Alla scoperta della Mongolia Interna e del Gansu

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di Franca Iannici

 

La Mongolia Interna, la terza più grande suddivisione della Cina (circa 1.200.000 km², ovvero il 12% della superficie totale della Cina), è uno dei Paesi meno conosciuti sulla Via della Seta, percorso di 800 km che si estende dalla Corea fino all’Europa dell’Est. In alcune zone sembra di essere catapultati nel passato: deserti e rigogliose praterie, popolate da yak, animali simili alle mucche, aquile, conigli, orsi e lupi e le caratteristiche yurte, le tende mongole a forma circolare utilizzate come abitazioni mobili dalle popolazioni nomadi che mantengono vive antiche tradizioni. Le famiglie mongole sono accoglienti e amano offrire agli ospiti il loro liquore locale e regalare una hada, una sciarpa di seta come segno di benvenuto. Il pranzo diventa un momento importante da condividere con la tradizionale hot Pot o Pentola Mongola con cui si preparano due diversi brodi, uno piccante e uno salato contenenti una decina di spezie ciascuno e presentati su un fornellino a gelatina di alcool. Vengono servite carni di pecora, manzo o maiale servite crude e tagliate a fettine sottili da cuocere nel brodo. Oltre alla carne si possono bollire insalata, patate, gamberi, pesce, funghi e fino alle tagliatelle cinesi. La Mongolia è nota al mondo soprattutto per aver dato i natali a Temujin, più noto con il nome di Gengis Kahn, che significa “il signore degli oceani”, il condottiero che aveva “conquistato il mondo senza scendere mai da cavallo” e che espanse l’impero mongolo dal Mar della Cina al Mediterraneo. Considerato un eroe nazionale, viene ricordato con grandi celebrazioni, soprattutto nelle ricorrenze importanti come gli 800 anni dell’impero festeggiati nel 2006. Tanta inspiegabile devozione è riconosciuta a Gengis Khan per aver trasformato un popolo di nomadi e cacciatori in un esercito di guerrieri, un’opera di civilizzazione senza precedenti, che comprendeva i concetti di immunità diplomatica e libertà religiosa, banconote di carta e un sistema postale affidabile. Per conoscere meglio la vita di Gengis Kahn e le usanze e del popolo mongolo può essere utile il film del regista russo, Sergei Bodrov “Mongol”(2017). Una biografia di Gengis Kahn basata su autorevoli documenti storici dove si raccontano i drammatici e tormentati primi anni di Temujin, vero nome di Gengis Kahn, dalla sua difficile infanzia fino alla morte. Ne emerge un ritratto diverso che non lo dipinge più come eroe spietato, ma come un nobile condottiero impavido e visionario.  Nato nel 1162 dopo aver subito numerosi tentativi di essere ucciso lottò per vendicare la sua libertà e del suo popolo.  Nella città di Ordos fu costruito un mausoleo a lui dedicato composto da tre edifici che evocano le tradizionali yurte mongole nei tre colori tradizionali: blu che rappresenta il paradiso, il bianco il latte e il giallo la terra. In verità le spoglie del condottiero non sono mai state ritrovate, e non verranno mai alla luce, come da suo preciso desiderio.

Dopo che la Dinastia Yuan fu cacciata i Ming ricostruirono la Grande Muraglia Cinese dove si trova attualmente e la Mongolia Taoxi fu incorporata nella provincia del Gansu, una provincia della Cina che ingloba il corridoio di Hexi, la storica rotta della Via della seta. Nel Gansu, nella contea di Yongshou (provincia di Yongjing), si trovano le grotte buddhiste di Bingling SI, situate in una gola del Fiume Giallo dove le pareti sono alte circa 60 m.  e dove si trova la grande Diga di Liujia, costruita nel ’74 e ancora oggi una delle centrali. Nel Tempio Bingling le grotte artificiali e le sculture in pietra formano un tempio buddhista composto da 34 grotte e 149 nicchie, con 694 sculture e 82 statue di terracotta, Risparmiate al tempo dalla Rivoluzione Culturale  e oggi minacciate dalle piene del fiume, le grotte sono collegate da scale lignee, e disposte su quattro piani. Ma il punto di riferimento più imponente è la gigantesca statua di Maitreya seduto, il Buddha del Futuro, alta 27 metri.

Nella Contea di Xiahe della Prefettura di Gannan, vive la minoranza mussulmana Hui, con numerose moschee in forma di pagoda cinese con tanto di minareto  e gli Zang , di minoranza tibetana. In direzione sud-ovest si arriva al Monastero di Labrang, uno dei sei  monasteri tibetani più importante al di fuori della provincia del Tibet. Situato a quasi 3000 metri, ai bordi dell’altopiano tibetano, Xiahe ospita la più grande struttura buddhista dell’Amdo, seconda per importanza soltanto a quella di Lhasa, nella  capitale del Tibet storico. Il sito copre un’area di 822.667 mq. e comprende 6 stanze delle scritture, 84 sale per la meditazione, 30 Palazzi del Buddha, 31 edifici in stile tibetano, 6 accademie e un dormitorio da circa 1.000 camere per i monaci. Il Monastero Labrang vanta il corridoio delle ruote della preghiera più lungo al mondo, con più di 1,700 ruote di scritture. I cilindri esagonali in legno sono incavati con diverse scritture e modelli differenti a ogni lato, l’intero monastero è limitato dal corridoio che si estende per più di 3.5km. All’interno del monastero abitano 1800 monaci, di cui 150 donne, chiamati “cappelli gialli”, ma in passato erano 4000. Riservati, conducono una vita dedicata alla meditazione e allo studio, concentrati nell’apprendimento dell’essenza del Buddhismo. Nel monastero si può accedere a partire dai 7 anni e si segue un percorso di studio con diverse discipline. Occorrono 25 anni per completare gli studi di filosofia e 15 per la medicina. Gli studenti, per memorizzare i testi, devono stare 3 ore in piedi nel tempio e consumano il pasto solo una volta al giorno alle 11. In una sala del tempio sono esposte statue raffiguranti il Budda realizzate dagli stessi monaci utilizzando un composto a base di burro, farina e riso. È severamente vietato scattare foto sia ai monaci che all’interno della Pagoda Gongtang, perfino toccare o indicare le Statue Buddhiste. I monaci non amano essere fotografati a sorpresa ma se si chiede il permesso alcuni concedono volentieri qualche scatto.

Info: www.turismocinese.it

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