Alla scoperta di Catania

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di Paola Babich

 

Natura, arte, tradizioni e delizie per la gola nell’affascinante città di mare ai piedi dell’Etna

 

1669: l’eruzione etnea. 1693, il terremoto. Due date che hanno segnato la storia della città, causando la sua distruzione e poi la sua rinascita, e portando la città e l’intera zona della Valle di Noto a rappresentare il culmine dell’arte barocca europea (nel 2002 la Valle è stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco). Vivace, ospitale, genuina, Catania è un vero e proprio gioiello del barocco siciliano, grazie soprattutto alle opere di G.B. Vaccarini; l’armoniosa ricostruzione dei monumenti delle varie epoche ha aumentato il fascino della città, e godersela vuol dire passeggiare per le sue strade, visitare i suoi monumenti, curiosare ai mercati, concedersi dei peccati di gola, fermarsi a chiacchierare… E poi, se si vuol cambire un po’ aria, in un attimo si può lasciarsi incantare dalla bellezza della costa o della montagna.

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Il centro storico regala scorci, chiese, edifici da non perdere. La splendida e aperta piazza del Duomo ospita la Cattedrale, dedicata a Sant’Agata, la nota Fontana dell’Elefante (u’Liotru), quella dell’Amenano, il Palazzo del Municipio. A est della piazza c’è Palazzo Biscari, davvero sontuoso. La bellissima via Crociferi conta 4 chiese in meno di 200 metri e si apre e chiude con due archi; la via è apparsa in vari film, tra cui Il bell’Antonio, con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale. Il Monastero dei Benedettini, prezioso esempio del barocco siciliano, oggi sede universitaria, è un gioiello da non perdere; la struttura, i chiostri, lo scalone monumentale, il “ventre”, la Cucina… possono essere ammirati con una visita guidata. Da vedere anche Castello Ursino, uno dei pochi monumenti medievali rimasti, e il Teatro greco. Per gli amanti della musica, ecco il Teatro Bellini, inaugurato nel 1890 con la Norma. Immancabile la passeggiata lungo la via Etnea, passando per piazza dell’Università, i Quattro canti, piazza Stesicoro con l’anfiteatro romano, la villa Bellini. Le Ciminiere, un tempo cittadella dello zolfo, sono un centro culturale espositivo che ospita eventi vari; qui si trova anche l’interessante Museo storico dello sbarco in Sicilia (www.cittametropolitana.ct.it).

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La grande madre. ‘A muntagna, ossia l’Etna, anch’essa patrimonio Unesco dal 2013, domina la città come un Granda Madre, e spingersi all’interno del Parco regionale dell’Etna arrivando sino al monte, a quota 1910 (al Rifugio Sapienza o anche oltre) è un’esperienza davvero indimenticabile, soprattutto se si riesce a godere di una giornata limpida, che consente di ammirare dall’alto la costa e le vallate limitrofe.

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Mare e dintorni. Delizioso il piccolo borgo di pescatori di San Giovanni Li Cuti, che prende il nome dalla spiaggia fatta di cuti lisci, ossia pietre lisce di origine lavica; poco distante, il borgo di Ognina, con la chiesa dedicata a Maria Bambina, dove l’8 settembre si svolge a festa d’a Bammina, di origini antichissime, che unisce pescatori, devoti e curiosi. La zona da qui sino ad Aci Castello, piccolo borgo con la rocca a strapiombo sul mare, viene chiamata la Scogliera, ed è caraterizzata da scogli di pietra lavica e da una ricca vegetazione; a cinque minuti ecco Aci Trezza, teatro de I Malavoglia e del film La Terra Trema, con i suoi famosi faraglioni.

