importante area di sosta e riproduzione per aironi, svassi, garzette, nibbi reali e cicogne nere. Le sue rive, caratterizzate da cerrete, conifere e acqua placida invitano a rilassarsi in un ambiente in cui il silenzio è interrotto dal solo verso degli uccelli.

 

 

Castelsaraceno, via dei Due Parchi

 

A Castelsaraceno, centro a mezza strada tra i Parchi Nazionali dell’Appennino Lucano e del Pollino, potrai praticare il trekking, fare escursioni in mountain bike o a cavallo, esercitarti nell’arrampicata sportiva e volare in parapendio. Il piccolo centro lucano dedica a queste discipline un’apposita manifestazione autunnale: la festa della Montagna. Per i neofiti della camminata in altura, invece, un percorso facile permette di “raggiungere”, sulla parete ovest

del monte Alpi, i celebri pini loricati. Si parte da Castelsaraceno dove una strada sterrata porta ad un rudimentale cancello utilizzato per contenere il bestiame al pascolo. Ci si addentra nella faggeta Ganca di Campo Longo e, a circa 3 km dalla partenza, si giunge ad un dosso panoramico che domina la Valle del Cogliandrino con l’omonimo lago. Il dosso termina con un terrazzamento dal quale è possibile ammirare l’Armizzone e il Monte Raparo, il Falapato e l’azzurro golfo di Policastro, il Massiccio del Sirino, Serra La Spina e, infine, la maestosa parete ovest del Monte Alpi con i suoi 400 metri di dislivello, dove abbondano esemplari di pino loricato che paiono spuntare dalla viva roccia.

Via delle Stelle ad Anzi: Planetario e Presepe Poliscenico

Un vero e proprio viaggio nell’Universo. Alla scoperta delle stelle proiettate in tutto il Cielo Boreale: dalla costellazione di Cassiopea a quella dello Zodiaco, dalla cintura di Orione a quella dell’Aquila; oppure del percorso solare, dall’alba al tramonto. Siamo ad Anzi, sulla vetta del monte Siri, dove dal Planetario potrai “seguire” la via Lattea, visualizzare l’Orizzonte artificiale e i Punti cardinali. Le eclissi, la Galassia in rotazione e l’esplosione di una Supernova. Il borgo, un intrico di strade abbarbicate sulla roccia, costellato d’antichi palazzi e luoghi di culto, offre all’ospite un’altra peculiarità nel Presepe poliscenico stabile tra i più grandi d’Europa.

 Come si raggiunge: ubicato tra Potenza e Cosenza è raggiungibile con la A3 e SS598.

Calendario degli eventi su: www.parcoappenninolucano.it

 

 

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