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Prelibatezze per la gola. Mare e campagna. Acque pescose e terreno fertile che offre agrumi, frutta secca, fichi d’India… Quella del cibo, qui, è una vera e propria esperienza. La cucina della città mescola i prodotti marinari con quelli agricoli, arricchendosi dei tanti influssi che si sono sedimentati nel corso del tempo, attingendo a popoli e culture diversi. Dalla tavola non può mancare il pesce, arrostito, fritto, marinato, cucinato in mille modi (fate tappa al mercato della Pescheria, oltra la fontana dell’Amenano), cui si affianca la carne, come il suino dei Nebrodi, o, nei quartieri più popolari, la carne equina, generalmente cotta alla brace proprio fuori dalle macellerie. Vera specialità la pasta alla Norma, con salsa di pomodoro, melanzana fritta e ricotta salata: il nome è in onore del compositore catanese Vincenzo Bellini, autore dell’opera Norma, con cui venne inaugurato, nel 1890, il Teatro Massimo Bellini. Caratteristico il macco di fave, preparato con le fave secche lasciate a bagno e poi lessate, e della pasta. Un capitolo a parte lo meritano i dolci: tra i più noti la classica granita, che soprattutto d’estate sostituisce la colazione, accompagnata dalla brioche locale; e poi la pasta di mandorla, i cannoli con la ricotta, la cassata… Tipica è la gastronomia da tavola calda, che si trova nei bar (da non perdere Savia in via Etnea), e rappresenta uno spuntino ricco e gustoso, eredità della più tradizionale cucina casalinga; assolutamente da provare i famosi e saporiti arancini di riso e la scacciata, una delle più celebri preparazioni della cucina popolare catanese, ripiena solitamente di tuma, acciughe, olive o di cavolfiore e salsiccia. Anche il cibo di strada è molto diffuso, soprattutto nei mercati, dove si trovano le frattaglie bollite (sanguinaccio e trippa), le caldarroste, il “Mauro”, un’alga croccante.

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Sant’Agata.
La giovane Agata, esponente di una famiglia patrizia catanese, visse nel III° secolo e sin da giovane consacrò la sua vita alla religione cristiana. Venne martirizzata e messa a morte il 5 febbraio 251;
subito dopo cominciò ad essere venerata da gran parte della popolazione, anche pagana; da qui si sviluppò il culto di Agata, che si diffuse anche fuori dalla Sicilia.
Nel medioevo le reliquie della Santa vennero trafugate a Costantinopoli, ma tornarono in città nel 1126. La festa dedicata alla patrona si tiene a febbraio, dal 3 al 5, ed è davvero molto sentita; ad agosto, il 17, si celebra il ritrono delle sue spoglie. Le celebrazioni sono famose a livello internazionale e l’Unesco l’ha dichiarata bene etno-antropologico patrimonio dell’umanità. Per Sant’Agata vengono preparati dei particolari dolci: le cassatelle o minnuzze, che per la forma ricordano il seno, richiamando la credenza secondo la quale alla Santa vennero strappate le mammelle durante il martirio, e le olivette, di antica origine, a forma di oliva, fatte con pasta di mandorla e colorate di verde.

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Dove fermarsi e come organizzarsi

L’Una Hotel Palace, in via Etnea, è valorizzato da una bella terrazza dove anche chi non è ospite può godersi un ricco aperitivo con vista; www.unahotels.it

-Il Katane Palace Hotel, nel centro storico, offre ambienti eleganti impreziositi da legno, marmo, mobili antichi; www.spacehotels.it

-Un’altra opzione per l’alloggio il Mercure Catania Excelsior; www.mercure.com accorhotels.it

In posizione ottima, il Grand Hotel Baia Verde è l’unico albergo della costa con affaccio diretto sul mare, ideale per una vacanza di relax, in un’atmosfera molto curata; www.baiaverde.it

-Il rifugio Sapienza, a quota 1920 m., accanto alla funivia dell’Etna, offre 24 camere e piatti genuini; www.rifugiosapienza.com

-Cucina casalinga tradizionale da Picasso, a Catania in piazza Ogninella, dove Giovanni Trimboli prepara pasta alla norma, sarde alla beccafico e tanto altro, grazie alla passione ereditata dalla nonna e dai genitori; www.vineriapicasso.com

 

-Citymap Sicilia.it è un portale che mira a condurre il visitatore attraverso i luoghi più belli dell’isola, puntando su cultura, storia, tradizione e modernità. Non mancano i consigli relativi a Fare, vedere, mangiare, dormire e la sezione Offerte, con occasioni per divertirsi o passare una giornata insolita; CityNotes è una nuova sezione con curiosità sulle città del progetto: Catania, Siracusa e Taormina. Exploreat è una piattaforma sugli itinerari legati al mondo del gusto e propone viaggi alla scoperta delle eccellenze gastronomiche italiane. Il sito www.exploreat.eu mette a disposizione oltre 1000 proposte, dai tour a caccia di segreti agli itinerari on the road.

 Articolo pubblicato su Intimità

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